Non e’ mai troppo tardi

L’amore era arrivato tardi nella mia vita. E c’era stato pure un ripensamento. Io avevo capito che fosse LUI fin da subito, per lui non era stata la stessa cosa. Ma un anno dopo anche le idee del mio compagno si erano schiarite e la nostra relazione aveva preso il volo. Io avevo 44 anni, lui 49. In pochi mesi la nostra storia si era evoluta, dalla passione si era passati alla convivenza, e poco dopo, per caso, ci eravamo ritrovati a dirci “perche’ no?”sperando che non fosse troppo tardi. E quindi da subito avevamo cominciato a provare, a sperare che quel miracolo si avverasse, ma io sapevo che non sarebbe stato facile, se non addirittura che sarebbe stato impossibile riuscire ad avere un bambino. Dopo tre mesi eravamo dalla mia ginecologa, la quale, in considerazione della nostra eta’, ci consiglio’ di iniziare subito a fare le analisi, per me in primis lo studio della riserva ovarica per capire quali fossero le effettive possibilita’ di concepire. Dopo aver letto gli esiti degli esami, mi consiglio’ di rivolgermi ad una vera eminenza in materia, e cosi’ feci, aspettando pazientemente due mesi per quell’appuntamento in cui avrei capito se e quali possibilita’ ci fossero per la nostra coppia di crescere. Intanto rimbombavano nella mia mente le parole della dottoressa: “finche’ c’e’ ciclo, c’e’ speranza”. E ad ogni ciclo, nonostante la delusione, noi speravamo. In una fredda serata d’inverno, pero’ l’eminente dottore emise il suo verdetto: sterilita’ di primo grado, la mia riserva ovarica si era quasi del tutto esaurita. Lo disse con crudezza, quasi con cattiveria, condendo il tutto con un commento relativo al mio essere in sovrappeso, condizione che secondo lui non mi consentiva di poter affrontare nessun genere di gravidanza. Ma in realta’ soltanto pochi chili mi separavano dal mio peso forma, e sapevo che sarei stata in grado, se solo avessi avuto la motivazione, di perderli per mettermi nelle condizioni di creare la mia famiglia. Dopo esserci asciugati le lacrime a vicenda, il mio compagno ed io decidemmo che non era il caso di piangersi addosso, eravamo gia’ quasi fuori tempo massimo, e non potevamo permetterci di perderne altro. Ci rivolgemmo quindi ad una grossa struttura che aveva un centro per la fertilita’. Fissammo un appuntamento a pagamento, cosa che ci consenti’ di averlo in tempi brevissimi, e “bevemmo” avidamente tutte le indicazioni che ci vennero date. Insieme a quelle, una lista di esami da fare e la scoperta, per noi, di una nuova possibilita’ di procreare: l’ovodonazione. Ci diedero anche delle indicazioni di massima sulle strutture estere che la praticavano, dal momento che in Italia, a causa delle poche donatrici, i tempi di attesa erano lunghissimi e per noi ogni secondo era prezioso. Due mesi dopo avevamo completato tutti gli esami, io ero quasi rientrata nel mio peso forma e nel frattempo avevamo contattato un’organizzazione straniera che ci aveva messo in contatto con diverse cliniche che offrivano questa possibilita’. Riuscimmo a fare il primo colloquio in Italia, quindi trasmettemmo tutti i nostri esami e concordammo modalita’ e tempi del transfer. Poco prima di iniziare a fare le cure preparatorie, un ritardo importante ci fece sperare nell’atteso miracolo, ma ancora una volta il sogno si infranse al comparire dell’ormai amato-odiato ciclo mestruale. Poche settimane prima di partire iniziai a fare le cure, a prendere dosi massicce di ormoni, a preparare tutto il mio corpo ad una possibile gravidanza. Una bellissima e luminosa mattina d’estate arrivammo in una splendida location europea e li’ inizio’ la vera avventura. Gli spermatozoi del mio compagno avevano fecondato gli ovociti di un’anonima donatrice, e il mio corpo da li’ a poco avrebbe accolto quella promessa di vita. Ci consigliarono di impiantarne piu’ di uno, ma non piu’ di due, cosa che facemmo, informandoci anche delle percentuali di successo di questa operazione. C’era almeno una probabilita’ dell’80% che uno dei due embrioni andasse avanti, soltanto il 15-20% che andassero avanti tutti e due. Due settimane dopo feci il test. Ero incinta. Feci le analisi del sangue, le beta erano alle stelle. Con ogni probabilita’ entrambi gli embrioni avevano attecchito. Ero al settimo cielo. La felicita’ pero’ sarebbe stata interrotta da una brutta emorragia, il giorno prima della prima ecografia che avevo fissato. Ero sicura che fosse tutto finito, il mio compagno no. E per fortuna aveva ragione lui. In pronto soccorso feci quell’ecografia che avrei dovuto fare l’indomani e che confermo’ che c’erano due piccoli battiti dentro di me. Adesso dovevo fare la mia parte, stare a riposo e prendere dosi massicce di progesterone. Lo feci. Feci tutto. Presi tutto quello che c’era da prendere, mi privai di tutto quello che poteva  nuocermi, diventai una fortezza inespugnabile per quelle due creaturine che crescevano dentro di me. E poco piu’ di otto mesi dopo, con un cesareo eseguito da un’equipe eccellente, misi al mondo le MIE FIGLIE. Le nostre figlie. E ancora adesso, a distanza di mesi, non posso non commuovermi quando i loro sorrisi meravigliosi illuminano le mie giornate.

