nessuno te lo dice

nessuno te lo dice.

nessuno ti dice che avere un figlio non e’ semplice, che non basta un rapporto sessuale e bum sei incinta. Tutti descrivono la ricerca di un figlio come un misto di gioia e spensieratezza, nessuno che ti dica la verita’, che bisogna avere rapporti anche quando non se ne ha tanta voglia, che si contano i giorni fertili che…spesso un figlio non arriva. E quando non arriva ci sono le persone intorno a te che sembra abbiano la pozione magica, la posizione perfetta per la gravidanza assicurata, il calendario maya/cinese/giapponese che ti dice come quando e perche’. Nessuno ti dice che esiste anche la possibilita’ di figli grazie alla pma. Nessuno ti dice niente della pma, perche’ la maggior parte della gente non sa niente, i genitori stessi si chiedono perche’ non vi rassegnate e lo adottate un bambino invece che ‘ostinarvi’ con questa pma. Nessuno ti dice niente, tantomeno quando ce ne sarebbe bisogno.

 

Il desiderio dietro il rimorso

La società ti condiziona e spesso a farlo sono le persone a te più vicine.

Era febbraio 2017 quando tra lo stupore e l’incredulitá scopro di essere incinta! Mancavano pochissimi mesi al mio matrimonio e non capivo bene cosa mi stesse succedendo.

La mia gioia però trova presto l’ostacolo dell’ostilitá dei miei genitori, per loro era un disonore sposare uba figlia incinta… fu così che le loro pressioni psicologiche mi spinsero a fare un’IVG.

Mi sposo, proviamo da subito ad avere un bambino….niente. Passa un mese, due…. siamo a 13 mesi e ancora niente. Oltre al dolore, provo rabbia e rimorso per quella maternità negata. A settembre iniziamo un percorso di coppia: non so cosa ci attende ma spero di poter presto leggere INCINTA su quel test!

Un arcobaleno di Gioia

Per me fino al 2011 diventare mamma era una cosa scontata.

io nel 2009 avevo voluto un figlio, l’ho chiesto una volta ed il mese dopo ero incinta….di due gemelli addirittura.

quindi per me la maternità era una cosa matematica, scontata. 

Fino al 2011 quando dopo essermi lsciata con il padre dei miei figli, incontro il mio amore più grande. Dopo poco decidiamo di avere un bambino, per coronare il nostro sogno d’amore.

il primo test positivo è stata una emozione indescrivibile per entrambi. Non vedevo l’ora di vedere il mio fagiolo sullo schermo nero.

Alla prima ecografia però, vedo la faccia del mio ginecologo scurirsi….e li ho capito che qualcosa non andava. Le parole sono state “biochimica” e altre cose che non ho capito. Sostanzialmente non si era formato nulla e potevo scegliere se aspettare il ciclo o fare un raschiamento. La prima parola nuova: biochimica.

La seconda: raschiamento

La terza: aborto.

Vabbhe, mi rincuora dicendo che capita a tante, è una cosa “normale”. Ci posso riprovare al prossimo ciclo.

Da quel momento sono rimasta incinta altre 10 volte.

Solo 2 sono riuscita a sentire il battito. A Massimo 10 settimane, ritorno della mestruazione, ancora aborto.

Aborto, aborto, aborto….

Dopo il terzo aborto abbiamo cominciato a fare tutte le indagini necessarie, il listone poliabortivita’.

Ad ogni esame pregavamo che si trovasse il problema, in modo che potessimo intervenire…invece nulla, sempre le solite parole “signori qui è tutto a posto”.

Fino a maggio 2015 quando scopro di essere incinta nuovamente.

Sinceramente ormai ci ridevamo sopra, facevamo scommesse sulla durata della gravidanza…non ci illudevamo. Forse avevamo sviluppato questo humor come autodifesa, perché tutti questi aborti ti devastano. 

Invece, contro ogni previsione la gravidanza va avanti. Arrivo a 12 settimane (miracolo) e ad un eco di controllo il mio ginecologo mi dice che finalmente posso cominciare a stare un po’ più serena.

A 13+4 vado in ospedale a fare la traslucenza nucale, felice e contenta con la speranza di riuscire a capire il sesso del mio bambino.

Invece la storia si ripete:

“C’è qualcosa che non va, plica nucale a 4, chiamate il primario”

Alla fine la diagnosi è stata peggio del solito “non c’è battito”.

IDROPE FETALE, incompatibile con la vita.

“Signora, col cuore in mano le dico che io fossi in lei abortirei domani”.

