Il nostro desiderio

Abbiamo iniziato a cercare di avere un figlio 2 anni e mezzo fa. All’inizio eravamo fiduciosi, ma mese dopo mese la nostra fiducia si è affievolita.  Abbiamo fatto controlli, non è emerso niente, forse una leggera pigrizia dei suoi soldatini, ma niente di insormontabile, per questo abbiamo deciso di iniziare con la Fecondazione Assistita di 1 livello, ma 2 tentativi sono stati vani per questo abbiamo preso una pausa dalla “medicina”.

Siamo quasi coetanei e la voglia di avere un figlio è di entrambi molto alta….ogni mese ci speriamo sempre ma non succede mai.. Siamo in procinto di uno spostamento e spero nella nuova città di poter essere seguita e che finalmente  riusciremo a realizzare il nostro desiderio.

La vita in bianco e nero

La nostra storia inizia il giorno di carnevale del 2015, quando aprendo la mail del laboratorio scopro che mio marito ha pochi soldatini e lenti, ed è stato in quel momento che ho capito il vero significato della frase “è stata una doccia fredda” perché ti si gela la testa e ti si bloccano i pensieri e le parole. Non sapevo come comunicarlo a lui perché non era una cosa che si sarebbe mai aspettato come me. Ricordo ancora il suo viso che si fa grigio e cupo, da quel momento non è più cambiato. Rimane difficile l’accettazione che la persona che ami possa essere la stessa che in qualche modo ti nega il realizzarsi di un sogno; è una lotta vera e propria quotidiana per non far andare in pezzi un matrimonio e rinsaldare un rapporto così fortemente provato. Noi possiamo dire di esserci riusciti, riusciamo ancora a ridere e pensare che data la nostra giovane età ce la faremo e che se dobbiamo spendere tutto quello che abbiamo per questo saranno i soldi meglio spesi della nostra vita. Credo di non essere mai stata tanto innamorata di lui come in questi mesi, le difficoltà mi hanno fatto vedere quanto sia forte il nostro legame. Abbiamo intrapreso un percorso di icsi e purtroppo per miei problemi di salute non abbiamo potuto eseguire il transfer da fresco e abbiamo optato per il congelamento embrionale.  Ad oggi ho fatto 3 transfer, 2 falliti, il terzo è in corso d’opera nel senso che ho le beta tra qualche giorno. Da questa esperienza ho capito davvero chi ho intorno, chi ci tiene e chi no, chi ti ascolta quando ripeti sempre le stesse cose, le stesse paure, le stesse sensazioni. Sono circondata da persone fantastiche e comunque vada non avrò rimpianti, abbiamo fatto il possibile, ora basta soltanto cercare quantomeno la serenità anche in una vita che non è come te la sei immaginata, forse la nostra vita sarà senza figli e in bianco e nero, ma sarà lo stesso felice ed appagante trovando altrove pace e accettazione.

Casomai…Fivet

Anche l’11 di febbraio è arrivato e dopo un mese di attesa, finalmente Vesevo ed io verremo ricevuti dal Doc, il mentore in materia di concepimento. Eccoci dopo anni di deludenti aspettative, siamo decisi a fare un passo avanti, ad iniziare il nostro cammino incamminandoci verso quella strada che per anni è stata transennata per lavori e che ora sembra l’unica mia via di salvezza.

Sorrisetto spensierato in faccia, cartelletta con esami precedenti sotto braccio e quell’ansia di trovare un altro stronzo sul nostro cammino, mano per la mano ci siamo accomodati in saletta in attesa di essere chiamati, così come ordinato dall’assistente all’ingresso.

