Infertilita inspiegata

Tutto inizia 4 anni  fa.. quando noi, io e il mio compagno credavamo che bastasse un rapporto libero per avere un figlio, ignari da cosa stavamo andando incontro. Passano mesi nulla. Dopo l anno primi controlli nulla tutto ok.. esami visite nulla. I medici “ma voi un figlio lo potete fare anche a casa”. Nulla di fatto e continuiamo con visite su visite. Visto che un figlio non arrivava e nn c erano problemi ci hanno indirizzato in un centro infertilita e anche li stessa diagnosi ma per aiuto proviamo con 4 iui. Negativo dopo negativo alla terza decidiamo di fermarci. Sembrava di perdere tempo. Un problema ci deve essere per forza. E se  come dicono una iui e poco piu di un rapporto naturale inutile continuare e cosi insieme ai dottori passiamo a fivet. Anche li.. nulla di fatto..  e ora siamo in lista per la successiva . Arrivera prima o poi me lo sento. Molti dicono non ci pensare che arriva. Piu ci pensi piu non arriva. Ma come si fa a non pensarci? A questa domanda nessuno sa rispondere.

30 gennaio 2007

Di bambini ne ho visti tanti in vita mia. Ma bello come te, mai. Giuro. Sei bellissimo. Sei un bambino, un maschietto. Me lo sentivo che saresti stato maschio, anche se so che adesso è troppo facile dirlo. Sei nato il 17 novembre del 2005, lo stesso giorno in cui tua mamma entrava in una clinica di Torino per sottoporsi a un intervento chirurgico che le ha negato la possibilità di poter concepire un figlio biologicamente. Eppure non ricordo più quel dolore. Nel cuore ho solo tanta gioia. In mano stringiamo una foto, tuo papà e io. Sei tu. hai una tutina gialla e blu, e gli occhi spaventati. Sei in piedi e probabilmente non hai nessuna voglia di farti fotografare. In una manina hai un biscotto, forse un cracker. Roby dice che stai mangiando una “bugia”, i dolcetti tipici di Carnevale, qui da noi, in Italia. Non provo neppure a convincerlo che in Cambogia non ci sono le “bugie”, mi sembra davvero convinto di quello che dice. Hai i piedini scalzi. Uno, due, tre, quattro, cinque. Uno, due, tre, quattro e cinque. Le dita dei piedi ci sono tutte. Sei bellissimo. Sei mio figlio. È incredibile come […]

Volevo la pancia, questa è la realtà

Chiunque abbia difficoltà di procreazione si è sentito dire a un certo punto “perché non adotti? Ci sono tanti bimbi abbandonati, almeno fai del bene”…è successo anche a me.Tralascio il fatto che tutta questa abbondanza di bambini è in realtà apparente, perché si aprirebbe un capitolo lunghissimo su affidabilità vs adottabilità, case famiglia eccetera. Tralascio anche il fatto che aborro profondamente la visione dell’adozione come di un atto di generosità, visto che per me è semmai l’incontro di due esigenze e non solo un modo di far del bene a qualcuno. Diversamente adotterebbero solo quelli che i bambini li possono avere e non gli infertili, che hanno bisogno anche di far del bene a se stessi oltre che a un piccolo. Credere di essere benefattori e avere per questo diritto a una riconoscenza eterna penso sia il miglior modo per veder fallito un progetto adottivo. Perché forse non tutti lo sanno, ma anche le adozioni falliscono. Capita. Non ho mai messo scuse in campo…ci vuole troppo tempo, ci vogliono troppi soldi, è un percorso troppo pesante. Nel mio iter pma ho speso tantissimo, ho visto volar via mesi e mesi, mi sono vista rivoltare come un calzino e […]

Chi siamo?