TUTTO GRAZIE AL DOTTORE VENALE

TUTTO GRAZIE AL DOTTORE VENALE

Un giorno, che doveva essere un giorno qualunque, accompagnai la mia fidanzata dall’ennesimo dottore, per l’ennesima visita ginecologica a causa di alcune infezioni che si verificavano frequentemente. Questa volta però scelsi quello che doveva essere uno dei migliori. Arrivati in questo magnifico studio in una delle vie più importanti di Napoli pensai subito di trovarmi nel posto giusto, il posto giusto per iniziare quello che è stato un vero e proprio incubo. Da premettere che io avevo 28 anni e la mia fidanzata 20. Ad un certo punto il dottore ci chiede se facciamo l’amore, da quanto e se usavamo il preservativo. A quel punto io gli dico di no e lui senza nemmeno pensarci due volte mi dice di fare entrambe delle analisi e io anche uno spermiogramma. Essendo caratterialmente un tipo molto ansioso iniziai a pensare l’impossibile. Tempo una settimana e avevo già tra le mani l’esame. Chiamo il dottore e vedendo che c’era già qualcosa che non andava volevo leggergli il tutto per telefono. Ovviamente mi disse che dovevo passare di persona, essendoci stato 7 giorni prima pagando ovviamente la visita (150€) pensai tra me e me “che bravo mi fa tornare, per leggermi le analisi di persona”

“Povero ragazzo” due parole che mi rimbombano ancora nella testa. “Povero ragazzo, ma hai preso qualche botta ai genitali da piccolo?”
In poche parole e con una freddezza disumana in presenza della mia fidanzata di 20 anni mi disse che la probabilità di diventare padre era pari a zero. Chiese alla mia ragazza (in mia presenza) se mi amava e se voleva dei bambini da me. La mia ragazza, che fino ad adesso la sto chiamando così solo per farvi rendere conto della situazione…la mia donna, l’amore della mia vita, immediatamente rispose di si e che avrebbe fatto di tutto e subito per avere un figlio da me.

Connubio perfetto: donna innamorata, uomo scioccato. Subito iniziò ad elencarmi i vari sistemi che voleva adottare, vari preventivi con tanto di prezzi ecc. 1000-5000-3000€ acconto, date. Non capii niente, a tal punto dal voler andare via dallo studio affranto, ovviamente alla porta la signorina che esclama “sono 150€”” non mancò nemmeno per quella situazione. Niente visita, nessuna diagnosi, mi disse soltanto quello che c’era scritto sullo spermiogramma: azoospermia severa. Non ci voleva lui o 150€ per capire che stavo rovinato.
Eh vabbè, scendo e inizio a metabolizzare la situazione. Non posso avere figli! E mo? Che senso ha la mia vita? Che senso ha la mia storia d’amore? Dovevo sposarmi. NO! Se non posso avere figli non ti sposo! Un vero e proprio disastro.
Inizio a farmi forza pensando che l’esame fosse sbagliato, perchè proprio a me?
Le attese erano infinite, 7 giorni sembravano un’eternità. La risposta al secondo spermiogramma mi fu consegnata da quello che per me è stato un vero e proprio angelo, il Dott. Lucio Improta del Fatebenefratelli di Napoli, che mi accolse nel suo studio, mi fece accomodare e mi spiegò che la situazione era quella che era ma che per prima cosa dovevo fare un’ecocolortoppler per vedere se avevo un varicocele.
In tutto questo io e la mia metà ci provavamo in tutti i modi, ma niente, la gravidanza non arrivava, non arrivava mai. Mi sentivo di impazzire. Abbiamo fatto almeno7/8 test di gravidanza, non aspettavamo manco il ciclo, una volta addirittura preso dalla collera dell’arrivo del ciclo le feci fare comunque il test. Ero totalmente andato, demoralizzato al massimo.
Intanto arriva la risposta dell’ecocolortoppler: varicocele 4 grado, a 28 anni significa che stai rovinato. Lo spermiogramma era di 4 milioni lenti brutti storti, niente di buono insomma.
Tornai dal Dott. Improta e non mi fece scoraggiare mi consigliò comunque di operarmi nonostante a 28 anni le probabilità erano inferiori.
Oggi mi sono deciso a scrivere queste righe perchè mia figlia ieri ha fatto un anno e ripensando a tutto quello che ho passato mi sembrava giusto dare una speranza a chi sta lottando dando una speranza a chi la sta perdendo.
Mi hanno operato al Cardarelli, dopo 6 mesi si avevano i primi risultati. 6 mesi e un giorno 44 milioni di spermatozoi mobilità giusta, tutto ripreso. 6 mesi e qualche giorno si cancellarono dalla mia mente le parole “povero ragazzo” e furono sostituite da “SONO INCINTA”

Tutto grazie a quel dottore venale.

