Sperando nell ‘arcobaleno

Dopo 7 anni di matrimonio la casa e’ vuota troppo pulita , ci vuole un bimbo che lasci i suoi giochi sparsi ovunque . Purtroppo questa gioia dopo 5 anni di esami vari non vuole arrivare .I primi mesi il ciclo puntuale come un orologio svizzero ti ricorda che anche questo mese niente … sarà lo stress!!! Iniziamo i primi rapporti mirati , io ovulo il seme di mio marito va bene …. siete giovani non avete nessun problema !!!Continuiamo ad indagare mi sottopongono a isterosalpincografia la mia tuba destra e’ chiusa … un dolore allucinante provano a sturarmela sotto esame ma non ci riescono …. Iniziamo a pensare a una Iui ma prima di farla X accettarci che sia tutto ok mi fanno una laparoscopia  diagnostica , tutto ok … anche la mia tuba e’ aperta … Dopo i dovuti esame mi sottopongono a due Iui entrambi fallite … le forze vengono meno ma il desiderio di avere un figlio diventa sempre più forte devo provare con la Fivet . Un percorso tutto in salita costosissimo i risparmi di una vita messi in ballo ma dobbiamo provarci . E così dopo un ciclo di stimolazione un pick up di 9 ovociti di cui solo 3 sono arrivati a blasto mi impiantano 2 con la speranza di avere due Gemellini e congelarne uno …. lunedì avrò la beta la speranza si contrappone alla paura di un altro fallimento .Spero che dopo tanti sacrifici il mio sogno si avveri .Dopo tante tempeste voglio avere anche io il mio ARCOBALENO

Speranza in sospeso

Siamo sposati da 3 anni e già da 2 abbiamo iniziato la nostra ricerca verso la gioia vera,ma senza risultati! Abbiamo iniziato un po’ per gioco e con la convinzione che ci saremmo riusciti al primo tentativo,anche perché fin da adolescenti ci hanno inculcato queste informazioni:state attenti perché Rimani incinta subito! Beh sono passati due anni e ancora nulla! All’inizio non abbiamo dato peso all’attesa,poi sono sorti molti dubbi. Ho condiviso con mio marito le mie ansie e le mie paure..e così abbiamo iniziato a fare controlli più approfonditi. Tutto era nella norma e non c’era nulla che potesse far pensare che avremmo perso tutto questo tempo. E intanto non arrivava…ho comprato un sacco di test per l’ovun’azione,perché non conoscevo molto il mio corpo. Dagli stick siamo passati al computerino clearblue,ma nulla! Intanto tutti attorno a me,al primo tentativo subito ci riuscivano. Nel mio cuore ormai non c’era altro che tristezza! Tutti mi dicevano( e mi continuano a dire) quando meno ve l’aspettate,arriverà! Ma i mesi passano! Pure il mio corpo si prende gioco di me,con ritardi..ma alla fine il test è sempre negativo. Qualche mese fa abbiamo deciso di fare l’isterosalpingografia…tutto perfetto! E pure all’ospedale mi hanno detto:tranquilla che questa aumenta le possibilità i mesi successivi. Ma ancora nulla!! Non so più cosa pensare,siamo in attesa di questo momento..ma nel mio cuore ormai scoraggiato,so che non accadrà mai!

Al di la di tutto, godere di ogni singolo istante che la vita ci dona

Be quando ero adolescente pensavo che mi sarei sposata e avrei avuto dei figli … non avevo calcolato niente …ma nella mente di un adolescente fantasticavo, come tante, la mia vita futura …

Crescendo ho scoperto che il desiderio di mamma è qualcosa che a un certo punto nasce dentro di te.

A un certo punto decidi che ci vuoi provare, che è quello che desideri di più …

E così dai il via alle danze … e passano i mesi e ogni mese vedi rosso … e poi passa un anno e inizi a chiederti perché la cosa più naturale del mondo non stia accadendo …

Ti dici contraccettivi buttati per tutto questo tempo perché tanto non rimango incinta.

E intanto il mondo attorno a te si colora di pance e di bimbi …

C’è voluto tempo e fatica, psicologicamente approciarti alla pma non è facile … nessuno ti dice nulla, arrivi fai un consulto e ti dicono “dovremmo procedere con una icsi o con una fivet” … e tu sei ancora li che ti chiedi ma cosa vuol dire, cos’è questo  mondo, come ci sono finita dentro?

