Una luce in fondo al tunnel

mi sono sposata nel 2009, l’idea di avere un bambino c’era ma avevamo 28 anni e avevamo voglia di vivere prima di avere un figlio. I primi tre anni quindi ci dedichiamo a noi e ai viaggi e scorrono felicemente. Poi arriva la chiamata di colpo! Quella voglia di maternità arriva all’improvviso e comincia la ricerca. Una ricerca da subito mirata, lo volevamo e pensavamo che bastasse il desiderio per avere il nostro bimbo. E invece no! I mesi passano e non succede niente, passa il primo anno da quel San Valentino in cui avevamo romanticamente deciso di cominciare la ricerca e siamo ancora noi due e basta! Nel febbraio 2013 comincia la mia “carriera” nel mondo della pma. Si parte con i primi esami: tutto ok per entrambi, classificati “sine causa”. Due IUI fallite, altri esami e un valore non torna. A 32 anni ho una riserva ovarica paragonabile ad una donna di 42: classificata “scarsa riserva ovarica”. Passiamo alla fecondazione in vitro e nel giro di un anno e mezzo ci proviamo per ben 4 volte! Noi siamo determinati, vogliamo il nostro bimbo ma non basta e con noi la medicina fallisce miseramente. Due fecondazioni complete […]

Un dolore senza colore (infertilità, sogni, realtà)

Ami correre. Più di ogni altra cosa al mondo. E sei pure brava. Hai grandi potenzialità. Chissà, potresti diventare una grande maratoneta, un giorno. Hai intenzione di allenarti a fondo per riuscirci, perché questo è il sogno della tua vita. Un giorno sei coinvolta in un incidente, senza averne alcuna colpa. Entrambe le gambe ti vengono amputate. In un istante, la tua intera esistenza viene stravolta. I tuoi piani, annullati dal destino. Non puoi più correre. Non puoi più fare ciò ami di più. Non potrai mai realizzare il tuo sogno. Imprechi, ti chiedi “perché proprio a me?”, urli contro il cielo, ma non serve a niente. Non esiste risposta. I medici dicono che, grazie alle protesi, forse potrai tornare a correre, un giorno. Ma è una strada lunga e faticosa, che non sai se riuscirai mai a percorrere fino alla fine. Insomma, il sogno di vincere maratone ora è veramente lontano anni luce. Ti senti (sei!) mutilata, nell’anima ancor prima che nel corpo. Ti senti brutta, inutile, non vedi più un futuro.

Un bimbo che per cento lune è stato solo un’idea

La storia tutta, intesa come avevo concepito di raccontarla, non la posso donare poiché è un romanzo edito. Posso donarvi comunque – in una sorta di metanarrazione – la storia della storia. Mio figlio è stato solo un’idea per cento lune. Che, se fate i conti, fanno quasi otto anni. Otto anni come tante li hanno conosciuti, fatti di cortometraggi immaginari, odore di disinfettante, un’infertilità a cui non hanno mai saputo trovare un aggettivo, sale d’aspetto dall’aria viziata, vene pregiudicate, un aborto devastante, beta che erano sempre zerovirgola, scelte che arginavano il fato, corsi alle asl, corsi agli enti. E lacrime cacciate indietro, espressione celata delle stimmate del corpo e dell’anima. E poi è arrivata quell’estate. Quella di un paio di anni fa era rovente quanto quella di quest’anno. Ed eravamo sereni, finalmente. La disponibilità all’adozione era stata spedita da poco, e anche le parole che non avevo detto in tutti quegli anni, e che avevo messo su carta, erano state spedite a qualche editore selezionato. All’inizio del mese di agosto mi aveva contattato il direttore di Autodafé Edizioni di Milano, facendomi una proposta allettante per il mio “Cento Lune”, romanzo dal titolo provvisorio che è diventato definitivo. Dieci […]