Lo ricordiamo tutti come è andato il precedente approccio alla medicina, la professorona che con quei suoi occhialetti orribili, circa tre anni fa mi aveva guardato dall’alto verso il basso con aria di sufficienza e con voce irritante mi aveva chiesto: “E voi che ci fate qui??”. Ma che razza di domanda mi fai?? secondo te? sai quanto tempo ho passato per decidermi a venire? hai idea delle liste di attesa che ci sono?? Siamo qui per ordinare due pizze che dici?? …. Mmmm come mi prudono ancora le mani. E’ proprio vero che a volte la differenza la fanno la persona giusta al momento giusto. Se solo ci ripenso mi sale ancora la rabbia e se con la mente l’ho sistemata a male parole ogni giorno da quel giorno, la mia emotività di quel momento mi aveva fatto richiudere il guscio e quel maledetto orgoglio che mi caratterizza, mi ha fatto promettere che mai e poi mai avrei avuto bisogno di aiuto.

E intanto il tempo se ne va… anche se al momento non ci fai caso, poi lo senti scorrere, il tichettio inesorabile a scandire che al tuo orologio biologico si stanno scaricando le pile e che purtroppo non tutti abbiamo le duracel. Mercoledì pomeriggio, saletta microscopica ben illuminata e pienamente affollata. clima Caraibi e già mi sento addosso gli sguardi delle altre donne presenti  super attente cominciano a farsi le solite domande, chiedendosi quanti anni avremo, da quanto  tempo ci stiamo provando e cosa decideremo di fare mentre i loro compagni distratti cercano di occupare l’attesa leggendo un giornale, chi al cellulare, oppure al portatile a completare l’ordine di un cliente.

Il via vai di persone in camice, infermiere, pianti di neonati, ostetriche indaffarate non distolgono più di tanto la mia attenzione da quelle parole che ormai da qualche tempo mi ronzano in testa: “CasoMai… Fivet“. Non chiedetemi ora cosa consiste la Fivet, perché non ho ancora le idee chiare e non saprei rispondervi, ma l’alternativa si, so raccontarvela, so perfettamente cosa significhi il vuoto, il buio, il sentirsi inutili, sterili, secchi… in poche parole sbagliati, sapere come ci si sente ogni mese a riprovare l’insuccesso, la pugnalata dei test che ti dimostrano che quel ritardo è solo una beffa per prendersi gioco di te, per farti stare ancora più male. Ora ne sono convinta, ho voglia di afferrare il salvagente e tornare in scialuppa per salvarmi, per salvare quel poco di sogno che in questi anni è andato svanendo. Più nera della mezzanotte non può venire, perciò caso mai, se proprio ci saranno cattive notizie ad attendermi, so per certo che una strada alternativa c’è, è la Fivet, basta solo trovare la persona giusta al momento giusto al quale affidare il mio cuore e quello di Vesevo.

Dunque sono 5 anni che state cercando, mai un concepimento, né un aborto… nulla…” il Doc mi guarda, poi sposta gli occhi sulla cartella clinica, rivede gli esami… “No Doc, niente, ci abbiamo provato e riprovato… inizialmente tenevamo tutto sotto controllo, ciclo, ovulazioni, temperature, ma poi col passare del tempo…” e le parole mi si fermano in gola, si fermano lì. Hanno paura di andare oltre, di farmi sbilanciare troppo, di far la fine dell’ultima volta. Resto sempre una di poche parole alla fine, forse sempre meno.

Lo spermiogramma va bene, caspita ci siamo… anche i suoi esami ormonali a vederli sono a posto… ovviamente sono vecchi e saranno da rifare, per lui invece no, teniamo buono lo spermiogramma dell’altra volta…” Silenzio… e poi riprende ” Possono essere diverse le cause di infertilità di una coppia, le vostre carte mi dicono che avete tutto in regola, ma facciamo una visita, prego si accomodi sul lettino”.

Dai Cioci, stringi i denti, cosa vuoi che sia una visita ginecologica dopo l’intervento alla testa del mese scorso? Spogliati e siediti lì, non fa male, non fa male… non fa male!