Il baratro totale.

In quel momento non capivo neanche la gravità, l’unica cosa che ho risposto è stata “ma è maschio o femmina”.

“È una bambina”.

La mia bambina. Era arrivata.

Dopo tanta sofferenza era arrivata. E loro mi dicono di abortire.

Inizia un calvario ancora più grande.

Mille domande, perché noi? Dopo tutto quello che già avevo passato…..

Alla fine tengo duro fino alle 22 settimane, girando ospedali in cerca di una speranza che non è mai arrivata.

Finché Noemi ci ha lasciato.

È nata il 9 luglio 2015 alle ore 00.05.

Non vi sto neanche a spiegare lo stato emotivo che avevo.

Ovviamente ovunque vedevo solo donne incinte.

In tv solo neonati.

Le persone attorno a me tutte incinte e prossime al parto…

Ci siamo affidati ad un genetista per ulteriori approfondimenti anche se L Idrope non era di origine genetica (non sapremo mai cosa sia realmente successo, nonostante la moltitudine di esami in utero e post mortem effettuati), finché, in preda allo sconforto più totale perché ormai erano finiti gli esami da fare, i medici e i genetisti ci hanno suggerito di ricorrere alla fecondazione con diagnosi pre impianto.

Io ormai ero il fantasma di una donna. Il mio bagno era pieno di test di ovulazione, i rapporti con mio marito erano mirati solo in determinati giorni.

E alla loro proposta io ho detto no. Non c’è la facevo moralmente ad affrontare stimolazioni, pick-up, monitoraggi etc etc.

Ho deciso di interrompere questa ricerca, ho deciso di guarire dalla malattia che me ne stavo facendo.

Abbiamo deciso di sposarci e io ho deciso di godermi i due bambini che fortunatamente già avevo. 

Nella disgrazia avevo capito che c’era tanto e tanti per cui vivere.

Finché a maggio 2016 scopro di essere incinta, di una gravidanza non cercata è capitata per caso.

Stranamente va tutto a posto, i medici non se lo spiegano….stranamente ogni eco è perfetta, normale, gravidanza fisiologica.

Finché il 31/1/17 con taglio cesareo è nato il mio arcobaleno, Gioia.

Nonostante tutto, il sole torna sempre.

Questa mia storia mi è servita a capire tante cose, a tramutare la disperazione in qualcosa di positivo, perché in ogni situazione si può sempre trarre la parte migliore.

Madre natura

Quando leggo sui social di mamme che si lamentano perché non dormono, perché il bambino si e’ ammalato il giorno prima di andare in ferie, perché il bambino di qua e di la’…io penso che pagherei per non dormire. Pagherei per dare la tachipirina a mio figlio e coccolarlo mentre ha il moccolo il 10 agosto. Quando scrivo a una mia amica che “sa di me” vorrei una parola di speranza…non ricevere in risposta un book fotografico del suo pargolo. Quando un’altra mia amica partorisce…ormai so che e’ persa, che entra nel mondo delle mamme dove non c’è spazio per una infertile come me. Una, così brava da sfornare due gemelli al primo rapporto mirato, mi ha detto che se i bambini non arrivano e’ perché la natura ha deciso così e che ricorrere alla pma e’ una forzatura. Ho sentito altri dire che le mamme pma sono inadeguate perché non dovevano diventare mamme. Forse dovrei rivedere il concetto di “amica”. E selezionare le mie frequentazioni. Io penso che i bambini pma siano così desiderati, sognati, amati prima ancora di esistere…e che le loro mamme siano delle toste, perché solo una tosta può affrontare il percorso. Reggere l’ansia di ogni scadenza e attesa, degli esami invasivi, delle beta, delle visite. Accettare di affidare il suo corpo, la sua vagina, i segreti della sua intimità ad altri.
Io un positivo non l’ho mai visto.
Io che credevo sarei restata incinta subito, come si e’ sempre vantata mia madre.
Ho deciso di cercare un bambino dopo un tirocinio, in cui ho incontrato un sacco di mamme pma. Giovani. Anche più di me. Io ho deciso…il mio compagno era d’accordo…ma evidentemente non lo era davvero perché per quasi un anno si è bloccato durante i rapporti. Niente, non collaborante. Io non so come fanno i vostri partner e mariti, ma per il mio l’inizio del sesso finalizzato alla procreazione e’ stato l’inizio della fine. Poi un giorno d’estate si e’ svegliato, evviva. Il primo mese… un giorno di ritardo, zero spotting premestruo consueto . Non credevo sarebbe stato così facile. Facciamo un test sicuri del positivo…ma la seconda lineetta non si vede in nessuna delle decine di angolazioni testate. Il giorno dopo arrivano puntuali. Attendo solo un altro mese prima di far accertamenti…perché mi puzzava qualcosa e in fondo era già passato un anno anche se non consumato. E così scopro di avere una malformazione uterina. Che devo smettere di cercare senno’ abortirei. Un medico mi dice di  continuare a provare comunque…”al massimo abortisci”. Al massimo abortisci??? Ma tu uomo che ragioni col pene sai cosa significa? Hai qualche connessione encefalica attiva? E sei pure medico!!!
Passa un altro anno. Un anno di ecografie, isteroscopie, salpingografia, interventi chirurgici…tentativi di ripresa dei rapporti mirati con fallimento penieno e relativa demoralizzazione della sottoscritta…malformata e pure non più desiderata…E quando ora finalmente dovrebbe essere tutto sistemato , viene fuori che le sfortune non vengono mai sole e i soldatini del mio partner sono pochi e malmessi (oltre a far fatica a uscire). Ora inizia la trafila di esami per lui. E la pma sarà l’unica strada. Lì dove facevo tirocinio…dove non avrei voluto mai capitare, mi dicevo, quasi me lo sentissi.
E egoisticamente quando ho scoperto che forse il problema non ero io ma lui…e’ stato quasi un sollievo. Un capro espiatorio. Uno scaricabarile. Ma in fondo poi la pma la devo fare io. Gli ormoni, le punture, le gambe aperte in sala operatoria, ancora…
Forse ha ragione la mia “amica”. Forse la natura per me, per noi, ha deciso così. Che sarei una madre inadeguata, ed è meglio madre non lo diventi.