Un momento di straripante magia

Potevamo soltanto aspettare. Che peso, l’attesa! Non potevamo aggrapparci a nulla, se non a quella telefonata. Nessun segnale fisico, nessuna indicazione nel documento che mi aveva rilasciato l’ospedale, nessuna statistica incoraggiante, nessuna esperienza che potesse darci qualche spiraglio. Niente. Dovevamo necessariamente imparare ad attendere. Ma quella telefonata arrivò, e fu meravigliosa: i miei pochi e sgangherati ovuli, uniti agli spermatozoi di mio marito, avevano prodotto tre embrioni di buona qualità. Potevo presentarmi in ospedale per il trasferimento in utero. Così feci, da sola. La procedura non richiedeva che la donna fosse accompagnata perché il trattamento era senza anestesia e indolore. “Io sono abituata a cavarmela da sola”, pensai, e condivisi con mio marito che avrebbe potuto risparmiarsi l’onere di un’altra lunga attesa. Quando mi presentai al solito posto, in ospedale, scoprii che tutte le altre donne presenti erano con i propri compagni. Iniziai ad interrogarmi sul senso di quella scelta. La mia, la loro. Ero più forte? O ero meno disposta ad aprirmi al supporto degli altri? Ero più pragmatica? O non avevo compreso il senso profondo di quel momento? Non ero ancora giunta ad una risposta definitiva quando accanto a me si sedette un’altra donna. Sembrava sola […]

5 Anni, qualche mese ed una manciata di giorni

Ho 30 anni, anno domini 2010 e una mattina mi sveglio con la consapevolezza di volere un figlio. Ne parlo con il mio compagno, che da un annetto non aspetta altro. Attende che io sia pronta come lo è lui. Quindi via…..ci godiamo la gioia della ricerca, l’aspettativa, il figurarsi il momento del test positivo….come dirglielo, quando, prendergli un regalino? I primi mesi passano tranquilli, ok che tutti gli altri restano incinta al primo colpo, ma siamo seri…le statistiche per la mia età parlano di circa 6 mesi. Sei mesi che passano inesorabili senza nemmeno un ritardo e allora, complice la visita di controllo dalla ginecologa, le chiedo consiglio e lei mi dice di portarmi avanti facendo qualche esame. Esami che sono perfetti. Come la mia ovulazione, come gli ormoni, il collo dell’utero, la pressione, la coagulazione e chi più ne ha più ne metta. Passano altri mesi, e il mondo intorno a me procrea. Amiche che postano ecografie sui social, amiche che non senti da mesi che ti chiamano per darti la buona novella, donne che ti dicono scocciate che loro non lo volevano ma sai com’è…è bastata giusto una volta senza preservativo e Bomba!!! Subito incinta. […]

Le ferite del corpo

«Mi metto seduta, preparo la siringa, mio marito mi guarda non sapendo cosa fare, osservo l’ago a lungo, mi fa paura infilarlo nel ventre. Mi dico: è solo un attimo, forza… – Mi sento sola – Perché tocca a me e non a lui? – Premo veloce il liquido, cerco di non pensare che gli ormoni fanno venire i tumori – Chissà quante ne dovrò fare ancora? Non sono così coraggiosa. – Ormai è andata, forza liquido fai il tuo dovere, verso i follicoli via… – In quel momento mi sento già mamma, perché una mamma dà tutto quello che ha per i suoi figli, ma la mia pancia è vuota e il mio bambino non c’è ancora», racconta Elisabetta. Intraprendere un percorso di fecondazione assistita significa per una donna affrontare prove molto difficili dal punto di vista personale: innanzitutto vuol dire spogliarsi dei propri vestiti e mostrare le parti intime del proprio corpo allo sguardo di molti. Gli accertamenti clinici, volti ad approfondire le cause mediche dell’infertilità, per la donna sono molteplici e a volte dolorosi. L’aspetto è tutt’altro che irrilevante per il valore che assume il vissuto del corpo nella sterilità. Il corpo che non genera […]

DUE. ANNA

È l’11 aprile del 2015 e io oggi compio quarantuno anni. Alle ore 13,00 di questo giorno ho avuto in mano i risultati dell’esame bhcg del mio sangue, fatti questa mattina appena sveglia. La segretaria del centro di analisi sta chiudendo le pratiche della giornata, è sabato, probabilmente nel pomeriggio non riapriranno me c’è fretta di uscire al sole, perché oggi è il primo vero giorno di primavera. Ho richiesto i risultati on line ma qualcosa non ha funzionato e allora, siamo tornati per averli in mano, perché la carta certifica ancora meglio ciò che si attende da anni, e perchè c’è voglia di mostrare in giro un pezzo di carta, da incorniciare eventualmente. Noi, mio marito ed io, siamo seduti in attesa, mentre l’addetto delle pulizie ci spazza tutto intorno, probabilmente anche infastidito dalla nostra presenza lì a quell’ora. Hope, il terzo componente della famiglia, un jack russell di tre anni, esemplare atipico e molto presente nelle nostre vite emotive, osserva le nostre dita tamburellare sulle sedie di plastica e i piedi fare un movimento preciso, costante e sottilmente percettibile. La ragazza ci dice che sono pronti e sta stampando, ci viene incontro, si china su di […]