Abbiamo due belle ovaie… ohh ma quanti follicoli… endometriosi perfetta…vedi (rivolto verso la sua assistente), ritorna al suo posto correttamente…” decido di riempire il silenzio dicendo “In teoria dovrei ovulare proprio in questi giorni…”. Quanto mai l’ho detto, sento ravanare ancora di più, mannaggia…

Eh sì, l’ovaio sinistro sta per ovulare, ci siamo. Bene. Si rivesta pure.” La visita è andata bene, tutto a posto. Mentre mi riabbottono gli stivali non faccio altro che pensare che ci siamo, che tutto è funzionante, che non sono sbagliata e quando mi risiedo, il Doc mentre riguarda i nostri dati al pc e ogni tanto sposta i suoi occhi su di noi ha già ripreso a parlare.

Su 10 coppie che hanno difficoltà ad avere figli, una è come voi, non ci sono impedimenti reali, tutto funziona correttamente, entrambi siete fertili, ma non arrivano bambini…” Pausa. Silenzio. “Quando c’è un problema si sa dove combattere, come intervenire, quando mi trovo davanti a coppie nella vostra situazione, faccio scegliere a voi il percorso, nel senso che si può procedere con un piccolo aiutino, nel senso che possiamo procedere col monitorare l’ovulazione, prendere un campione di sperma ed andare a spingerli su, con la speranza che uno di loro faccia il suo dovere, quello che in 5 anni ,non è riuscito a fare da solo per i più svariati motivi…” Pausa. “Oppure procedere con la fecondazione in vitro“. Silenzio. Pausa.

Oggi 7 bambini su 10 nascono così, grazie ad uno studio inglese pubblicato nel 2013, viene riportato che se si vogliono ottenere successi sicuri, quindi avere una  gravidanza al termine del protocollo, è necessario percorrere questa strada… Ma questa è una decisione che spetta solo a voi, dovrete parlarne con calma e quando sarete pronti ci possiamo risentire.”

No Doc, cosa ‘risentire’??, io ho già deciso, è tempo di mettere i remi in barca, è tempo di muoversi e senza pensarci due volte, dopo aver guardato Vesevo dico: “Guardi Doc, ne abbiamo già parlato e credo che entrambi la pensiamo allo stesso modo… abbiamo già perso troppo tempo, non vogliamo perderne ancora! Siamo Pronti, cosa dobbiamo fare?”.

Per la prima volta sono uscita da un consulto ginecologico col sorriso in faccia, con la consapevolezza che tutto verrà, che abbiamo possibilità concrete e per tutto il viaggio di rientro, mentre lo sguardo si perdeva sul traffico di macchine che scorreva in tangenziale, la mia mente era già oltre….

La mia vita in attesa… della cicogna!

Eccomi qui, seduta in un angolino del divano ad aspettare l’imminente arrivo del ciclo. L’ennesimo.
Era il 5 Marzo del 2015 quando io e mio marito, per gioco e quasi inconsapevolmente, decidemmo che quel mordi e fuggi prima di recarci a lavoro sarebbe stato il primo tentativo di avere un figlio. Da allora è passato un anno e 9 mesi circa; 21 mesi durante i quali la speranza si è alternata all’ansia del conteggio dei giorni, all’angoscia di non avercela fatta e alla successiva rassegnazione. Ogni maledetto mese.
Certamente all’inizio non era così, quando mi dicevo – ci dicevamo – “Ma sì, ci vuole qualche mese di tentativi, non bisogna preoccuparsi”. E poi si sa come finisce, con te che cominci a far calcoli, acquisti test ovulatori e quasi comprometti un sereno rapporto di coppia. Poi rinsavisci e decidi finalmente che è arrivato il momento di fare dei controlli approfonditi: tutto perfetto, a parte una retroversione dell’utero che mi dicono non essere influente; perfetti anche gli esami di lui. E continui a chiederti cosa c’è che non va, tenendoti dentro tutto il tuo dolore, mentre amici e parenti indiscreti cominciano a fare domande scomode, la cui risposta non capirebbero, nella loro completa ottusaggine di periferia.
Nel frattempo io e mio marito ci siamo trasferiti in una città lontana, io ho abbandonato il mio lavoro per seguire lui che ha ottenuto un trasferimento con importanti benefit. Mi ritrovo nel limbo tra la ricerca di un lavoro e quella di un figlio, consapevole che se trovassi lavoro dovrei rimandare la gravidanza, al contrario dovrei perdere o rinunciare alla ricerca di un lavoro. Abbiamo deciso in ogni caso di mettere altrove le nostre radici, con la decisione di vedere altri medici non appena stabiliti nel nostro nuovo nido. In questa girandola di situazioni ed emozioni diverse, solo una decisione è stata presa per certa da parte di entrambi: non faremo ricorso alla PMA, sia per i costi, sia perché non voglio soffrire ancora tra bombardamenti ormonali e scadenze precise. La vita di chi cerca un figlio da molto tempo è già di per sé abbastanza stressante, meglio non infierire. Probabilmente prenderemo la via dell’adozione; abbiamo molto amore da dare e di sicuro, lì fuori, c’è qualcuno che lo desidera.