Un sogno interrotto

Ho sempre voluto essere mamma. E quando abbiamo iniziato a provarci,credevo che da lì a poco sarei rimasta incinta e invece passarono giorni,mesi e anni. Dopo circa 2 anni finalmente rimango incinta,quel piccolo fagiolino era dentro di me. Tutto procedeva bene,la prima visita era andata perfettamente e anche se la nausea era sempre presente,la mia felicità era alle stelle. Un pomeriggio mi recai in ospedale,avevo la seconda ecografia e non vedevo l’ora di rivedere il mio bambino. È stato un attimo,il viso dispiaciuto della dottoressa e quelle parole che non dimenticherò mai:” Mi dispiace,non c’è battito.” In un secondo tutti i tuoi sogni sono crollati e forse anche il tuo cuore smette di battere insieme a quello di tuo figlio, un figlio che non vedrai mai. Dopo 3 mesi il dolore è sempre presente,credo che non andrà mai via…ma la speranza di raggiungere quel sogno non mi abbandonerà mai e prima o poi ci riuscirò.

Forse

Credo di averlo scritto sul mio diario segreto tanti anni fa che mi sarebbe piaciuto diventare mamma. Avevo circa 20 anni…probabilmente adesso le ragazze a vent’anni non hanno questi pensieri, ma ne sono passati 15 e con loro tante cose che hanno cambiato tutto. Anche me.

Eppure due anni anni dopo eccolo avverato il mio sogno, dopo 20 giorni di matrimonio quelle due linee mi fanno incrociare gli occhi, incredula nel bagno di casa, cado per terra con il test in mano, la faccia rigata di lacrime e un solo pensiero in testa: NON ADESSO!

La stessa cosa che esclama mio marito (ormai ex), che mi fa capire subito che io, in quella situazione, sarei rimasta sola. Completamente.

In quel momento ti preoccupi solo per lui, per quel puntino che presto diventerà la maggior responsabilità della tua vita, quel puntino al quale dovrai assicurare amore e una famiglia solida e unita, non come la mia, che mi si era sgretolata davanti agli occhi qualche anno prima.

Decido che non voglio un’altra me. Non sarebbe stato giusto. E il 3 marzo del 2006 è diventato quello scheletro nell’armadio che mi perseguita dopo ancora 12 anni e che so che non andrà mai più via.

E invece vado via io, quell’anno, come una pazza furiosa, contro tutto e tutti sento che devo andare via da quel posto, devo trovare un lavoro che mi travolge, per non pensare, per lavarmi la coscienza, per dimenticare. Lo trovo e mi ci tuffo dentro a capofitto per 12 anni, dimenticando la vita privata, la gioia di essere una ragazza giovane e piena di vita e il fatto di essere lontana 500km da casa. La morte ce l’ho dentro e me la porto dietro senza nenache saperlo.