L’alba

L’alba mi ha sempre fatto un certo effetto, è la magia di un nuovo giorno che nasce, è il confine tra la notte e il giorno, lo spazio di tempo in cui si possono concentrare tutti i  propri sogni e sentire che possono diventare reali  All’alba sono entrata in quella sala dalle pareti colorate e li il sogno è diventato realtà, lì quel lungo cammino di speranza, paure, dolori e gioia è arrivato alla sua meta. All’alba hai cominciato ha farti strada per venire finalmente a noi. E in quell’alba tutte le punture sulla pancia, le delusioni, il terrore di non arrivare mai alla fine, tutto quello che era stato notte in quell’alba è diventato giorno, sei diventata tu mia piccola guerriera dei ghiacci che hai sfidato il freddo di un congelatore e capiarbiamente ti sei legata a me e a questa vita. Custodiscila come un bene prezioso e inestimabile, perché la tua vita è stata fortemente voluta, oltre ogni delusione, ogni squarcio nel cuore, ogni stanchezza e pgni sconfitta. Sei la vittoria dopo una lunga battaglia, sei lo splendore del sole nelle nostre vite, sei il significato della lotta. Perché a volte la vittoria arriva.

UN SOGNO CHE FORSE TALE RIMARRA’…

Non saprei da dove iniziare a raccontare la mia storia…5 anni fa a 33 anni scopro di avere l’endometriosi, da lì sono seguiti 4 interventi con la perdita di entrambe le tube, maggior parte dell’ovaio sx e il ricorrere alla pma…Se mi avessero detto a cosa sarei andata incontro , se avessi avuto più informazioni forse ora non sarei qui senza sapere come muovermi…Ho fatto 4 percorsi di Pma, con beta sempre negative tranne una biochimica…Ora ho finito le possibilità di rivolgermi pubblicamente e mi è rimasta una blastociste congelata da prendere e mi sento di fronte ad un patibolo…non riesco a capire perchè io non riesco a mettere al mondo un’unica creatura, mi sento un mostro perchè tutti gli embrioni prodotti li ho uccisi e ora se voglio riprovare dovrò pagare, ma il problema non è tanto questo ma il dispiacere di vedere nello sguardo del mio compagno l’impotenza e il dispiacere di non poter avere un figlio…è difficile essere felice per chi resta incinta, per chi ha dei bambini, non sono una persona cattiva però mi chiedo perchè c’è gente che li butta via e a loro la possibilità viene data di mettere al mondo e a me no? scusate lo sfogo ma giusto ieri ho avuto il mio ennesimo negativo e proprio ci speravo..come tutte le volte…

Credere al destino!!!!

Essere madri è la cosa più bella per una donna ma sopratutto essere genitori aiuta a rafforzare l’unione e l’amore fra due persone!! La mia storia inizia così……Quando ci siamo sposati desideravamo entrambi formare una bella famiglia e dopo appena 3 mesi arriva la bella notizia!!!Eravamo felicissimi ma questa felicità si tramuto’ in tristezza perché ebbi il 1 aborto spontaneo….Tutti i miei familiari mi dissero di non preoccuparmi….e io speravo di riuscirci al più presto! Dopo breve tempo rimasi nuovamente incinta!!!!di nuovo gioia e felicità ma……2 aborto spontaneo….iniziamo a fare analisi di ogni tipo….visite e controlli…ma…. ancora per 5 volte altri 5 aborti spontanei negli anni….è inutile descrivervi le mie sensazioni di donna …mi sentivo inutile vuota incapace di dare un figlio a mio marito!!!e non vi dico quanti medici e soldi per arrivare a una diagnosi di sterilità secondaria ossia senza una causa specifica!!!mi faceva male ogni volta che andavo in ospedale per effettuare il raschiamento svegliarmi dall’anestesia e non avere accanto una parte di me da amare coccolare ma solo sofferenza e rassegnazione…odiavo le mamme che allattavano i loro neonati circondati da parenti e amici che facevano festa!!!ma poi dopo il 7 aborto io e mio marito decidemmo di intraprendere il cammino dell’adozione molto più difficile sul piano burocratico ma con la speranza di riuscire sa dare amore a un bimbo abbandonato!!!un percorso difficile e lungo per quante volte si viene interrogati e giudicati e soprattutto immaginare come sarà il bambino che potrà essere tuo figlio!!!e qui entra il destino!!!!!una bellissima giornata d’estate quando ormai gli anni passavano per la trafila lunghissima in campo adozioni ci giunge una chiamata dal giudice…di andare a prendere una bambina dopo aver fatto le dovute comparazioni!!!era una gioia immensa….e come per la nascita immagini come sarà il nascituro così immaginavamo come sarebbe stata la bambina….il colore dei suoi occhi dei suoi capelli ma sopratutto sapere che ogni bimbo adottato ha una sua storia personale disastrosa alle spalle!!!ora sono passati anni da quel giorno ma è una scelta che ripeterei tante volte ..certo con le sue difficoltà perché si va incontro a bambini che hanno il loro passato difficile da dimenticare ma con tanto amore che loro cercano veramente tanto ci si riesce alla grande e oggi siamo orgogliosi e felicissimi che nostra figlia sia diventata una ragazza sicura e intraprendente!!!!l’amore cambia tutto!!!!