«Non credo che tu sia la persona in grado di guarirmi dalle ferite interiori; ma forse, in questa fase della mia vita, non ho tanto bisogno di un medico quanto di una persona che abbia una ferita simile alla mia». David Grossman Tutto ha avuto inizio con una storia,la mia. Maglia in cotone rosa, pagina bianca di word davanti agli occhi e mille parole in circolo che, dalla mente e dal cuore, si dirigevano, accalcandosi nello spazio angusto dei capillari, fino ai polpastrelli, vibranti e pulsanti nella danza sulla tastiera. Tac tac tac tac. Punto. Pausa di silenzio. E, dopo una manciata di istanti, ancora la melodia dei tasti premuti troppo in fretta, con passione veemente, come quando si accarezza il volto di un innamorato da cui si è stati separati per lungo, troppo tempo. Ricordo distintamente di quando mio marito, agli esordi della nostra relazione, trascorse, per esigenze professionali, due mesi e mezzo in Giordania, lontano da me. Ci rincontrammo in una stazione del sud Sardegna, illuminati dagli ultimi raggi del sole che cedeva al tramonto, e le nostre mani, avvolte attorno al viso dell’altro, parlavano, nel silenzio delle bocche, dell’euforia di un nuovo inizio. Conoscevo, dunque, quella […]

La mia esperienza a Madrid

La mia esperienza risale al 2014. Io e mio marito venivamo da anni di inutili speranze e da due tentativi falliti di fivet in Italia. Dopo l’ennesimo insuccesso, avevamo deciso di desistere; il percorso della procreazione assistita era stato lungo, snervante e deludente, sotto diversi punti di vista. A prescindere dalle difficoltà fisiche legate alle preparazione ormonali, era stato soprattutto l’aspetto psicologico quello più duro: eravamo sempre stati trattati con freddezza, come semplici numeri, lasciati soli a noi stessi, alle nostre paure e ai nostri dubbi e la sensazione che ogni tentativo aveva lasciato, da un punto di vista professionale, era stato di estrema “improvvisazione”. In fondo, però, soprattutto io volevo darmi un’ultima possibilità. Avevo deciso per l’estero, ma la scelta era infinita, soprattutto tra le cliniche spagnole. Ad un certo punto lessi, su internet che una di queste cliniche, sarebbe venuta a Roma di lì a poco per dare l’opportunità, a chi fosse interessato, di avere un colloquio di persona. Mi sembrò un segno. Sin da quella prima chiacchierata, cominciammo a sperare di nuovo. La dottoressa e la sua assistente, nonostante la nostra sfiducia e il nostro pessimismo, ci hanno fatto subito sentire capiti e supportati; sono […]

Reazioni

Quando si riceve e si prende coscienza di avere un problema di fertilità, le reazioni vostre, del partner e di chi vi sta vicino, come familiari e amici, possono essere diverse, soprattutto da come ve le aspettate.

“non c’è battito”

E’ successo anni fa, ma il ricordo è vivido come se fosse accaduto ieri. Era da un po’ che cercavamo di avere un figlio. Non tanto da contare i mesi, i giorni, i rapporti sessuali. Non tanto da sentire qualcosa rompersi dentro ogni volta che arrivava il ciclo, ma un po’. E poi guardi l’agenda e ti accorgi che hai un ritardo. E poi compri un test di gravidanza, e lo fai, e quello ti dice che sei incinta. E subito quasi non ci credi, ma poi reagisci, fissi un appuntamento dal ginecologo ma con calma. E passa qualche settimana, e inizi a googolare qualsiasi cosa, incessantemente. Ogni azione quotidiana diventa una ricerca su google: posso bere birra, posso mangiare questo e quell’altro, posso andare in bicicletta…Ma poi, pensi, le domande le farai tutte alla ginecologa. Nel frattempo inizi ad abituarti all’idea che ci sia qualcosa che vive e cresce dentro di te. Inizi a guardarti allo specchio in modo diverso, cercando cambiamenti anche minimi. Inizi a cercare nel tuo corpo sensazioni inedite che ti diano la prova del tuo essere incinta. Inizi a pensare al dopo, a come sarebbe essere madre, davvero. Il tuo compagno è al […]