VIVA LA VITA

CIAO LA MIA STORIA E’ UNA STORIA A LIETO FINE FATTA DI TANTISSIMI SACRIFICI, TANTA FORZA MENTALE E TANTO AMORE.

UNA STORIA COME TANTE ALTRE:DOPO 8 ANNI DI ATTESA ABBIAMO CONOSCIUTO UN “ANGELO” LA DOTTORESSA ANGELA PALUMBO, IL 02/11/2010, CHE CI HA PROSPETTATO UN’INSEMINAZIONE A TENERIFE, ABBIAMO ACCETTATO E MI SONO SOTTOPOSTA ALLE CURE ORMONALI (NON VI DICO QUANTI ESAMI DIAGNOSTICI PRIMA).

IL 07/12/2010 SIAMO PARTITI PER TENERIFE E SIAMO RIMASTI LI FINO IL 23/12/2011, AVEVO LA TUBA DX CHIUSA ED OVULAVO AIME SOLO DA QUELLA TUBA (ABBIAMO EFFETTUATO I MONITORAGGI FOLLICOLARI PER 18 MESI E NON AVEVO MAI OVULATO DALLA TUBA SX) SIAMO RITORNATI PIENI DI PAURE ED ANZIE DA TENERIFE.

I GIORNI A CASA NEL PERIODO NATALIZIO SONO STATI LUNGHI E NON VEDEVO L’ORA CHE ARRIVASSE IL GIORNO DELLE BETA……IL 06/01/2011 NON RESISTO, IL TEST E’ POSITIVO.

NON ERAVAMO NE’ FELICI NE’ TRISTI, MA TANTO IMPAURITI E POI CI SI E’ MESSA UNA GRAVIDANZA DIFFICILE, MAI UN SORRISO ERO PRIVA DI SENSIBILITA’ MA TUTTO HA CAMBIATO COLORE IL GIORNO DEL PARTO.

IL MIO CUORE DI GHIACCIO SI E’ RIEMPITO D’AMORE NEL VEDERE DILETTA UNA MINUSCOLA CUCCIOLA BELLISSIMA E PERFETTA UN DONO DEL SIGNORE.

HO SCRITTO A DILETTA UN DIARIO PER OGNI GIORNO DALL’INIZIO DELLA NOSTRA AVVENTURA.

DOPO UN ANNO UN’ALTRA INSEMINAZIONE MA NULLA….

DOPO QUALCHE MESE DECIDIAMO DI RIFARE TUTTA LA TRAFILA PER DARCI UN’ULTIMA POSSIBILITA’ E IN UN’ESAME DIAGNOSTICO HO ENTRAMBE LE TUBE LIBERE, UN MIRACOLO, UN ENORME MIRACOLO CHE OGGI SI CHIAMA MATTIA ARRIVATO SENZA AIUTO MEDICO MA SOLO CON L’AIUTO DI DIO, ANCHE PERCHE’ LA MIA SECONDA GRAVIDANZA HA AVUTO PIU’ PROBLEMI DELLA PRIMA IN TUTTI E NOVE MESI.