Ti parlano, di punture, di ormoni di orari a cui devi farle … e tu magari vorresti solo un sorriso e qualcuno che ti dica “andrà tutto bene” … anche se magari così non sarà …

E poi tanto tabù in giro, nessuno che ne parla, sembra che sei malata … e invece tu e il tuo amore vorreste solo un bambino…

Per fortuna incontri uno o due forum, e li incontri donne che hanno il tuo stesso problema, scopri che non sei sola, scopri che puoi confrontarti con qualcuno, conosci persone stupende che altrimenti non avresti mai conosciuto …

Inizi a scoprire, a capire… diventi quasi esperta di pma a forza di conoscere i dosaggi, le punture, i farmaci …

E poi ci provi, una, due … tante volte … c’è chi ci riesce subito, chi no … chi ancora ci prova …

Io sono stata fortunata, alla prima fivet ho avuto il mio miracolo … ed è stata gioia immensa …

Poi dopo un annetto  ci riprovi … dici “ci sono quelle che dopo la pma ce la fanno naturalmente” … e invece niente …

Quando ti svegli e come ogni giorno quello che vorresti è essere di nuovo mamma … poter avere di nuovo il pancione, poter provare di nuovo quelle sensazioni che solo una mamma può provare.

Ma intanto ti godi quel bimbo tanto sperato e tanto amato che c’è, che ogni mattina ti bacia e ti riempie il mondo di amore, che ogni giorno ti rende felice, la tua ragione di vita …

Però in fondo al tuo cuore ci vuoi riprovare, ci devi riprovare … e così via di nuovo con le punture, gli ormoni, i dosaggi … e niente alla quarta volta ti fermi … e dici stop

Ora mi godo il mio unico miracolo, mi spiace per lui che resterà solo, sto imparando ad accettare, sto imparando a godere ogni giorno di quel che ho, a essere felice per quel che ho… perché ho un miracolo che merita tutto il mio amore … perché io sono stata fortunata e non me lo devo dimenticare …

Il desiderio di un figlio che non arriva ti logora, ma non perdetevi la vita, l’amore nell’attesa … so che non è facile … ma godete veramente di ogni istante che la vita vi regala, e finchè ce la fate provateci, ma quando non ce la fate più cercate aiuto in chi vi possa sostenere ed aiutare ad accettare …

 

Tra Fede e scienza.

Mi sono sposata nel 2002, all’inizio volevo godermi un po il matrimonio ma non usavamo precauzioni pensavamo se arriva un bimbo bene, se no non fa nulla. Passato più di un anno senza rimanere incinta iniziamo pero ad avere dei dubbi e per levare lo scrupolo iniziamo a fare indagini. Sembrava tutto OK e così inizio a fare cure ormonali. Ma tutto tace. Passano circa 7 anni fra un medico e l’altro fino a quando mi viene diagnosticata una ciste endometriosica di 3 cm in ovaio sinistro con aderenze. Vengo operata, dopo un mese il primo test positivo ! Gioia alle stelle 😍 la felicità però dura poco più di 8 settimane in ecografia vedono che non c’è battito e mi fanno il raschiamento. Da li entro nel tunnel della depressione, attacchi di panico, ansia e quasi anoressia. Inizio a frequentare un gruppo di preghiera e da li trovo un po di conforto e coraggio a riprovarci ma passano altri 2 anni girando e cambiando ginecologi con la speranza di avere un figlio. Vado per fare l’ennesima visita e trovano l’utero chiuso. Faccio il test ed era positivo! Non riuscivo a crederci senza cure o altro finalmente ero di nuovo incinta. Ma il destino ancora una volta si era accanito e anche questo sogno finisce. Passano altri 3 anni sempre con crisi di panico e stufi di girare decidiamo di tentare l’ultima carta con la fecondazione assistita. Andiamo in un centro e iniziamo a fare esami e visite. Mi iniziano a dare le cure per stimolare l’ovulazione ma nelle ecografie non c’è nessuna ovulazione, si vede solo un altra ciste. Devo prendere una decisione a quel punto. Operarmi di nuovo oppure rimanere senza figli. Con coraggio e con la forza della fede mi hanno operata. Credevo di rimanere incinta senza fare la fivet, ed ho aspettato 3 mesi ma nulla. Iniziamo nuovamente l’iter per la stimolazione ma è troppo tardi. L’endometriosi con il tempo e gli interventi ha distrutto le mie ovaie. L’unico modo per avere in figlio adesso era fare ovodonazione. Li mi rifiuto. Preferisco adottare. Mio marito invece avrebbe fatto tutto ma davvero questo non me la sentivo di accontentarlo. Chiedo a mio marito un ultimo favore. Portarmi da Padre Pio a San. Giovanni rotondo. Arrivati alla tomba del santo inizio a piangere dietro di me un sacerdote mi disse: non pianga ! La sua preghiera è stata accolta e lei avrà un figlio! Io rimasi scioccata e gli chiesi chi era come faceva a saperlo…io non conoscevo lui e lui non conosceva me e la mia storia. Mi ha risposto che era frate Felice e che aveva letto nel mio cuore. Ero felice ma nello stesso tempo scettica. Con grande sorpresa il giorno dei miei 41 anni ottobre 2016 scopro di essere incinta! Il 14 giugno 2017 nasce la nostra bimba Vittoria dopo 14 anni di cure mediche e interventi. I miracoli accadono. Bisogna avere fede.