Quelle lacrime al telefono con la reception dell’Ospedale…

La mia storia è in parte già iniziata, in parte ancora da scrivere. Così come la ricerca di un figlio non arriva nel momento in cui ci provi, ma nel momento in cui inizia dentro di te un desiderio inspiegabile, incontenibile, di costruire qualcosa, di donare la vita, di dare un senso alla tua e a quella del tuo compagno. Io e il mio compagno abbiamo iniziato a “cercare” di avere un figlio due anni e mezzo fa, un tempo che mi sembra passato così in fretta, un tempo che invece a volte mi sembra un secolo. Credo che ogni donna che abbia lo stesso enorme desiderio abbia provato la stessa enorme frustrazione, mese dopo mese, nel sentire quei maledetti sintomi e nel vedere quelle odiate macchie rosse. Un incubo che comincia a toglierti fiducia in te stessa e che senza rendertene conto condiziona la visione che hai di te come donna. Ma solo qualche giorno fa, mentre piangevo al telefono con una ignara quanto stupita operatrice della reception di un Ospedale, mi sono resa conto di quanta rabbia e frustrazione avessi accumulato e di quanto il tempo, cosa cui prima non facevo caso, mi sembrasse ora non bastare […]

Storia semiseria di un’aspirante mamma: PMA e diavolerie simili

Io faccio parte di quella categoria di donne che fa, sempre, e dico sempre, fila alla cassa sbagliata. Quindi, non mi sono stupita più di tanto quando, incolonnandomi idealmente nella fila “DONNE ASPIRANTI MAMMA” al momento di riscuotere la mia beneaugurale dose di fortuna, il Cassiere (rectius : destino, provvidenza, Dio, Buddha ecc. ecc) ha immotivatamente abbandonato il posto di lavoro. Nell’attesa estenuante che ne è seguita, ho setacciato gli anfratti internettiani per acquisire informazioni sul concepimento, sull’apparato riproduttivo, sulla trasformazione cellulare, sulla qualità ovocitaria ed embrionaria, tanto che meriterei una STANDING OVULATION per l’impegno. Ho studiato tutte le posizioni che avrebbero potuto migliorare la fecondazione (consiglio la posizione dell’aratro), l’andamento delle maree, le lune più feconde, l’influenza di altri pianeti e galassie limitrofe. Ho digitato su tutti i calcolatori automatici di internet, per individuare quali fossero i giorni più fertili (il mio preferito è www.periodofertile.it). Ho comprato stick canadesi (eh si anche gli stick hanno nazionalità) e poi, per esigenze di tasca, anche cinesi : uguali ai primi ma con un foglietto illustrativo più lungo. Ho comprato il costosissimo computer “persona” che promette di dirti, attraverso una serie di accattivanti faccine sorridenti, quali sono i giorni più […]

cinquanta per settanta

Il pc era poggiato sul ripiano della cucina. Non dovrei metterlo lì, finisce sempre per sporcarsi e non c’è come mouse pad marmellatato per compromettere la formattazione di un file excel. Ho fatto due giri su me stessa perché ogni novanta gradi di giro cambiavo idea, poi ho aperto la chat e ho scritto “non so se chiederti di accompagnarmi a fare st’ecografia”. Che io gli esami medici sono diciannove anni che vado a farli sempre rigorosamente da sola. Che magari poi sono nervosa e finiamo per litigare. Che mi sembra vagamente autocentrato, chiedergli di sostenermi in questa cosa mentre lui e il suo compagno neanche possono sperare di adottare. Che forse per chiederlo a qualcuno avrei dovuto chiederlo a mio marito Marco, non al mio amico Martino. Quando telegram mi notifica con il cling il suo “Se vuoi, volentieri” penso uno dei grazie più di cuore della storia e mando giù altre due valeriane. La scena dopo siamo nella sala d’aspetto del centro PMA, io faccio scorrere senza guardare il biancoblu di facebook sul telefono mentre Martino legge divertito le lettere di ringraziamento che accompagnano le foto dei neonati alle pareti. Quattro cornici a giorno cinquanta per […]