Fin quando, per un errore sulla tabella di marcia, mi permetto di uscire fuori dalla mia zona di confort e di ritrovare amici di vecchia data. Tra quegli amici, quella sera, incontro il mio compagno attuale.

Quattro anni di amore sincero, puro, semplice e maturo, che ci fa prendere la splendida decisione all’unisono, di avere un figlio dopo soli due anni.

Ma ne sono passati altri due, di tentativi, di pianti, di lotte e depressione, di sensi di colpa, di speranza e dottori che ti dicono che state benissimo, entrambi, che devi solo rilassarti e tutto verrà da se. NON CI PENSARE, dicono. Questa frase non posso più sopportarla.

Dopo quasi due anni di tentativi ho mollato tutto. Controlli, ginecologi, cure ormonali, tutto ciò che mi ha portato ad una depressione pesante, ad attacchi di panico forti e invalidanti, al dubbio che probabilmente è ciò che merito per quello che ho fatto. Che forse il mio treno è già passato, era quello, ma io non ho voluto vederlo. Che forse non tutte siamo nate per essere mamme, che magari non è poi cosi sbagliato non avere figli. Ho tante cose belle, adesso nella mia vita, forse è un’esperienza che non devo fare.

Accettare questa cosa mi sta costando impegno, un’analisi specialistica e un’autoanalisi massacrante. Stare faccia a faccia con se stessi e ammettere la verità non è mai facile.

O forse non è questo il momento. Forse arriverà, quando meno me lo aspetto. O forse non lo so, ma mentre spero, so che non e la fine del mondo. O forse si.

l’amore tanto cercato

Avevo 32 anni, un amore e il desiderio di un figlio. Che non arrivava. Avevo 32 anni, un amore, il desiderio di un figlio e un sacco di domande sul perché io non rimanevo incinta.

Ho cominciato a chiedere, a cercare, a fare esami.

Mi sonl rivolta a un ospedale dove dottori con poco di umano mi hanno risposto “mah…pare che boh…non ci sia nulla di speciale..ma boh…”, e mi hanno imbottita di ormoni un po’  a caso e mi hanno tagliuzzata osservata dilaniata per poi dirmi (cito) ” le tue ovaie sono evidentemente stronz..farti rimanere incinta è come cercare di fare la permanente a chi non ha i capelli”.

Avevo quasi 34 anni, un amore e tante lacrime.

Ho preso i risparmi e sono andata altrove, ho pagato profumatamente per essere trattata bene, per avere un protocollo personalizzato e per essere seguita da capo. Era la mia terza stimolazione. L’ultima, avevo deciso. 6 ovociti buoni. 5 embrioni.

Una icsi, negativa.

Nuova icsi, da due embrioni…nove mesi dopo…avevo 35 anni, un amore adulto e un nuovissimo e roseo amore neonato.

No. Non ho perdonato chi mi trattava da colpevole e mi ha massacrata fisicamente e mentalmente. Non li ho perdonati, anche se penso a loro di rado.  A volte vorrei mandar loro una foto di mio figlio e del suo fratellino arrivato 2 anni dopo senza pma. E dietro la foto scrivere che non ero io ad essere calva, ma loro ad essere incompetenti. e di ricordarsene, di fronte alla prossima donna che si rivolge a loro per un aiuto.

 

Vinceremo noi

“Avrei voluto che queste parole non mi toccassero mai.

Avrei voluto essere come tutte quelle donne che pensano e programmano le loro gravidanze con facilità.

Avrei voluto riconoscere subito l’Endometriosi per affrontare immediatamente il problema.