Sogno inespresso ,

Lo sapevo!ero fatta per il mondo,come il vento è non mi sarei fermata sulla prima  scogliera.Ero fatta di nebbia è di nuvole tempestose.Come voi,raccolti sulla spiaggia come tronchi di legno staccati da chissà quale albero.Avevate la pelle sciita,gli occhi a mandorla ed un sapore diverso:di riso al vapore,di spezie confuse in un vortice.

Ma si,eravate i miei figli!iI figli del mare in tempesta e del canto dei venti.

….e finalmente l’arcobaleno

L’ho sempre saputo, non so perchè, ma fin da ragazza ho sempre avuto il pensiero che avrei avuto problemi ad avere un bambino. A 20 anni quando andavo dal ginecologo per il controllo di routine…chiedevo: “ma potrò avere figli?” E il ginecologo rideva e rideva. Passano gli anni, mai nessun problema, mi innamoro e vado a vivere con il mio amore: dopo 2 anni di convivenza….è ora di aprire il cantiere …. passano 1, 2, 3 anni….sono arrivata a 33 anni forse forse è il caso di dare una controllatina più attenta…la diagnosi: infertilità inspiegata….sia io che mio marito (nel frattempo mi sposo per provare a puntare la nostra attenzione su altre faccende…..ti dicono tutti…tanto quando non ci pensi arriva…bah! Io a questa cosa non ci ho mai creduto) siamo distrutti…quindi? Iui?fivet?icsi? Che facciamo? Nel frattempo tutto il mondo va avanti ma tu non vivi più piuttosto galleggi….non riesci a prenotare un viaggio (meglio non spendere abbiamo tanti esami e visite ancora da fare..), non riesci a godere più di nulla, perchè la tua mente e pure il tuo corpo pensano sempre e solo a quello: non riuscirò mai ad avere un bimbo. E allora decidi: dai forza con questa PMA! E allora inizi…prima punturina….sei felice non vedi di l’ora di fare la seconda….perchè ti sembra di essere un passetto più vicina al tuo sogno….ma poi diventano tante e tante e inizi a sperare che nel frattempo l’amore fra te e tuo marito non vi abbandoni.. perchè adesso avete ben altro a cui pensare piuttosto che coltivare il vostro amore…

Ma continuiamo e finalmente primo pick up e primo transfer da icsi: subito primo positivo….che dire immaginabile e indescrivibile quello che abbiamo provato! Era l’11 luglio 2016, quella sera siamo usciti a festeggiare!!! Poi iniziano le beta, le prime ok, le seconde ok, le terze ancora nei limiti, le quarte mmh, le quinte peggio….aspetto impaziente la visita dalla mia dottoressa…che dopo 20 min di ecografia purtroppo ci dice che il nostro piccolino si è fermato a 2 mm, nessun cuoricino da ascoltare….01 agosto raschiamento. C’e poco da dire se non che ancora oggi mentre scrivo sto piangendo…

Ci prendiamo un mese di ferie e a settembre riproviamo…un altro positivo!!!! Cavolo stavolta andrà diversamente….si infatti il nostro puntino si ferma ancora prima….almeno mi risparmio un altro raschiamento!!!

Passa natale e decidiamo di riprovare a febbraio con gli ultimi 3 ovetti congelati….stavolta niente di niente!!!!