E’ DURA MA BISOGNA CREDERCI E BISOGNA CREDERCI IM DUE E CON L’AIUTO DI DIO

 

 

Confessioni di una aspirante madre

Tutta colpa della cicogna. Se la cicogna avesse fatto il suo dovere, Emma sarebbe una donna felice. E non un’Aspirante Madre. Invece eccola qui, dalla parte sbagliata dei 35, con una terrazza piena di rose e un amorevole Consorte… Cosa manca? È ovvio, un bambino.
Che, ostinatamente, non arriva. Proprio mentre tutte le amiche, come per epidemia, rimangono incinte, e il mondo sembra essere popolato solo da donne con il pancione.
Così Emma guarda di nascosto le vetrine prémaman, passa ore interminabili nelle sale d’aspetto dei centri fertilità, compila una lista scaramantica di Mamme Tardive Over 40, passa il suo sguardo scanner su tutte le donne che incontra (non sarà incinta, anche lei?) e si prepara per le Missioni Suicide: la visita in ospedale al neonato di turno (e relativa neomamma estasiata).
Ma cosa c’è che non funziona? Qual è il responso di medici, specialisti, oroscopi? Esame dopo esame, capitolo dopo capitolo, Emma scopre il significato di una sigla fino a quel giorno misteriosa, Fivet. E, anzi, quelle cinque lettere che stanno per fecondazione artificiale diventano tutta la sua vita, una Vita in Vitro.
Ed è dura, la vita di un’Aspirante Madre. Anche perché, come spesso accade, le amiche di Emma, pronte ad accompagnarla a un sushi consolatorio nei momenti di grande disperazione, hanno però altri problemi. Olivia, single e stufa di esserlo, ha un bel lavoro ma non un fidanzato: per questo inaugura l’operazione Ricicla il Tuo Ex e si mette a contattare i suoi vecchi amori; ad Anna, neomamma trafelata, manca invece proprio un lavoro… Risultato? Silenzi e segreti.
Eppure, vivere senza amiche è impossibile. Sono indispensabili: per ridere (e sorridere) di qualsiasi cosa. Persino di una provetta.
Così questa è la storia di Emma e delle sue amiche, di una Milano molto, molto domestica (e anche un po’ design), di amori riciclati, stendibiancheria “itineranti” e cappuccini quasi perfetti. E, ops, della cicogna.

Tratto dal libro: “Confessioni di una aspirante madre”, casa editrice Sonzogno

ansia prima del matrimonio

esattamente un mese prima di sposarmi la ginecologa mi diede la brutta notizia……ovaio multi policistico, le sue parole mi gelano ancora il sangue….”signora, quando deciderà di avere un figlio, inizieremo una cura ormonale e speriamo di avere qualche risultato, ma non le assicuro nulla, sarà un percorso lungo e difficoltoso vista la sua situazione….”   Per questo motivo, per una settimana non sono riuscita a parlare con colui che doveva diventare mio marito, stavo male e in testa mi continuavano a risuonare le parole della ginecologa, e fiumi di lacrime scendevano dai miei occhi…… Poi ho accantonato il pensiero a causa di tutti i vari preparativi matrimoniali…… Da subito ho cercato di avere un bimbo, le parole della ginecologa mi tornavano in mente ma cercavo di non farci caso….. il 21 giugno mi sono sposata……il 30 agosto ho fatto il test di gravidanza…….POSITIVO!!!!!!!    Ho mandato al diavolo la ginecologa e le sue parole……….   Ragazze, non abbattetevi, la medicina non sa tutto…..

Nel 2009 ho partorito il mio primo figlio e nel 2011 il secondo……purtroppo nel 2013 ho avuto un aborto….altrimenti sarebbero 3!!!!!!! E per fortuna non potevo averne……..

Un forte abbraccio a tutti quelli che si stanno avventurando in questa bellissima avventura, chiamata vita…..

