E tu quando lo fai un figlio?

Quando aprii gli occhi la notte era ancora presente, dalle tapparelle traspariva un leggero chiarore lunare. Sentii mio marito che russava sonoramente, invidiai la sua capacità di dormire nonostante tutto quello che ci stava accadendo. Mi voltai e fissai il mio sguardo sull’uomo che avevo accanto. Che cosa sarebbe accaduto se il nostro cammino fosse fallito? Per anni avevamo studiato e progettato il futuro senza crearci il minimo problema sulla nostra progenie. Era del tutto scontato avere dei figli, la legge di natura lo impone, perché avremmo dovuto pensare diversamente? Ora volevamo entrambi un figlio che non arrivava. M’invase una strana agitazione, capii solo dopo qualche minuto di cosa si trattasse: avevo paura. ———- «Ho avuto qualche difficoltà a… Insomma non ne voleva sapere di mettersi sull’attenti» disse con un filo di voce. «Così dopo aver tentato per dieci minuti pensando a tutte le belle donne che conosco, ho realizzato che forse avrei trovato un aiutino con il materiale messo a disposizione per gli uomini che come me si bloccano.» “Tutte le belle donne che conosco”. «Scusami amore, se quel cesso di tua moglie non è stata d’ispirazione.» Ero furiosa, all’improvviso i miei occhi s’infuocarono e, non appena […]

Proviamoci ancora

Il primo tentativo era fallito, è vero. Ma noi avevamo bisogno e voglia di guardare la parte positiva dell’insuccesso: eravamo arrivati ad un passo dalla vetta, ero rimasta incinta, quindi poteva ancora funzionare. Non eravamo poi così sbagliati. Sapevamo fin dall’inizio che non avremmo provato all’infinito, che non ci saremmo accaniti né contro noi stessi, né verso la vita e ciò che ci stava togliendo, o proponendo, in quel momento. Non so se si trattasse più di lucidità, o accettazione, o fatalismo o spirito di sopravvivenza. Credo che entrambi avessimo dentro di noi una buona dose di tutti questi fattori. Ma non potevo e non volevo tirarmi indietro. Qualunque fosse stato il risultato, per noi era importante averci provato fino in fondo, averci dato una possibilità concreta di avere quel figlio tanto desiderato. Avevamo bisogno di non coltivare alcun rimpianto. Così, affrontai il mio secondo tentativo di procreazione medicalmente assistita. Questa volta il successo fu addirittura maggiore: il numero di embrioni prodotti era superiore a quello della prima volta, avendo così la possibilità di ricorrere alla crioconservazione. Che brutta parola! Mi ha sempre spaventata e lasciata attonita: potevamo mettere in congelatore gli embrioni per poi utilizzarli in un […]

Si fa presto a dire madre

“[…] gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare.” Hannah Arendt, Vita Activa. La condizione umana. Non sono stata una bambina felice. Ricordo le mani premute forte sulle orecchie, per non sentire le urla, i litigi. Ricordo le botte, stralci di un’educazione antica che tramanda quanto si è ricevuto. Ricordo gli sforzi sinceri ma maldestri di farmi contenta, nonostante chi tentava di farlo la gioia non la conoscesse. Ricordo una conflittualità violenta nella trama degli affetti, la competizione che montava in cavalloni e finiva per appiattire ogni successo, grande o piccolo che fosse. Ho inseguito l’approvazione sempre dirottata di mia madre e di mio padre. Non ho amato mia sorella per anni, per il solo fatto di vedere in lei un metro di paragone, per la rivalità feroce che s’era instaurata davanti ai nostri genitori. Esistono modalità educative fallimentari, la maggior parte. E quasi tutte applicate con le migliori intenzioni. Ma tanto si può riparare crescendo. Si può imparare persino ad amare quanto si è detestato, a mettere a margine del piatto quel ricordo che ancora ci fa soffrire. Bisogna dare la colpa al contesto, all’età, a una serie di cose che da bambini non si sanno controllare. Anzi, cose che fino ad un certo grado […]