Continuano le cure, le analisi, gli esami…..ma che ci curiamo se non c’e nulla da curare?

Ripartiamo….20 maggio 2017 nuovo pick up….14 ovetti…..tanti….bombardata di medicine ma va benissimo così. Stavolta li fecondiamo tutti e subito…..otteniamo 6 blastocistine e le chiudiamo in cassaforte (criocomservate)….per il transfer non è il caso valori sballatissimi…

Passano 2 mesi e il 17 luglio 2017 facciamo il transfer di 3 ghiacciolini, il 10 agosto sento il suo cuoricino battere….il 03 aprile 2018 è nato il nostro arcobaleno…la nostra bellissima e preziosissima bimba….3.300 kg di amore puro, dopo una gravidanza da incubo….il terrore di perderla ci ha accompagnato dal primo istante e sinceramente non credo ci abbia mai abbandonato del tutto!

Passano i giorni, lei ha adesso 3 mesi, è uno spettacolo della natura…il ricordo degli anni passati, delle cure ma soprattutto del dolore provato è ancora vividissimo in noi…ma adesso alzo lo sguardo, la vedo dormire beata nella sua culla e mi dico: meno male che non mi sono arresa!

Non arrendetevi mai, insistete sempre finchè potete e finchè anche un piccolo pezzettino di voi stesse vi dice che dovete provarci ancora e ancora….avvolte l’arcobaleno arriva veramente!!!

Il mio piccolo angelo

Era il 19 febbraio. Un piccolo esserino stava crescendo dentro di me da 8 settimane. All’improvviso una fitta alla pancia, perdite che cerco di fermare con un farmaco. Il giorno dopo non migliorando la situazione, mi ricovero. Riposo assoluto, mi potevo alzare solo per andare in bagno. Ed è proprio lì che, facendo la pipì, ho perso il mio bambino. Un dolore che ancora mi strazia il cuore. Un dolore solo affievolito dalla nascita, esattamente un anno dopo, di un altro figlio. Ogni anno, nello stesso giorno, festeggio il compleanno di mio figlio, ricordando la perdita del mio piccolo angelo.

Ed è solo l’inizio…

Più di due anni fa correvo, come al mio solito, per le strade del mio quartiere, un quartiere nuovo pieno di bambini che giocano al parco e mamme col passeggino, e mi rendo conto che ho dentro un amore immenso da dare; voglio diventare mamma, prendermi cura di una vita, aiutarla a crescere e amarla con tutta me stessa. Lo dico al mio compagno, ci mettiamo un pò prima di essere entrambi convinti fino in fondo e intanto sento che il mio corpo e le mie ovaie lavorano a tutto spiano. Iniziamo a provarci, passano diversi mesi senza che nulla accada. Intanto il mio cervello inizia a lavorare, forse troppo…

Poco dopo ricevo una bellissima proposta di matrimonio così decidiamo di interrompere per qualche mese la ricerca di una gravidanza per dedicarci al progetto del matrimonio. Ci sposiamo l’1/10/16 ma già da agosto/settembre riapriamo le danze, fantasticando sul fatto che avremmo fatto il viaggio di nozze in 3. Purtroppo invece passano ancora mesi e mesi, io per distrarmi e allontanare da me il problema mi butto a capofitto nella corsa, da gennaio 2017 seguo programmi personalizzati, incremento i km settimanali e questo apre una voragine con mio marito che non capisce da che parte io stia andando; tutta questa corsa è controproducente e lontana da una gravidanza. Solo tempo dopo capisco che era solo un modo di scappare, di non affrontare davvero il problema per non immergermi nella sofferenza, quella vera, quella che dice che potrei non diventare mai mamma, il mio desiderio più grande. Continuo così fino all’estate 2017 decisa a tornare poi da una ginecologa per aiutarci a capire dov’è il problema. Ad ottobre la visita conferma le mie ovaie micropolicistiche, nonostante i cicli sembrino essere più o meno regolari (ma qualcosa nel mio corpo è cambiato, è come se si fosse bloccato, non sento più le ovaie lavorare durante l’ovulazione, non vedo più i chiari segni del muco fertile), e mi viene prescritto integratore di inositolo. Altri mesi e non succede niente, a gennaio nuovo appuntamento, mi viene detto che ho ovulato, e veniamo indirizzati c/o il centro della natalità dell’ospedale SF.