Quando e quanto ci si sente soli…

La nostra storia è iniziata nel 2013 quando io e mio marito ci siamo sposati, avevamo avuto un fidanzamento lampo ma nonostante ciò il nostro amore è sempre stato importante per cui la ricerca di un figlio parte subito dopo il rientro dal viaggio di nozze…. Passano mesi ma puntuali arrivano le mestruazioni, decidiamo allora di chiedere aiuto. Il mio ginecologo di sempre dice che è tutto ok ma nulla, il tempo passa invano, intanto le amiche si sposano e restano incinte con un tocco di bacchetta magica! Decidiamo di rivolgerci ad un centro di pma… Il dottore, responsabile del centro stesso ci fa fare tantissimi esami dai quali scopro di avere endometriosi con cisti aderenzali(non vi sto  adire gli esami invasivi che ho dovuto fare, tanto purtroppo credo che li conosciate tutti o quasi) cmq l’unico rimedio è la laparoscopia per eliminare queste aderenze. Faccio questo intervento e il dottore mi dice:”SIGNORA PILLOLA O GRAVIDANZA?  DECIDA SUBITO PERCHÉ SI PUÒ AVERE UNA RECIDIVA! ovviamente gravidanza che però nn arriva… Intanto siamo arrivati al 2016…ci rivolgiamo ad un altro ginecologo:stimolazioni, rapporti mirati… Nulla! Prima fivet… Che ve lo dico a fare lo stress e la paura per tutto quel mondo di punture e ansia che x me era totalmente sconosciuto e che mai avrei pensato di dover affrontare… Tutto nella vita ma questa cosa qui proprio non era nei piani…. Si formano 2 blastocisti ma purtroppo non attecchiscono. Sconforto totale, ma si va avanti. Ricambio ginecologo, mi suggeriscono il migliore dalle mie parti… Dopo vari esami mi trova una severa endometrite x cui cortisone a gogò e dinuovo rapporti mirati che nn serviranno a  nulla… Il mio problema?! Ho girato tanti medici, tanti centri ma ad oggi ancora nn l’ho capito! Ho capito solo che siamo numeri, animali ai quali vengono spillati soldi, tanti, senza preoccuparsi minimamente di dare un supporto psicologico (se lo vuoi ti devi pagare anche quello!) Ma io nn mi arrendo!aprile 2018 ricomincio nuova stimolazione, si formano 3 blastocisti ma mi hanno mandata in iperstimolo x cui si congela tutto… Transfer rimandato a settembre perché non ovulo, l’iperstimolazione ha mandato in tilt il sistema mi dicono….settembre 2018 trasferiscono una blastocisti… Test negativo! Ora mi dicono che devo rifare l’isteroscopia! Prima no eh?! Ne dovevamo buttare un’altra di vita! Ne dovevo buttare altre di lacrime tanto la testa il cuore I sentimenti sono miei nn nostri…ma ancora una volta nonostante gli attacchi di panico, le lacrime sempre presenti devo essere forte e fare di tutto per andarmi a riprendere le altre due blastocisti che ho congelato…. Ora sono in attesa dell’isteroscopia e poi cambieremo “metodo” :non si lavorerà su ciclo spontaneo ma faremo altre stimolazioni… Proveremo anche questa sperando sia la strada giusta….

Ma quanta sofferenza in questi anni. Quante persone appena sposate che provavano da 4 5 mesi sono venute a piangere da me e che con un groppo alla gola ho dovuto consolare perché ritenevo amiche, ma poi sono sparite una volta rimaste incinte….

Quante volte mi sono dovuta sentir dire:”dai nn ti abbattere, non ci devi pensare! Una mia amica ci è riuscita quando non ci pensava più” avrei voluto spaccargli la faccia a suocera e gente che a malapena conoscevo e che voleva intrufolarsi nella mia vita!

Quante volte ho visto mio marito piangere perché per lui la famiglia significa avere figli! Con i figli la famiglia si completa… Questa è la frase che mi ripeteva!in buona fede perché mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai lasciata sola un secondo ma quanto era duro sentire sta frase…. Pensavo:”e se figli nn riuscirò a dartene che ne sarà di noi…”

Quante amicizie perse perché se eri imbottita di ormoni e rispondevi male loro nn capivano perché nn sapevano e pian piano si solo allontanati…

Quanta forza e quanto coraggio ci vuole per affrontare questo percorso! Sola! Sola! Perché anche se tuo marito ti è vicino non potrà mai sapere cosa si prova a sapere che ti è stato messo un embrione dentro e che tu hai portato anche solo x un minuto una vita in te…. Nemmeno lui che vive il mio stesso dramma può capire….

Il mio percorso è questo e vorrei dire che solo chi ci passa può comprenderlo! È un percorso duro, pieno di ostacoli, si cade spesso ma non si sa come e spinti da quale forza ci si rialza e si ricomincia a combattere più forti di prima! Mi auguro di poter stringere presto mio figlio o mia figlia o perché no entrambi i miei figli tra le mie braccia e auguro a tutte le coppie che stanno ancora combattendo di avere ta ta forza e tanto coraggio e ovviamente di coronare il loro sogno prima possibile!!!! Siamo forse le donne più deboli del mondo noi che affrontiamo una pma ma nello stesso tempo siamo le più tenaci forti e testare! In bocca al lupo a tutte!!!! Forzaaaaa guerriere!!! Ce la dobbiamo fare tutte!

PercorsoMaledettamenteArduo

Quante volte ho sentito questa frase “Ma si, sei giovane, basta che non ci pensi e arriverà!”. Che grande contraddizione…proprio perchè sono giovane non dovrei riuscire a procreare facilmente?