UNO. NICOLE

Stamattina alle 8,23 ero al mio appuntamento numero 4 dell’ambulatorio numero 3. In anticipo di 7 minuti. Davanti a me una porta con apertura anti-panico, e una porta allarmata da non aprire, che bisognerebbe parlare di questa scelta terminologica troppo probabilmente del Centro di Scienze della Natalità. Un corridoio marroncino chiaro, sedie troppo appiccicaticce da non poter stendere le gambe, come su un Ryan Air vicino all’ala di sinistra. Da qualche tempo i medici non chiamano più per nome, ma hanno ideato un sistema di cifre e iniziali. La privacy sembra il bozzolo di una farfalla, che ci protegge da cosa e chi non ho mica capito. A me piaceva tanto il mio nome chiamato da Paola. Lei lo dice così, con quel modo giusto per lei, mettendo un accento sbagliato: e legittima ore di pensieri in autostrada, di sogni tra l’ammorbidente e ti dà quel sale della speranza, che le cifre delegittimano in un solo soffio. Ma certe cose ai medici come gliele spieghi? La lei di fronte a me si allaccia un cinturino di silicone che mi sembra un braccialetto o un orologio, non sono sicura, ma non posso mica fissarla! Il colore della plastica è […]

Dedicato a chi non molla

Mi chiamo Cristina, a vent’anni mi è stata diagnostica l’endometriosi, una malattia cronica che può portare a gravi forme di invalidità e anche all’infertilità.  All’epoca ero troppo giovane per pensare di diventare mamma, ma lo ero anche per accettare l’idea che forse non lo sarei mai stata. Nonostante i numerosi interventi subiti e l’aver fatto da cavia a tante case farmaceutiche, l’endometriosi non mi ha mai abbandonato. Diventi donna, impari a convivere con il dolore, un po’ con i segni evidenti degli interventi subiti e anche con la mancanza di quei pezzettini di carne che ti vengono asportati di volta in volta… Quello con cui non riesci a convivere e ad accettare è la modalità con cui devi “gestire” la tua intera esistenza, il tuo quotidiano. Una vacanza,una cena con gli amici… perfino l’amore… Già, perché quando le amiche vivono con spensieratezza la loro sessualità, tu provi vergogna nel confidare anche a te stessa che fare l’amore non è proprio tra le cose che desideri di più. Difficile spiegare cosa provi, figuriamoci farlo comprendere a chi, da “fuori” ti vede come il ritratto della salute. Si, perché le donne affette da endometriosi sorridono molto più delle altre, sanno […]

Buona festa della mamma anche a chi sta lottando per diventarlo

Anche quest’anno contavo su un’estate tranquilla, senza alcol (!) e con un bel pancione E invece a volte, senza motivi precisi, il corpo non collabora a fare la cosa più naturale del mondo. E allora iniziano (per chi sceglie questa strada) i test, decine e decine di ecografie, infiniti prelievi del sangue e punture sulla pancia, alcune gravidanze finite troppo presto, un bel po’ di lacrime. Per mesi mi sono sentita sbagliata, sfigata e diversa da tutte le altre. Poi ho iniziato a parlarne e ho scoperto un mondo di coppie che condividono lo stesso dolore. Ma nessuno ne parla. Come se fosse una colpa, un difetto da nascondere o una debolezza di cui vergognarsi. Nessuno si diverte a parlare di cose così personali e così dolorose. Ma dobbiamo sapere che sono problemi COMUNI. Non siamo perfette e i problemi di infertilità non ci definiscono. Ma il modo in cui li gestiamo e cosa facciamo della nostra sofferenza possono fare la differenza, non solo per noi stesse ma per altre donne. Non voglio compassione ne’ incoraggiamento, strano a dirsi ma non mi sono mai sentita così forte in vita mia. Sfatare questo tabu’ e’ il mio modo per […]