Avrei voluto che la felicità di quel giorno durasse per 9 mesi e oltre…
avrei voluto che quei forti dolori non fossero parte di quel desiderio mai realizzato.”
Perché quando finalmente realizzi di essere incinta, tutta l’attesa, la rabbia, le difficoltà e le ansie che hai provato negli ultimi anni svaniscono di colpo e in un attimo ti ritrovi con il tuo compagno di vita a fare progetti, a sorridere, a immaginare come sarà la vita con un frugolino tra le mura di casa…
Due giorni di gioia assoluta in cui non fai altro che pensare alla vita dentro di te…due giorni lunghissimi ma intensi che vorresti durassero per sempre…
Poi quelle perdite che non si placano, i controlli, gli esami e la visita…nessuna camera gestazionale in utero, ma… “forse è troppo presto, aspettiamo ancora qualche giorno”.
Il viso del ginecologo che ti ha sempre dato fiducia ad un certo punto sembra essere perplesso; lui che ogni volta cerca di trasmetterti quella forza e quella positività che forse tu, prima di tutti, hai abbandonato.
La felicità è durata pochi giorni e si è interrotta, di colpo, durante una notte piovosa in ospedale, insieme alla gravidanza.
Un ‘operazione d’urgenza per GEU che non ha lasciato nient’altro se non il vuoto dentro e naturalmente la paura che possa succedere di nuovo.
Ogni mese ti ritrovi a sperare e a cercare di captare ogni singolo segnale del tuo corpo per capire se sarà il mese “giusto”, ma poi immancabilmente ecco che arriva il ciclo e si ricomincia tutto daccapo…
“E’ successo una volta , succederà ancora!” dicono tutti…
ma dentro di te non sei più sicura di niente.
L’unica certezza che hai e che ti da forza è l’amore incondizionato verso l’uomo che hai al fianco e che ti accompagna giorno dopo giorno in questo percorso difficile. Ti accompagna, ti supporta e ti sopporta quando i tuoi ormoni sono ingestibili. Ovviamente anche lui è coinvolto, in modo diverso, ma soffre con te, ogni giorno, ogni singolo mese.
… ed ora eccomi qui, all’età di 35 anni, a cercare di vincere questa partita della vita…

Ogni giorno un soffio si speranza

Sposata da due anni ma nessun bimbo mi hanno già detto che solo un miracolo potrà farmi diventare mamma… Ho 36 anni ma già pare molto x madre natura…. Il mio povero marito sarebbe stato un padre perfetto e x colpa mia nn lo sarà mai forse…. La nostra piccola unica speranza è l’ovodonazione ma costa tantissimo I sacrifici di una vita e non ci danno nemmeno la certezza … Mi spiace tanto  xche avrebbe avuto tanto amore

tentativi di felicità

il tempo e il suo scandire, sentirselo portare via dalla malattia e dagli anni che iniziano a far pensare.
quando ho avuto il responso per il carcinoma tiroideo mi sono sentita crollare il mondo addosso e ho  sentito improvvisamente  portarmi via anche il sogno della maternità.
ma mi ha fatto scoprire una forza e determinazione che mi hanno portata a reagire subito. E ho cominciato a far mia la resilienza, volevo essere positiva e piena di energie per dare inizio al mio percorso verso la felicità . Così ho iniziato la pma.
il primo tentativo l ho preso come una prova e le beta negative non mi hanno preoccupata più di tanto.
col secondo ero ancora più cosciente, motivata e propositiva. avevano utilizzato anche lo ‘scratch endometriale’
al 3° giorno dal transfer non mi sentivo benissimo, ma avevo dato la colpa al tsh ballerino. ma i giorni passavano  e mi sentivo sempre peggio,  fino a non poterne davvero più e arrivare al pronto soccorso 2 giorni prima dalle beta.
185!!! l’incredulità, la gioia, il pianto e l’abbraccio con mio marito.
anche se mi avevano  ricoverata per iperstimolazione e culdocentesi, il mio unico pensiero era rivolto a quel piccolo miracolo che mi aveva scelta.
le scrivevo settimanalmente tutti i pensieri su delle carte da lettere, volevo raccontarle di come e cosa ero stata disposta ad affrontare per averla, che ero orgogliosa e fiera della pancia che cresceva, dei suoi movimenti , e la felicità si è triplicata quando ho saputo che era una bimba.
ho passato le 16 settimane più belle della nostra vita, fino a quando ho rotto improvvisamente le acque.
parto abortivo dicevano, ma io ero con il corpo li ma con la mente non so ancora di preciso dove. dicevo solo che non poteva succedere a noi.
l unico momento di lucidità l ho avuto, per fortuna,quando ho deciso di vederla : era così perfetta e bella e piccola che li lì non ho voluto toccarla.
dopo di lei c è stato l abisso: il negamento dell accaduto, la rabbia, la solitudine,l invidia per tutte le altre che nemmeno sapevano come erano rimaste incinte.
fino a che ho capito che dovevo ripartire da me e per me. che sono una mamma anche se la società non ci contempla. che ho provato l amore più completo e incondizionato e l unico modo per far si che venga ricordato e accolto è parlarne.
sono passati quasi 2 anni da Angelica . e  sono ancora per i corridoi della speranza, li chiamo ‘tentativi di felicità’