La nostra ricerca inizia così, con questo “consiglio” da parte di amici, vicini e soprattutto medici. Inizia nel 2013, quando ho 23 anni e il mio compagno 33. La ricerca di un figlio inizia in modo molto spensierato, entrambi convinti che in qualche mese il gioco fosse fatto. Mese dopo mese però iniziai a farmi domande, iniziarono le ricerche su internet. “Magari sto sbagliando qualcosa?” Conto i giorni, osservo il mio corpo, sento ogni piccola modifica del ciclo, quei dolorini da ovulazione, ma poi puntualmente arrivano i giorni dolorosi, ogni volta che la mestruazione tornava stavo male fisicamente e moralmente. Ho sempre sofferto tanto i dolori mestruali e spesso dovevo stare a letto il primo giorno. Dopo un anno di ricerca, per scrupolo feci un controllo e li iniziarono a cadere tutte le mie poche sicurezze. Cisti endometriosiche. Ok, niente paura, con l’operazione diedero una bella ripulita e potemmo ricominciare. Nel frattempo si accorsero anche di una malformazione: utero bicorne. Un altro piccolo ostacolo ad una potenziale gravidanza, ma tutto sommato il resto sembra essere a posto, mi dissero che forse è per questo motivo che ci sto mettendo più tempo del previsto. Dopo aver smaltito queste notizie la nostra ricerca riprende. Mentre i mesi passano, facendo le mie ricerche capitavo nei forum dove parlavano della PMA e tutte quelle donne mi facevano molta tristezza e tenerezza allo stesso tempo. Scoprivo nuovi termini, pick-up, transfer, PT, la cova, nomi di farmaci che man mano erano sempre più familiari. Mai avrei pensato di diventare una di loro. Di avere a che fare con le siringhe come un tossico, di avere le ore scandite da aghi e medicine, di aver male al sedere per colpa delle punture. Ma è stata una scelta obbligata. Dopo 4 anni di ricerca e di ripetute richieste ai ginecologi di fare qualche controllo tutti mi liquidavano dicendomi: “sei giovane, il ciclo è regolare, non serve fare nessun altro controllo”.

Nel 2017 abbiamo preso coraggio e siamo entrati nel mondo PMA. Finalmente già dal primo colloquio mi hanno prescritto tutti gli esami. Ho ricevuto 2 schiaffi in pieno viso da quegli esiti. Uno diceva che l’endometriosi era ancora li, in tutto il suo splendore, anche se almeno non si erano più formate delle cisti. L’altro diceva che la mia riserva ovarica è quasi a zero. Mi sono sentita vecchia dentro ed è iniziata la corsa contro il tempo.

Perchè tutte le donne della nostra compagnia sono più vecchie di me e fanno figli senza problemi? Perchè a noi no? Perchè io mi sentivo sempre più vuota nella pancia e nell’animo? Perchè? Perchè? Perchè? Mai così tanti perchè senza ricevere alcuna risposta…

A 27 anni ero nel corridoio assieme a donne di 40 anni o più, mi sentivo inappropriata. Ma al tempo stesso ero felice di aver preso in mano la situazione. Finalmente qualcuno si stava prendendo cura di noi e ci stava aiutando a realizzare il nostro desiderio.

Man mano che attorno a me spuntavano fiocchi rosa e azzurri io iniziavo le terapie ormonali per la  FIVET, nel marzo 2018. Le dosi da cavallo hanno fatto si che potessero prelevare 17 ovetti, tutti maturi. 10 congelati subito e degli altri solo 2 sono arrivati a blastocisti.  Intanto abbiamo 2 possibilità da poter sfruttare subito. Abbiamo tenuto congelato tutto per 3 mesi perchè dopo il pick-up gli ormoni sono impazziti e non ho potuto fare il transfer subito. Sono state 3 settimane devastanti a livello morale e psicologico. Smaltiti gli ormoni sono tornata alla carica e siamo andati a prenderci il nostro primo pinguino. Il 21 giugno 2018 è stato trasferito. Siamo arrivati ad 1 passo dalla vittoria. Due giorni prima delle beta ho fatto una cosa che credo non rifarò più: il test di gravidanza da supermercato. Quella domenica mattina il test era positivo. Una linea debole ma positiva a tutti gli effetti. Già iniziammo a fantasticare, finalmente dopo 5 anni qualcosa è successo. La felicità purtroppo è durata poco perchè le beta si sono rivelate positive, ma basse e infatti invece di salire sono scese. Penso ancora a quel piccolino che si era attaccato, ma forse per qualche problema genetico non ce l’ha fatta ad andare avanti. E’ stato un giorno nero, ero arrivata ad un passo dall’obiettivo, per poi essere subito scaraventata all’indietro. Penso che è stato meglio così, meglio perderlo subito. Ma è una magra consolazione. Nel frattempo sono diventata zia, zia alla seconda, ma ancora mamma alla zero.

Arriviamo a settembre 2018 e sono in preparazione per il secondo transfer. Sarà lui quello buono? Sono in uno stato di perenne agitazione e il transfer è il mio chiodo fisso. Ogni giorno guardo il calendario, pensando a quando dovrò iniziare quella pastiglia o quella puntura. Non sto affrontando la cosa con tranquillità. La PMA è la salvezza in molti casi, quando si arriva alla fine del percorso. Ma nel mentre la strada è tortuosa, fatta di curve in mezzo alla nebbia, che non ti fanno vedere quello che ti aspetta dopo e fatta di salite che non ti permettono di vedere la luce del sole e la vetta sembra non arrivare mai. Questa è la PMA, un gioco d’azzardo, una roulette russa dove punti tutto quello che hai: puoi vincere o perdere tutto. PMA: percorso maledettamente arduo direi. Per noi la storia non è ancora finita.

