Storia semiseria di un’aspirante mamma: PMA e diavolerie simili

Io faccio parte di quella categoria di donne che fa, sempre, e dico sempre, fila alla cassa sbagliata. Quindi, non mi sono stupita più di tanto quando, incolonnandomi idealmente nella fila “DONNE ASPIRANTI MAMMA” al momento di riscuotere la mia beneaugurale dose di fortuna, il Cassiere (rectius : destino, provvidenza, Dio, Buddha ecc. ecc) ha immotivatamente abbandonato il posto di lavoro. Nell’attesa estenuante che ne è seguita, ho setacciato gli anfratti internettiani per acquisire informazioni sul concepimento, sull’apparato riproduttivo, sulla trasformazione cellulare, sulla qualità ovocitaria ed embrionaria, tanto che meriterei una STANDING OVULATION per l’impegno. Ho studiato tutte le posizioni che avrebbero potuto migliorare la fecondazione (consiglio la posizione dell’aratro), l’andamento delle maree, le lune più feconde, l’influenza di altri pianeti e galassie limitrofe. Ho digitato su tutti i calcolatori automatici di internet, per individuare quali fossero i giorni più fertili (il mio preferito è www.periodofertile.it). Ho comprato stick canadesi (eh si anche gli stick hanno nazionalità) e poi, per esigenze di tasca, anche cinesi : uguali ai primi ma con un foglietto illustrativo più lungo. Ho comprato il costosissimo computer “persona” che promette di dirti, attraverso una serie di accattivanti faccine sorridenti, quali sono i giorni più […]

cinquanta per settanta

Il pc era poggiato sul ripiano della cucina. Non dovrei metterlo lì, finisce sempre per sporcarsi e non c’è come mouse pad marmellatato per compromettere la formattazione di un file excel. Ho fatto due giri su me stessa perché ogni novanta gradi di giro cambiavo idea, poi ho aperto la chat e ho scritto “non so se chiederti di accompagnarmi a fare st’ecografia”. Che io gli esami medici sono diciannove anni che vado a farli sempre rigorosamente da sola. Che magari poi sono nervosa e finiamo per litigare. Che mi sembra vagamente autocentrato, chiedergli di sostenermi in questa cosa mentre lui e il suo compagno neanche possono sperare di adottare. Che forse per chiederlo a qualcuno avrei dovuto chiederlo a mio marito Marco, non al mio amico Martino. Quando telegram mi notifica con il cling il suo “Se vuoi, volentieri” penso uno dei grazie più di cuore della storia e mando giù altre due valeriane. La scena dopo siamo nella sala d’aspetto del centro PMA, io faccio scorrere senza guardare il biancoblu di facebook sul telefono mentre Martino legge divertito le lettere di ringraziamento che accompagnano le foto dei neonati alle pareti. Quattro cornici a giorno cinquanta per […]

Nessun ostacolo riuscirà a farmi arrendere

Quando ci siamo conosciuti entrambi avevamo avuto la sensazione ďi conoscerci da tempo tanto si era instaurato subito quel rapporto di unione e complicità delle coppie già mature… Abbiamo subito cercato un figlio poiché volevamo una famiglia tutta nostra e fantasticavamo su come saremmo stati come genitori e già mi immaginavo i nostri figli che giocavano dando voce alla nostra casa..dopo quasi un anno la ginecologa mi iniziò a fare degli esami per controllare se fosse tutto a posto e così seppi di avere la tuba destra compromessa, non pensavo sarebbe stato un problema ed abbiamo cercato di mirare il nostro amore tramite i monitoraggi ma ci sentivamo in gabboa non riuscendo a concludere niente..insieme non ci siamo arresi e abbiamo consultato un centro di PMA. Dopo un altro anno stando dietro a mille esami mi hanno fatto una laparoscopia ed hanno visto che purtroppo sono affetta da endometriosi e che una gravidanza sarebbe una fortuna averla. Non ci perdiamo d’animo e facciamo la prima FIVET, riponiamo in questa tecnica i nostri sogni e le nostre speranze ma invano..la cicogna tarda a fare la sua comparsa.. È un duro colpo da digerire per il mio compagno che ci […]