Inizia così il nostro percorso di PMA dopo più di un anno e mezzo di ricerca senza risultati (dopo essere stata operata di appendicite…non facciamoci mancare niente!). Tube pervie, spermiogramma del marito ok, utero a posto, esami nella norma; si decide quindi per 4 cicli di IUI per poi eventualmente passare al secondo livello. Il primo mese di stimolazione prosegue, sembro non rispondere ma poi le cose cambiano in fretta, l’ovaio destro da segni di vita e procediamo con la prima inseminazione. Siamo carichi di aspettative, la mia mente vaga tra belli e brutti pensieri, tra la convizione che basti un piccolo aiuto per rimanere incinta e la paura grande del futuro che non vada bene. In realtà sono bloccata, ho paura di tutto, mi freezo (che è poi il mio modo di affrontare i periodi in cui vado in pappa)…ieri faccio le prime beta, alle 14:00 arriva la telefonata che non porta buone notizie. Piango, mi sento svuotata e per la prima volta realizzo davvero che potrei e potremmo ritrovarci a vivere per sempre una vita così, a 2. Vedo l’immagine di me in spiaggia che conduco un bimbetto o una bimbetta verso il mare e realizzo che questo sogno potrebbe non avverarsi mai; una tristezza di sottofondo mi pervade. Torno a casa, piango con mio marito e poi usciamo a correre insieme come non facevo dal giorno della iui.

Oggi quella tristezza di fondo resta, attendo il ciclo per iniziare col secondo tentativo e mi rendo conto che è solo l’inizio…

5 anni

Sono passati 5 anni da quel terribile 14 febbraio del 2013. Doveva essere un giorno di festa, la festa degli innamorati, invece per me è stato il giorno in cui ho perso il mio bambino. Ero di 12 settimane. “Aborto interno” sono state le parole come pugnalate al cuore che ha pronunciato la dottoressa. Il giorno dopo ho fatto il raschiamento e ricordo che, in ospedale, mi fecero firmare una liberatoria prima dell’intervento. Ero sotto shock ma con gli occhi annebbiati dalle lacrime che scendevano incontrollabili e silenziose lessi, e ricordo ancora chiaramente solo tre parole “può causare sterilità”. Allora non lo sapevo, anche se ricordo che mi prese un senso di panico, come di premonizione, ma quelle parole mi avrebbero perseguitato per lungo tempo.

In questi 5 anni ho ipotecato la mia vita, l’ho messa in stand-by in attesa di una felicità che non è mai arrivata. Ho pregato fino a consumarmi il cuore. Ho fatto visite ed esami terribili che mai avrei creduto di poter sopportare, ho preso farmaci che hanno deformato il mio corpo, ho girato per studi ginecologici, ospedali, cercando il luminare di turno  che potesse dare una risposta al mio “perché?”, che potesse fare quel miracolo che Dio mi ha negato. Tutto inutile. Dopo tanto dolore, tante speranze infrante, tante umiliazioni, il responso, per me e mio marito è stato “infertilità sine causa”.

Tutti a dirmi che è la mia testa, che ci penso troppo, che devo rilassarmi …. Ma come si fa mi dico io?!!! Come fai a non pensarci quando è l’unica cosa che desideri più dell’aria che respiri?!! Quando qualunque gesto o parola ti riportano li?!

Mi sono trasformata in questi 5 anni, non riuscivo più a godere di tutto il bello che la vita mi ha comunque dato. Non ridevo più, non ero più felice da cosi tanto tempo che quasi non ricordavo il suono di una risata. Io che sono sempre stata una persona solare, mi sono trasformata in una persona cupa e ombrosa. Fuggivo da ogni donna incinta, da ogni neonato che vedevo … ed ero arrabbiata con il mondo intero.  Vivevo di speranze infrante e di sogni subito disillusi da ogni maledetto ciclo, che arrivava puntuale come un esattore delle tasse, quasi a farsi ulteriormente beffa di me!!
Mia madre che mi guardava attonita e mi diceva “non ti riconosco più, basta ti stai facendo solo del male!!”. Il rapporto con mio marito minato dal mio risentimento nei suoi confronti perché lui non provava lo stesso male che provavo io … perché per lui era tutto più facile, perché lui a differenza mia, continuava a vivere.
Un giorno la mia bambina che aveva più o meno quattro anni mi ha detto “mamma sei brutta … sei brutta perché hai sempre gli occhi tristi”…. Mi sono sentita morire! Ma nonostante tutto ho continuato animata da una perversa speranza, sempre più distrutta e dilaniata da ogni nuovo ciclo, da ogni nuova visita ginecologica, da ogni nuovo esame,  ma ostinata a non arrendermi convinta che alla fine chi la dura la vince.
E intanto gli anni passavano, la mia unica figlia cresceva ed io facevo da spettatore quasi passivo di ogni suo progresso …. felice si, ma non come avrei dovuto essere, sempre con quell’ombra nel cuore, con quel senso di fallimento e di colpa che sentivo proprio nei suoi confronti.