Auri

Sono qui e ti penso. Penso a te, Aurora, a questa mamma che forse non incontrerai mai, ai tuoi occhietti e al tuo sorriso che forse non avrò mai la fortuna di vedere. Però so che ci sei e che, da qualche parte, mi stai ascoltando.

E allora vorrei raccontarti la storia della tua mamma e del tuo papà, che dal Settembre 2015 ti stanno cercando. Ci abbiamo provato tante, ma tante volte sai? Dapprima come si fa quando tutto viene naturale,armandosi e basta…mamma ha buttato tanti test, ogni mese sperando che quella linea in più ci dicesse che c’ eri, che eri qui con noi. Poi, dopo visite, analisi e tutto quel che era possibile fare ( non sai quante cose Amore Mio!) , abbiamo deciso di cercarti un po’ più in là, fra dottori, tubicini e provette. Mamma, nel Giugno 2017, ha sentito qualcosa di diverso, anche solo per un attimo, ma poi è tornato tutto com’ era e in un momento tu forse, che non eri mai arrivata, hai voluto andare via.

Ora a Novembre ti cercheremo ancora, sperando tu voglia venire a trovarci per farci capire che l’Amore c’è. A dispetto dei no, dei non so, dei non si può, che forse spazzerai via in un momento.

Seduta qui, sul marciapiede della nostra casa, ti aspetto Piccola Mia, sono qui, fatti trovare.

Ti prometto che non ti lascerò mai andare, anche se resterai solo nella mia testa, lontano dagli occhi, ma vicino al mio cuore.

Ti Amo,

La Tua Mamma.

La seconda linea rossa

Io e mio marito D. ci siamo conosciuti nel 2008, ma ci siamo fidanzati solo un anno dopo.

Vivevamo in città diverse allora, separate di oltre 700km. Nel 2010, dopo un anno di relazione a distanza, mi trasferii nella sua stessa città, e solo pochi mesi dopo andammo a vivere insieme.
Non so come, ma sapevo dentro di me che era la persona giusta, quella con cui avrei voluto sposarmi e avere una famiglia. Nessuno mi ha mai amata come mi sa amare lui.
La nostra convivenza andò bene sin da subito, e nel 2013 decidemmo di sposarci, ma solo nel 2015 iniziammo a cercare un bambino.

Così come seppi da subito che D. era l’uomo della mia vita, allo stesso modo sentivo che avremmo avuto un bambino, ma che non sarebbe stato facile.
Iniziammo la ricerca ad agosto 2015, subito con stick e rapporti mirati. Avevo sempre avuto un ciclo regolare e avevo appena compiuto 28 anni, mi ritenevo molto fertile. Mio marito aveva solo sei anni più di me. Sulla carta avremmo dovuto restare incinti al primo sguardo. Fatto sta, che a dicembre io ancora non ero rimasta incinta, e il dubbio che qualcosa non andasse si iniziò a impossessare di me. Quella sensazione iniziale ora si era fatta molto pressante.
Da subito credetti di avere le tube chiuse. Avevo subìto due laparoscopie in passato, l’ultima poco dopo il nostro matrimonio, e temevo che queste operazioni mi avessero attaccato irrimediabilmente i tessuti interni. Mentre mi attivavo per cercare un ginecologo in zona e farmi prescrivere tutti gli esami del caso, tra cui la famigerata sonoisterosalpingografia (esame per verificare la pervietà delle tube) spedii mio marito a fare l’unico esame diagnostico che un uomo deve fare se un figlio tarda ad arrivare (non è proprio l’unico, ma di certo è il primo che si fa): lo spermiogramma.
Continuavo a credere che qualcosa che non andava doveva esserci ed ero certa che risiedesse in me, per cui ci colpii una doccia fredda quando arrivò il referto di quello che fu solo il primo di tanti esami a cui ci siamo poi sottoposti: oligoastenozoospermia. Un termine che non avevo mai sentito.
Feci una breve ricerca su internet e chiesi delucidazioni anche sul forum che frequentavo all’epoca e scoprii in meno di un’ora che voleva dire: D. aveva pochi spermatozoi lenti.
Davvero pochi per riuscire in  una fecondazione naturale.
Eppure, dopo aver parlato col mio ginecologo di allora, mi convinsi che avremmo potuto farcela in modo naturale. Di PMA non volevo sentirne parlare. Non ero pronta.
Seguirono diverse visite. Vedemmo un andrologo molto quotato in zona che prescrisse a D. un integratore che però si rivelò essere sbagliatissimo per mio marito, che dopo 4 mesi di cura- ad agosto 2016 – si ritrovò con un risultato peggiore di quello avuto a gennaio. Ormai era passato un anno di ricerca. Avevamo mirato ogni mese i rapporti e usato tantissimi integratori e medicine per migliorare la nostra fertilità, ma nulla era servito.
L’unica cosa che davvero ha migliorato i numeri di mio marito è stata la maca in polvere, che gli ho fatto prendere dopo il risultato disastroso dato dal genadis. Lo spermiogramma di gennaio 2017 rivelò “un’oligospermia dubbia”, quindi un miglioramento c’era stato, ma nonostante ciò decidemmo di intraprendere il percorso di fecondazione assistita presso la Zucchi di Monza.
Il dottor Br. mi era stato caldamente consigliato da più di una forumina che aveva realizzato il suo sogno di diventare mamma grazie a lui e alla Zucchi. Per cui a febbraio 2017 lo incontrammo per la prima volta.