Essere una quasi-mamma PMA

Ero alla nona settimana, se non ricordo male, quando ho dato il permesso a mia mamma di dare l’annuncio a qualche conoscente stretto, e tra i primi c’è stata una sua vicina di casa. Sua figlia ha qualche anno più di me, non vorrei sbagliare ma credo che ne abbia almeno una quarantina, forse di più. So da anni che ha difficoltà a concepire, ma ragazze sapete benissimo anche voi che non sono cose di cui si chiacchiera fuori in giardino con in mano una tazza di thé. La madre ne aveva accennato a mia madre, dicendole qualcosa come “A. sta cercando di avere un bambino, ma non arriva”. E dev’essere il periodo in cui io e Maritino iniziavamo a sospettare fortemente che qualcosa non andasse, ricordo che mia mamma mi rassicurò sul fatto che non si era sbottonata. Poi ricordo che una mattina ho incontrato questa signora in Ospedale, credo fossi andata per il mio primissimo dosaggio ormonale, e in qualche modo mi ripeté che A. stava avendo delle difficoltà; io le chiesi se avessero fatto delle analisi e lei mi rispose di sì ma che era tutto nella norma. Credo sia stata la volta in cui più mi sono […]

Una luce in fondo al tunnel

mi sono sposata nel 2009, l’idea di avere un bambino c’era ma avevamo 28 anni e avevamo voglia di vivere prima di avere un figlio. I primi tre anni quindi ci dedichiamo a noi e ai viaggi e scorrono felicemente. Poi arriva la chiamata di colpo! Quella voglia di maternità arriva all’improvviso e comincia la ricerca. Una ricerca da subito mirata, lo volevamo e pensavamo che bastasse il desiderio per avere il nostro bimbo. E invece no! I mesi passano e non succede niente, passa il primo anno da quel San Valentino in cui avevamo romanticamente deciso di cominciare la ricerca e siamo ancora noi due e basta! Nel febbraio 2013 comincia la mia “carriera” nel mondo della pma. Si parte con i primi esami: tutto ok per entrambi, classificati “sine causa”. Due IUI fallite, altri esami e un valore non torna. A 32 anni ho una riserva ovarica paragonabile ad una donna di 42: classificata “scarsa riserva ovarica”. Passiamo alla fecondazione in vitro e nel giro di un anno e mezzo ci proviamo per ben 4 volte! Noi siamo determinati, vogliamo il nostro bimbo ma non basta e con noi la medicina fallisce miseramente. Due fecondazioni complete […]

Un dolore senza colore (infertilità, sogni, realtà)

Ami correre. Più di ogni altra cosa al mondo. E sei pure brava. Hai grandi potenzialità. Chissà, potresti diventare una grande maratoneta, un giorno. Hai intenzione di allenarti a fondo per riuscirci, perché questo è il sogno della tua vita. Un giorno sei coinvolta in un incidente, senza averne alcuna colpa. Entrambe le gambe ti vengono amputate. In un istante, la tua intera esistenza viene stravolta. I tuoi piani, annullati dal destino. Non puoi più correre. Non puoi più fare ciò ami di più. Non potrai mai realizzare il tuo sogno. Imprechi, ti chiedi “perché proprio a me?”, urli contro il cielo, ma non serve a niente. Non esiste risposta. I medici dicono che, grazie alle protesi, forse potrai tornare a correre, un giorno. Ma è una strada lunga e faticosa, che non sai se riuscirai mai a percorrere fino alla fine. Insomma, il sogno di vincere maratone ora è veramente lontano anni luce. Ti senti (sei!) mutilata, nell’anima ancor prima che nel corpo. Ti senti brutta, inutile, non vedi più un futuro.

Un bimbo che per cento lune è stato solo un’idea

La storia tutta, intesa come avevo concepito di raccontarla, non la posso donare poiché è un romanzo edito. Posso donarvi comunque – in una sorta di metanarrazione – la storia della storia. Mio figlio è stato solo un’idea per cento lune. Che, se fate i conti, fanno quasi otto anni. Otto anni come tante li hanno conosciuti, fatti di cortometraggi immaginari, odore di disinfettante, un’infertilità a cui non hanno mai saputo trovare un aggettivo, sale d’aspetto dall’aria viziata, vene pregiudicate, un aborto devastante, beta che erano sempre zerovirgola, scelte che arginavano il fato, corsi alle asl, corsi agli enti. E lacrime cacciate indietro, espressione celata delle stimmate del corpo e dell’anima. E poi è arrivata quell’estate. Quella di un paio di anni fa era rovente quanto quella di quest’anno. Ed eravamo sereni, finalmente. La disponibilità all’adozione era stata spedita da poco, e anche le parole che non avevo detto in tutti quegli anni, e che avevo messo su carta, erano state spedite a qualche editore selezionato. All’inizio del mese di agosto mi aveva contattato il direttore di Autodafé Edizioni di Milano, facendomi una proposta allettante per il mio “Cento Lune”, romanzo dal titolo provvisorio che è diventato definitivo. Dieci […]