Poi un anno fa ho fatto un isteroscopia …. Avevo la convinzione che qualcosa fosse andato storto a seguito del raschiamento, visto che tutti gli altri esami andavano bene, e dovevo togliermi questo dubbio assillante. E’ stato uno dei giorni più brutti della mia vita. Mi sono sentita come una cavia, trattata come un oggetto, nuda, terrorizzata e inerme alla mercè di chiunque in quella maledetta sala operatoria. Mi sono resa conto che non ero una persona ma un numero, che a nessuno importava come io stessi o il terrore cieco che provavo. Ovviamente non c’era nessun danno causato dal raschiamento, solo un piccolo polipo che mi è stato asportato, ma da quel momento qualcosa è cambiato dentro di me.
Il ginecologo, come altri prima di lui, a quel punto mi ha proposto la iui, la fivet e non so che altro … ci ho pensato a lungo ed ho detto NO.

Ho mollato, mi sono arresa … avevo 40 anni ormai … “se Dio non mi ha voluto dare un altro figlio significa che non è nel mio destino” mi sono detta. Già mi sono appellata a quel Dio a cui quasi non credo più, che ironia eh!!
Ho guardato in faccia mio marito, ho abbracciato la mia stupenda bambina di ormai otto anni ed ho detto “basta così”.
Ho provato un immenso sollievo, è stato come rinascere, ed ho capito. Ho capito che non sempre la speranza è una buona cosa … perché delle volte ci si attacca con ostinazione a discapito di tutto. Ho capito che comunque nella vita c’è altro. Ma soprattutto ho capito che il tempo buttato via a piangersi addosso nessuno te lo ridà indietro. Ho perso cinque anni della mia vita, cinque anni in cui ho solo sperato e pianto, cinque anni in cui ho torturato il mio corpo, la mia mente, mio marito e mia figlia e tutti quelli che mi vogliono bene, spettatori impotenti del mio dolore…. in cerca di risposte che nessuno è riuscito a darmi.

Cosi ho deciso di mettere la parola fine a questa triste vicenda, ho lasciato che la vita, il destino o Dio scegliessero per me e di non voltarmi più indietro …. Ho deciso di godere di tutto il bene che comunque ho e di non sprecare più nemmeno un giorno. Lo devo alla mia bambina, a mio marito e a me stessa.

Nel mio cuore resterà sempre un vuoto, una cicatrice che non sparirà mai, ma spero con il tempo di imparare ad accettarlo come a dire “so che ci sei e ti accetto”….abbiamo preso un gattino che ha riempito uno spazietto di quell’immenso vuoto che mi porto dentro e mi sento serena come non mi sentivo più da troppo tempo …. credo di essere sulla buona strada.

5 Anni, qualche mese ed una manciata di giorni

Ho 30 anni, anno domini 2010 e una mattina mi sveglio con la consapevolezza di volere un figlio. Ne parlo con il mio compagno, che da un annetto non aspetta altro. Attende che io sia pronta come lo è lui. Quindi via…..ci godiamo la gioia della ricerca, l’aspettativa, il figurarsi il momento del test positivo….come dirglielo, quando, prendergli un regalino?

I primi mesi passano tranquilli, ok che tutti gli altri restano incinta al primo colpo, ma siamo seri…le statistiche per la mia età parlano di circa 6 mesi. Sei mesi che passano inesorabili senza nemmeno un ritardo e allora, complice la visita di controllo dalla ginecologa, le chiedo consiglio e lei mi dice di portarmi avanti facendo qualche esame. Esami che sono perfetti. Come la mia ovulazione, come gli ormoni, il collo dell’utero, la pressione, la coagulazione e chi più ne ha più ne metta.