Lì iniziai a vedere la luce in fondo al tunnel. Programmammo il nostro primo tentativo, una IVM (icsi con poca stimolazione) per aprile 2017. Feci solo 3 giorni di stimolazione con gonal f 150 e poi gonasi 10000 a 36 ore dal pick up.
Ricordo l’eccitazione e la gioia di quei giorni. Non vedevo l’ora di sapere quanti ovociti avrebbero trovato e quanti embrioni si sarebbero fecondati.
Prelevarono 3 ovociti, di cui 2 idonei che diventarono 2 embrioni, uno di classe A! Ero su di giri.
Trascorsi 12 giorni tra il pensiero di avercela fatta e il terrore di non avercela fatta. Ascoltavo ogni sintomo del mio corpo, ogni minimo dolore o alterazione dello status quo. Il giorno prima delle beta feci un test. Non potevo aspettare di fare l’analisi del sangue, dovevo sapere prima.
Un treno mi colpì quando lessi la scritta “non incinta”. Ci avevo davvero sperato. E ci sperai ancora un po’ fino al risultato definitivo delle beta del giorno dopo.
Piansi tra le braccia di mio marito tutta la delusione di quel negativo. Ma la tristezza durò pochi giorni lasciando poi spazio a nuova forza e determinazione.
Ero convinta che con una ICSI classica, e quindi con una stimolazione più lunga, avrei potuto sfruttare tutti i follicoli di cui le mie ovaie multifollicolari erano capaci.
All’ IVM vi erano 16 follicoli, ma solo 3 erano maturi abbastanza per contenere ovociti idonei. Ero certa che con una ICSI ne avremmo avuti molti di più.
Per fortuna il dottor Br. fu d’accordo con me e a giugno 2017 feci il secondo pick up, sapendo che avremmo dovuto fecondare e congelare tutto fino a settembre per evitare di andare in iperstimolo.

Al pick up 36 follicoli erano presenti nelle mie ovaie!! 9 follicoli furono prelevati. 6 solo erano idonei e si fecondarono tutti. Solo 3 arrivarono a blastocisti (embrioni in 5a giornata). 3 belle blasto mi attendevano congelate a Monza. Ci godemmo l’estate fino in fondo e a settembre attesi il ciclo con trepidazione per iniziare la preparazione al criotransfer.

Il 20 settembre 2017 ho fatto il transfer della prima blasto. Ho atteso altri 10 giorni di agonia, torturandomi sui se e sui ma. Ero fiduciosa, se possibile anche di più della prima volta, poichè ero persuasa dal potere di attecchimento maggiore delle blasto rispetto agli embrioni di 3 giorni.
Al trasfer la blasto era rimasta incastrata nel catetere da quanto era “pronta ad attaccarsi”. Mi hanno dovuto fare la procedura 2 volte. La biologa mi aveva detto per rassicurarmi “sono poi quelli che ci danno le belle notizie”… pensavo e ripensavo a quella frase.

Il 30 settembre mi sveglio presto, alle 7 del mattino. Sveglio mio marito e gli dico che sto per fare il test.
Lui va in cucina e mette su il caffè. Io vado in bagno e faccio pipì sullo stick. Rimetto il cappuccetto e lo lascio lì perchè non ho il coraggio di stare a fissarlo.

Vado in cucina da mio marito e lo abbraccio. Gli dico che non so come la prenderò se il test sarà negativo… che non so se avrò la forza di riprendermi così velocemente questa volta. Lui mi abbraccia e so che sarà lì per me in qualsiasi caso, come sempre. Sarà la mia forza lì dove io ne necessito.
Intanto suona il timer sul mio telefono. Tre minuti sono trascorsi.
Col cuore in gola, tenendoci per mano, andiamo in bagno. Guardo il test e lì la vedo, è apparsa: la seconda linea rossa. Quella che testimoniava che c’era una vita che cresceva dentro di me.

Il 14 giugno 2018, è nata la nostra piccola (veramente tanto piccola non era perchè è nata di 3,990kg) Vittoria, con parto cesareo dopo 36 ore di travaglio.
La nostra determinazione e la mia Fede sono state ripagate di questo dono bellissimo che tra 4 giorni compirà 3 mesi.
Essere genitori non è facile. E’ un lavoro duro ma è altrettanto pieno di gioie che trai anche solo dalle piccole cose. Quando vedo il sorriso di Vittoria, sento che tutto ciò per cui ho lottato e che ho vissuto nella vita ha un senso: mi ha portato a lei.