Un momento di straripante magia

Potevamo soltanto aspettare. Che peso, l’attesa! Non potevamo aggrapparci a nulla, se non a quella telefonata. Nessun segnale fisico, nessuna indicazione nel documento che mi aveva rilasciato l’ospedale, nessuna statistica incoraggiante, nessuna esperienza che potesse darci qualche spiraglio. Niente. Dovevamo necessariamente imparare ad attendere. Ma quella telefonata arrivò, e fu meravigliosa: i miei pochi e sgangherati ovuli, uniti agli spermatozoi di mio marito, avevano prodotto tre embrioni di buona qualità. Potevo presentarmi in ospedale per il trasferimento in utero. Così feci, da sola. La procedura non richiedeva che la donna fosse accompagnata perché il trattamento era senza anestesia e indolore. “Io sono abituata a cavarmela da sola”, pensai, e condivisi con mio marito che avrebbe potuto risparmiarsi l’onere di un’altra lunga attesa. Quando mi presentai al solito posto, in ospedale, scoprii che tutte le altre donne presenti erano con i propri compagni. Iniziai ad interrogarmi sul senso di quella scelta. La mia, la loro. Ero più forte? O ero meno disposta ad aprirmi al supporto degli altri? Ero più pragmatica? O non avevo compreso il senso profondo di quel momento? Non ero ancora giunta ad una risposta definitiva quando accanto a me si sedette un’altra donna. Sembrava sola […]

5 Anni, qualche mese ed una manciata di giorni

Ho 30 anni, anno domini 2010 e una mattina mi sveglio con la consapevolezza di volere un figlio. Ne parlo con il mio compagno, che da un annetto non aspetta altro. Attende che io sia pronta come lo è lui. Quindi via…..ci godiamo la gioia della ricerca, l’aspettativa, il figurarsi il momento del test positivo….come dirglielo, quando, prendergli un regalino? I primi mesi passano tranquilli, ok che tutti gli altri restano incinta al primo colpo, ma siamo seri…le statistiche per la mia età parlano di circa 6 mesi. Sei mesi che passano inesorabili senza nemmeno un ritardo e allora, complice la visita di controllo dalla ginecologa, le chiedo consiglio e lei mi dice di portarmi avanti facendo qualche esame. Esami che sono perfetti. Come la mia ovulazione, come gli ormoni, il collo dell’utero, la pressione, la coagulazione e chi più ne ha più ne metta. Passano altri mesi, e il mondo intorno a me procrea. Amiche che postano ecografie sui social, amiche che non senti da mesi che ti chiamano per darti la buona novella, donne che ti dicono scocciate che loro non lo volevano ma sai com’è…è bastata giusto una volta senza preservativo e Bomba!!! Subito incinta. […]

Le ferite del corpo

«Mi metto seduta, preparo la siringa, mio marito mi guarda non sapendo cosa fare, osservo l’ago a lungo, mi fa paura infilarlo nel ventre. Mi dico: è solo un attimo, forza… – Mi sento sola – Perché tocca a me e non a lui? – Premo veloce il liquido, cerco di non pensare che gli ormoni fanno venire i tumori – Chissà quante ne dovrò fare ancora? Non sono così coraggiosa. – Ormai è andata, forza liquido fai il tuo dovere, verso i follicoli via… – In quel momento mi sento già mamma, perché una mamma dà tutto quello che ha per i suoi figli, ma la mia pancia è vuota e il mio bambino non c’è ancora», racconta Elisabetta. Intraprendere un percorso di fecondazione assistita significa per una donna affrontare prove molto difficili dal punto di vista personale: innanzitutto vuol dire spogliarsi dei propri vestiti e mostrare le parti intime del proprio corpo allo sguardo di molti. Gli accertamenti clinici, volti ad approfondire le cause mediche dell’infertilità, per la donna sono molteplici e a volte dolorosi. L’aspetto è tutt’altro che irrilevante per il valore che assume il vissuto del corpo nella sterilità. Il corpo che non genera […]