Passano altri mesi, e il mondo intorno a me procrea. Amiche che postano ecografie sui social, amiche che non senti da mesi che ti chiamano per darti la buona novella, donne che ti dicono scocciate che loro non lo volevano ma sai com’è…è bastata giusto una volta senza preservativo e Bomba!!! Subito incinta.

Ed io ascolto, sorrido e qualcosa dentro di me, lentamente, si lacera. Discorso dopo discorso, parola dopo parola, qualcosa si strappa ed io non so come rimettere insieme i lembi.

Intanto, dopo che mi sento dare della nevrotica dal medico di base: “Dica a sua moglie di rilassarsi e vedrà che rimarrà incinta”, parole dette al mio compagno quando gli ho imposto di fare uno spermiogramma [nel 2010 in Italia ancora si pensa che tutto dipenda dalla capacità della donna di rilassarsi, quindi è sempre e solo colpa della psiche della donna. Non si concepisce che possano esserci dei problemi fisici. Andiamo bene. Pieno medioevo], continuo ad avere un meraviglioso, abbondante ciclo mensile. E comincio, disperata come sono, a convincermi che davvero sia un mio problema mentale.

Questo fino a quando il primo giugno del 2011 non abbiamo tra le mani il risultato dello spermiogramma, che evidenzia un numero elevato di spermatozoi ma non certo performanti e anche piuttosto malconci. Quindi non sono pazza ma abbiamo un problema da affrontare, qualcosa su cui lavorare ed investire le nostre energie. Energie che in realtà non credo di avere perché sono psicologicamente a pezzi e non so ancora che il peggio è dietro l’angolo ad aspettarmi.

Lasciamo passare un’altra estate fatta di annunci di gravidanze, sofferenza repressa, incomprensioni coniugali e riserbo per una situazione che non so ben comprendere io….figuriamoci spiegarla agli altri.

Da settembre 2011 in poi il mio corpo non mi appartiene più. Visite ginecologiche, esami del sangue, isterosalpingografia, fatta in pausa pranzo e poi di corsa al lavoro perché ho già preso millemila permessi e non posso tirare troppo la corda. Come al solito tutto ok. Tutto bene. Io sono a posto.
Il mio compagno si fa operare di varicocele, ma la situazione non cambia, quindi andiamo da uno dei migliori andrologi di Milano il quale ci dice che sì, ok che lo spermiogramma non è bellissimo ma che comunque sono giovane e, esami alla mano, avrei già dovuto ottenere la tanto agognata gravidanza.

Basta procrastinare, ci mettiamo in cura in un centro PMA pubblico abbastanza comodo sia da casa che dal lavoro….e giù nuovamente esami su esami, soldi che escono dalle nostre tasche e che vanno in tamponi e stick ovulatori. Lentamente divento un’esperta del settore. Riconosco la mia ovulazione con una precisione sconcertante, tanto che abbandono gli stick perché ormai superflui. Ovviamente il centro pubblico prevede un’attesa di circa 6 mesi prima di poter accedere alla IUI. Niente ICSI perché, come tutti mi ripetono, sono giovane e sana e gli spermatozoi se pur messi malino, dovrebbero permettere una gravidanza senza troppi problemi.

Le IUI saranno sette, tutte negative, tutte a seguito di una stimolazione ormonale fatta di punture sulla pancia, gonfiori, rabbia, frustrazione, rifiuto per me stessa e per il mio corpo che si rifiuta di adempiere al suo dovere biologico. Mi spengo, mi chiudo, creo un mondo privatissimo e ristrettissimo nel quale sto bene, una specie di giardino d’inverno nel quale mi rifugio sempre più spesso.

Se non fosse per una carissima amica e collega, anche lei alle prese con gli stessi problemi, ma determinata a non intraprendere il percorso PMA, probabilmente impazzirei.

Invece lei c’è sempre, mi ascolta, mi capisce, sopporta il mio crescente cinismo, le mie lacrime. E’ a tutti gli effetti la mano a cui mi appiglio per non crollare. Mi protegge dal mondo esterno, fa scudo, è quella che si può definire a tutti gli effetti, una vera amica.

Ed io scopro cosa sia la rabbia, sono perennemente arrabbiata con il mondo, con la gente, il sole, la luna, i fiorellini, sono arrabbiata prima di tutto con me stessa, con il mio compagno e con il destino. Non riesco a ragionare razionalmente. L’infertilità governa ogni attimo della mia vita.