 

Silvia

 

Il mio ginecologo è nato il 17 marzo

Devo fare due iniezioni sottocutanee al giorno, una la mattina, una la sera. No, la sera sono due: insieme agli ormoni devo iniettarmi un altro farmaco, il soppressore, per evitare ovulazioni intempestive.
Non ho mai fatto un’iniezione prima d’ora.
La mia amica Ella m’ha spiegato come fare, come mischiare polvere e liquido nella fiala, come tirare su con la siringa, spingere lo stantuffo per eliminare l’aria, picchiettare sulla siringa per far salire le ultime bolle d’aria, e ce n’è sempre una o due, microscopiche, che restano lì a farmi morire d’ansia: e se entrano in circolo e mi si blocca la circolazione?
Mi chiudo in bagno, e apparecchio tutto su un asciugamano pulito steso sul pavimento. Fuori la gatta raspa, e si lamenta.
Tolgo il cappuccio all’ago.
Non si toglie.
Spingo, giro, tiro, smadonno, sudo, spingo ancora e… trac, l’ago si rompe.
Ok, avevo previsto qualcosa del genere, ecco perché ho comprato quantità industriali di siringhe da insulina.
Prendo un altro ago, faccio leva sul cappuccio, spingo, giro, tiro, smadonno, sudo, spingo ancora e… trac, l’ago si rompe.
Nel mio dito.
Un fiotto di sangue rosso scuro sgorga e macchia asciugamano, pavimento, mano e braccia… pare la scena d’un crimine!
Riesco a scappucciare il terzo ago, a montarlo sulla siringa, faccio fuoriuscire l’aria e… mi paralizzo.
Ora dovrei infilare l’ago nella pancia. A 45 gradi, secondo le istruzioni.
Sto lì, con la mano che impugna la siringa sollevata, pronta a calare sulla mia pancia, un unico gesto deciso.
Deciso un corno.
Tremo e sudo, e m’agito. Infine con un estremo atto di volontà spingo l’ago nella pelle, e inietto, lentamente. Brucia un po’. Inietto tutto il farmaco. Tolgo l’ago, e un po’ di liquido esce, come una gocciolina, dal minuscolo buco nella mia pancia. Torna dentro! grido alla gocciolina, temendo che il farmaco iniettato sia troppo poco. Mi rassicureranno le ragazze del forum, non occorre essere precisi al millilitro, dopo tutto.
Sono in un bagno di sudore, il pavimento e i sanitari sono tappezzati d’impronte sanguinolente, ma ce l’ho fatta. Mi sento un eroe.

***
Le iniezioni quotidiane diventeranno routine. Mi inietterò i farmaci alternativamente nella pancia, e nelle cosce. Nella cellulite, che fa meno male. Sarei capace, ora, di farmi sottocutanee ad occhi chiusi volteggiando su un trapezio.

Tratto dal libro: “Il mio ginecologo è nato il 17 marzo. Da quindici a zero. Diario di bordo nelle intemperie della fecondazione assistita”, casa editrice Mammeonline – Matilda Editrice

Un’odissea mai cominciata. E sono felice così.

Dopo circa due anni di tentativi secondo Madre Natura, senza successo, il mio compagno mi ha convinta ad andare a fare una visita, per cercare di capire se la medicina poteva aiutarci a capire cosa non andava.

Ho 42 anni adesso, all’epoca ne avevo 40.

La prima cosa che ho fatto è stata andare dal medico di base, per farmi fare la ricetta. Mi dice “Guardi, qui in città c’è proprio un centro di ricerca specializzato in queste cose. Ma lei quanti anni ha?” “Quaranta” rispondo. “E non poteva pensarci prima?” risponde lui. (—)

No, non ci ho pensato prima, perché un uomo con cui valesse la pena fare progetti seri l’ho conosciuto solo adesso, perché prima sono stata impegnata a cercare di stabilizzare la mia sicurezza economica in 10 difficili anni di contratti a progetto, e perché, alla fine, sono affari miei, personali, o no?

Poi mi scrive la ricetta. Dice “Scrivo ‘per infertilità’, ma è così, giusto per capirci, non è che voglio dire….”