Sono Mamma grazie alla PMA

Per anni non sono riuscita a dire che ero mamma grazie alla PMA, mi vergognavo quasi fosse una colpa. Poi arriva il giorno dove fai pace con te stessa e ti perdoni. Ti perdoni per non esserti accettata così come sei. Ti perdoni perché hai avuto la fortuna di raggiungere il tuo più grande desiderio. Ti perdoni perché invecchiando cambiano i punti di vista. Ti perdoni perché hai capito che non è una colpa. Da sempre il mio unico desiderio era quello di avere una famiglia e dei figli, tanti figli. Volevo diventare mamma da giovane, volevo godermi con un po’ più di leggerezza e incoscienza la crescita dei bambini. Non avevo preso in considerazione la possibilità di non avere figli, di non trovare il compagno giusto, o qualsiasi altro impedimento, la cosa che da sempre per me era la più naturale e normale per ogni donna non poteva non accadere. Ma la vita non è mai andata da subito come immaginavo e allora dopo i primi mesi dove anche se un figlio non arriva è tutto normale, iniziarono le ansie, le preoccupazioni, e le paure per l’impossibilità di rimanere incinta. Prima di accettare l’evidenza e decidere se […]

Volevo diventare papà. Storia di un sogno e di una lotta d’amore

Come per magia, nei giorni successivi quasi tutte le nostre decennali paure sarebbero lentamente scomparse. La barriera della prudenza era crollata quasi definitivamente, e tutte quelle angosce con le quali avevamo imparato a convivere, quella difficoltà nel gestire contemporaneamente timori e speranze, quel pessimismo da autodifesa che avevamo imparato ad utilizzare come uno scudo per le nostre sofferenze, tutto questo era stato travolto da uno tsunami di gioia, di ottimismo, di positività. I miei piccoli problemi quotidiani scomparivano subito, come per magia, al solo pensiero di quelle immagini, che avevo come stampate nella testa e nel cuore: quel moto perpetuo, quella manina che si muoveva e sembrava volerci salutare, quelle braccine che si strofinavano gli occhi, appena accennati eppure già così espressivi. Sì, quel 25 marzo 2008 non ce lo saremmo mai dimenticati, per quanto il risultato finale fosse ancora lontano sei mesi.   Non sarebbe passato molto tempo prima che la realtà ci riportasse con i piedi per terra. Eravamo a metà della quattordicesima settimana, ed avevo appena finito di giocare a calcetto con gli amici, come facevo ogni martedì. Accesi il cellulare, e trovai una chiamata da casa. Richiamai subito. Rispose mia madre, che era scesa […]

Essere donna. Nascere madre – 2

La mattina seguente mi svegliai con la triste inquietudine di chi ha fatto un brutto sogno, ma il mio incubo non svaniva alle luci dell’alba, il mio “uomo nero” non spariva sgranando gli occhi. Tutto mi sembrava surreale, impalpabile e non riuscivo a smettere di pensare a come si fosse intrecciato questo particolare momento della mia vita, un tempismo da brivido, come se un genio maligno, un folletto dispettoso, si divertisse a mandare all’aria la mia vita nel momento esatto in cui ero pronta a compiere il primo importante passo verso di te, dopo inutili settimane di terapia; tutte quelle inutili lacrime, tutto quel turbolento e doloroso viaggio dell’anima per accettare e affrontare la tua assenza, tutto svanito in un secondo, tutto vano, perso. Bruciavo di rabbia e amarezza, poi Vittoria mi disse: “Tuo figlio è un eroe, si è sacrificato fino ad ora per te!” E se fosse realmente stato così? E se il mio bimbo non fosse stato altro che il mio angelo custode? Certamente, se non avessi cercato di raggiungerlo, i miei occhi non si sarebbero curati del mio collo, la mia mente non si sarebbe interrogata sulla mia tiroide, non avrei mai scoperto […]

Essere donna. Nascere madre – 1

… Continuai il protocollo come indicato dal medico, acido folico in compresse dal primo giorno del ciclo e gonadotropina sottocute dal secondo al quarto. Io che ho sempre avuto una paura ancestrale per gli aghi e le punture, non saprei dire quante volte, in questi mesi, abbia chiuso gli occhi per farmi “bucare”: adesso anche la mia pancia diventava un colabrodo. Ogni sera alla stessa ora, come un rito, lasciavo che Andrea si occupasse di me, di noi, e mi somministrasse il farmaco; in fondo, fare l’iniezione per lui era l’unico modo per partecipare attivamente a questa avventura o, forse, era l’unico modo per sentirmi meno sola: quel momento, quel fastidio, quella battaglia, così, diventava anche sua, ed io avevo meno paura. Al quinto giorno del ciclo feci il primo monitoraggio ecografico e il primo dosaggio di estradiolo post stimolazione: ero emozionata, non avevo idea di cosa mi aspettasse, continuavo a chiedermi come le mie ovaie avessero risposto a quei giorni di trattamento ed ero terrorizzata all’idea che mi dicessero: “Qui tutto tace!” o, al contrario: “Siamo in iperstimolazione, dobbiamo sospendere tutto.”  E la mia mente non riusciva a far altro che riportare alla luce le emozioni provate […]