Intanto gli anni passano, il rapporto con il mio compagno si logora sempre di più e a Giugno 2014 passiamo alla prima ICSI. Undici giorni dopo il transfer mi arriva il ciclo. Piango in ufficio, piango mentre faccio le beta, mi sembra di saper fare solo questo. Piangere e sminuirmi. Era una biochimica, ma mentre il ginecologo del centro pensa sia comunque un risultato da tenere presente, io lo vivo come l’ennesimo fallimento. Mi crogiolo nella disperazione perché penso che sia l’unico modo per poterla davvero superare.

Non ce la faccio più.

Voglio smettere, voglio tornare alla mia vita di prima, voglio essere lasciata in pace. Sono stufa di esami, tamponi, controlli, iniezioni, litigate, sofferenza. Basta. Non voglio più massacrarmi di farmaci ed esami quando non ho alcun problema, e sono stanca di sentirmi inadeguata.

Eppure il mio compagno insiste. “L’ultimo, facciamo almeno l’ultimo tentativo”. Non voglio ma spinta anche dai compagni di forum (mi sono iscritta ad un forum sull’infertilità che mi ha letteralmente salvata dalla disperazione più nera) decido di fare l’ultimo tentativo. Ed è la stessa cosa che dico risoluta al colloquio con il ginecologo del centro. “Non ce la faccio più, questa è l’ultima volta”. Il gine mi asseconda e mi propone di abbinare agli ovuli di progesterone usati nel post transfer precedente, anche iniezioni di progesterone e pastiglie di cortisone. Accetto scazzata come non mai.

Il giorno del transfer la biologa entra sorridente e mi dice che di ovuli solo due erano idonei ma che gli embrioni risultanti sono stupendi, estremamente vitali e con ottime probabilità di impiantarsi nel mio meraviglioso e sempre perfetto utero.

Dieci giorni dopo vado a fare le beta con il solito atteggiamento di sconfitta che ormai mi appartiene. Passo la giornata come uno zombie in attesa della sentenza di morte, ho i sintomi da preciclo e sono fermamente convinta che tutto sia perduto. Le mie colleghe che conoscono la situazione mi stanno vicino, cercano di distrarmi e attendono preoccupate il risultato. Alle 17 arriva il pdf del laboratorio analisi.

200.2

Apro e chiudo il documento una decina di volte, convinta di aver visto male. Poi scoppio a piangere, ma non un pianto silenzioso, uno di quelli a singhiozzo con tanto di spalle che tremano e versi disumani. Una mia collega accorre convinta del peggio, mi porta in una sala riunioni per consolarmi e quando le dico il valore mi abbraccia  e piange anche lei.

Con il mio compagno decidiamo di festeggiare in serata ed invece siamo così stravolti e provati dagli ultimi 5 anni che crolliamo sul divano alle nove, senza nemmeno la forza di condividere la nostra gioia.

Le seconde beta sono più che raddoppiate e alla prima eco si vedono due camere, una con embrione e battito, l’altra vuota. Il 24 dicembre corro al pronto soccorso per delle perdite (e nel viaggio perdo 10 anni di vita) e scopriamo che tutto va bene, a volte capita, e che gli embrioni sono due e stanno benissimo.

La gravidanza è durata 7 mesi (sì, i bambini sono nati prematuri, abbiamo fatto anche l’esperienza della TIN ma questa, è decisamente un’altra storia), sette mesi tutto sommato tranquilli, fatti di paure e gioie, di fame profonda, di scoperte e preoccupazioni, sempre la consapevolezza che nulla ti è dovuto e che sei stata fortunata, che sei stata scelta dal destino, che la gravidanza non è scontata e che va vissuta come grandissimo dono.

L’infertilità mi ha cambiata profondamente, mi ha fatto conoscere una parte di me che avrei preferito non incontrare mai e mi ha fatto capire che sono più forte di quello che credevo. Mi ha aperto gli occhi sulla gente che ho frequentato per anni, illuminandomi su quanto futili e vuoti fossero alcuni di loro. Ho imparato a discostarmi da ciò che mi fa soffrire e a crogiolarmi in quello che mi fa stare bene.

Ho tante ferite aperte che ancora non si sono rimarginate e che non so nemmeno se lo faranno mai, ma anche loro fanno parte di me, di quella che sono diventata, ed ho imparato ad accettarle con tenerezza, una tenerezza che non sapevo nemmeno di avere.