Cosmologia per un figlio

A 76 anni e 4 giorni, sono diventato di nuovo papà. Il 16 agosto del 2018, infatti, è nato Marcello grazie all’amore di mia moglie Sheila con i suoi 45 anni. Ci siamo sposati 12 anni fa e subito decidemmo di fare un figlio. Era un suo grande desiderio che ho subito accompagnato. Con il tempo, divenne chiaro che esistevano problemi fisiologici, per cui la scelta che si presentò fu di sperimentare la procreazione assistita. Iniziammo le ricerche che arrivarono a un punto decisivo: per motivi complessi, l’ovulo – pur fecondato – non rimaneva attaccato all’utero. La clinica privata a São Paulo ci coinvolse in diversi tentativi tutti falliti e divenne chiaro che dovevamo percorrere un’altra strada. Andammo a un centro specializzato a Valencia per la procreazione assistita. L’operazione ebbe successo.

Confesso che – immediatamente prima di questa scelta –  alcuni pesanti dubbi avevano reso incerta la mia decisione. Un conto avere un figlio a 64 anni e ben altro impegno dodici anni dopo. La fermezza nella scelta di Sheila sulla maternità convinsero i miei dubbi non senza conflitti risolti con appassionate discussioni.

Il dado – o meglio l’ovulo – è tratto.

La gestione della gravidanza fu all’inizio complicata. Mia moglie dovette stare molto a letto nei primi tre mesi; poi tutto si stabilizzò e per i successivi tre mesi potè vivere una vita normale. Infine, gli ultimi tre sono stati alquanto difficili. La scelta del Policlinico Umberto I fu determinata dall’eccellenza dell’ospedale nel reparto ostetricia. Così iniziammo a frequenare un corso pre-parto diretto da una ginecologa eccellente, la Dott.ssa P. C.

Eravamo una quarantina di persone in una grande sala spoglia, in maggioranza donne sole incinte, con qualche compagno e una coppia gay. Confesso che mi sentivo imbarazzato all’inizio: stare insieme a persone sui 20-30 anni ed essere osservato con curiosità dalla dottoressa mi fece diventare studente fuori corso – io che ho insegnato per più di 35 anni in quella stessa Università: La Sapienza.

Quando Marcello è nato, ho vissuto emozioni e riflessioni accelerate. Emozioni riflesse. Le mie scelte divennero chiare nell’osservare quell’esserino appena uscito dalla pancia di Sheila. La sua fragilità estrema si trasfigurò in una potenza vitale, la forza della vita che si affaccia al mondo con la meraviglia di una volontà inerme eppure desiderante.

Nelle mie ricerche su e con la cultura Bororo, in Mato Grosso, emerse la forza della cosmologia indigena difesa attraverso i rituali. Nel loro funerale, estrema esperienza drammatica come antropologo, la trasfigurazione del cranio della persona morta in un antenato totemico (un arara o pappagallo grande) veniva interrotta a metà dall’iniziazione della classe di adolescenti che avevano raggiunto la pubertà e avrebbero potuto procreare. La vita e la morte si rincorrono sospese nello spazio temporale del rito nel villaggio bororo di Meruri. La cosmologia che annuncia Marcello – ogni bimbo – afferma i valori dell’umanesimo che si basano sulla bellezza della vita in espansione. Essa  co-crea un movimento laicamente sacro che in qualche misura  transita oltre la scelta del genitori. O almeno della mia.

La differenza di età tra me e Sheila l’abbiamo vissuta – la viviamo – come una ricchezza che colloca entrambi su una condizione di piccoli mutamenti continui. L’amore non è statico. È come la vita: accetta e affronta le sfide che si trova di fronte per trasformarle nella profondità dei sentimenti. Sentimenti profondi che  non hanno limiti. L’amore transitivo deve scandagliare costantemente gli abissi che si spalancano di fronte improvvisi, per poi  innalzare gli sguardi. Dislocare i corpi… E quando arriva il momento drammatico della scelta – in quel momento si è soli. La solitudine di ogni decisione radicale si deve basare sui valori della propria visione del mondo. Riflettendo da solo, durante l’ultima richiesta di andare a Valencia, ho avuto un momento di indecisione. La domanda che mi aleggiava intorno era banale eppur decisiva: una domanda carnale ed esistenziale. Immaginare un figlio che nasce durante i miei settantasei anni significa sprofondare in calcoli grossolani: domandarsi che lo potrei accompagnare nella vita, nella sua vita, per un tempo incerto e comunque breve. Forse troppo breve. Di più. Nelle mie esperienze relative al mio primo figlio, Marco, ogni scelta educativa era basata sul gioco. Una pedagogia ludica condivisa.  Nuotare con lui che aveva  due anni. Fare la lotta. Giocare per ore all’Iliade, in cui Greci e Troiani si affrontavano sull’alea dei dadi e dei valori assegnati a ciascun eroe. Correre nelle pinete per acchiapparlo quando volevo o, meglio, quando voleva. Tutti giochi che implicavano una forza fisica, un benestare del corpo che risponde alle sollecitazioni impreviste delle competizioni solidali, facendole apparire tra uguali anche se chiaramente asimmetriche.  Bene: tutto questo sentivo che non sarebbe stato più possibile. Che il mio piacere paterno – più che il dovere –  sarebbe stato segnato da un limite breve. Un piacere a tempo.

Qui si è smosso il mio posizionamento. Il figlio è mio, certamente mio e di mia moglie, ma è simultaneamete anche e soprattutto “suo”, di se stesso, di Marcello, in un processo cosmologico dove la vita si espande al di là delle scelte individuali o condizioni storiche. Il figlio è mio e non solo mio. La sua vita possibile mi è parsa come il più grande regalo di amore che avrei potuto offrire a Sheila.