Madri comunque

“Niente contiene più stereotipi del mondo della maternità. E ne hai la conferma quando diventi mamma. Tutti ti dicono che è la cosa più bella che potesse capitarti, ora sei una donna completa, felice, forte, devi comportarti così, cosà, cosù, cogiù. Come dicono loro.  Perché si fa così, da sempre. C’è chi questa nuova condizione la veste a pennello. E allora sì, tutto vero. Finalmente. Ma c’è anche chi, invece, lì dentro fa fatica a muoversi e si sente da subito inadeguata. Però fa finta di nulla, per non sembrare pazza, squilibrata, fuori dal gruppo. E allora, finge.  Fingi, perché avresti un modo tutto tuo di comportarti, con tuo figlio. Che senti dentro, da dove non sai, ma c’è, e ti parla.  Senti, che tipo di mamma sei, tu, anche se non è esattamente quello che dicono gli altri. E i loro consigli, le frasi fatte, il perbenismo imperante, oltre che starti stretto, ti dà fastidio.  Reciti, scegli una parte e segui il copione. Ti adegui.  Così sorridi, a chi da te si aspetta un sorriso.  Rispondi Bene, a chi ti chiede retoricamente Come va. Ringrazi chi regala l’ennesimo giochino al nuovo nato, e non porta un pensiero […]

Sta capitando proprio a me!

Tutti i cambiamenti mi spaventano. Ne fuggo. Li Rimando. A volte vorrei non avvenissero mai. Così mi sposo e all’inizio mi prendo quello che oggi considero un lusso, non avere figli. Un cambiamento alla volta, mi dico. Non sono pronta, mi dico. Voglio concedermi di pensarci bene e di decidere se lo voglio davvero. Un figlio non è uno scherzo e nemmeno un passaggio obbligato. E mentre io mi trastullo in tutte queste profondità evanescenti, arriva l’esame di mio marito e piomba su di me, sbarra con violenza la mia strada verso il desiderio di maternità e diventa il punto zero, quello da cui tutto è cominciato o finito e ricominciato. E così proviamo, riproviamo, speriamo, ci illudiamo, soffriamo, litighiamo, ci allontaniamo. Scopro che un figlio lo volevo davvero e che ero solo un pò preoccupata, e scopro anche che forse non potrò mai averlo. Scopro entrambe le cose contemporaneamente dentro di me. Pazzesco. Niente di più lacerante e contraddittorio. Ma la mia vita è tutta una contraddizione. Mi professo scoraggiata, ma spero profondamente e fortemente ogni mese che il miracolo (di questo si tratterebbe) avvenga. E piango ad ogni falso ritardo. E piango ad ogni annuncio di […]

La mia avventura più bella

Come la maggior parte della coppie anche io e mio marito, dopo qualche anno di convivenza, desideravamo un figlio e così, dopo il matrimonio, abbiamo inziato a provare a realizzare il nostro sogno. I primi mesi la gravidanza, o meglio, la mancata gravidanza, non era per noi un peso insopportabile, anche la ricerca del figlio non era ancora diventata una nostra ossessione, ma poi, i mesi passavano e non c’era mai nessun ritardo. Ci siamo confrontati e poi rivolti a degli specialisti, abbiamo fatto analisi, controlli, visite, code interminabili, abbiamo navigato su internet alla ricerca di risposte, abbiamo capito che la fecondazione assistita sarebbe stata la nostra nuova avventura. Inizialmente non l’abbiamo presa bene, inutile negarlo, ci vergognavamo quasi a parlarne, poi abbiamo capito che non c’era niente di male, niente di vergognoso, avevamo un problema (uno dei tanti) e come tutti i problami andava affrontato e, magari, risolto. Non è stato facile, mi sembrava di vedere ovunque donne incinte e neonati, carrozzine e tutine, probabilmente non era così, probabilmente camminando per strada è fisiologico incontrare una donna incinta o una donna con un neonato nella carrozzina, ma a me sembrava di vederle ovunque. Dopo tutti i […]