E torno a casa già un pò frustrata da quel dottore al quale, durante l’università, non hanno insegnato proprio niente sul rapporto umano col paziente.. ma vabbeh, vado avanti.

Ci rechiamo entrambi alla prima visita in questa clinica affollata da coppie in cerca di speranza.

Entriamo e il dottore ci fa un pò di domande. Quando gli dico che sono circa due anni che proviamo, così senza eccessivo impegno, ma insomma, di risultati proprio non se ne vedono, mi fa tutto il suo spiegone: dovrò fare all’incirca una decina di esami, tra cui alcuni molto invasivi, tipo farmi iniettare nelle tube del liquido in modo da verificare se per caso c’è ostruzione o altri impedimenti meccanici. Però devo stare attenta a non fare questo esame nel periodo successivo all’ovulazione, perché se per caso nel frattempo sono rimasta incinta, l’ovulo fecondato verrebbe spazzato via. Quindi no, non mi devo preoccupare, devo continuare a condurre una vita normale, come se non fosse niente, continuare ad avere rapporti magari anche calcolando i periodi di fertilità, se per caso già lo faccio. Solo che devo far coincidere questa ‘normalità’ con la prenotazione della visita, il tempo delle mie mestruazioni, il calcolo dei giorni fertili, e altre amenità del genere.
Mio marito no, lui deve solo fare un’analisi spermiometrica per vedere la salute della sua armata. Poca roba.

E fine, basta così. Venti minuti – che sono stati venti, non uno di più non uno di meno – e un pacco così di ricette per prenotare visite, di cui NESSUNA passata dal servizio sanitario nazionale. Una pesantissima sensazione umiliante di essere stata trattata come un assembramento di tubicini e parti meccaniche difettose, e la prospettiva di passare i prossimi mesi nella frustrazione più assoluta. Senza contare i circa 600 euro del costo complessivo delle visite grazie alle quali, FORSE, dice il medico, potremo solo CAPIRE  dove stà il problema, e quindi iniziare a TENTARE delle cure.

No grazie.

Ho posato le ricette sul tavolo.

Sono andata a dormire depressa.

E dopo forse una settimana le ho buttate a una a una nel cestino.

Se Madre Natura mi concederà questa gioia sarà grazie a Lei che avrò il dono di un figlio. Se non sarà così la mia vita e la mia identità saranno costruite su altre basi.

Se non sarà così forse Lei avrà le sue ragioni.

Trovo assurdo e profondamente egoistico accanirsi a volere un figlio a tutti i costi.

E trovo la nostra attuale medicina profondamente anti-umana.

 

La mia storia

La mia storia è cominciata un triste 14 febbraio del 2013. Ero felice di aspettare il mio secondo bambino, ero incinta di dodici settimane ed aspettavo ansiosa di fare l’esame della translucenza nucale in ospedale. Attorno a me tante mamme con il pancione, felici con i compagni, ed io li con mio marito, che non vedevo l’ora di vedere il nostro bambino sul monitor. Finalmente arrivò il mio turno, entrai traboccante di gioia e impazienza e mi ritrovai a fissare uno schermo vuoto. Ricordo il gelo nel cuore, la paura, la sensazione di irrealtà di quel momento. La dottoressa e mio marito che mi scuotevano perché improvvisamente ero sbiancata in volto, che mi dicevano, con parole come pugni in pieno volto che non mi dovevo sentire male, che non dovevo reagire cosi!!! Ricordo che non piansi, non dissi una sola parola, ero attonita incredula sotto shock. Non c’era battito, il mio bambino era morto e dovevo fare al più presto il raschiamento perché rischiavo una grave infezione. Aborto interno. Ho pianto per due giorni “interi”, un pianto silenzioso come pioggia fine,  smettendo solo in quei rari momenti in cui riuscivo ad appisolarmi. Il giorno del raschiamento un’infermiera mi disse queste parole “non piangere stellina mi si stringe il cuore a vederti così, vedrai che se lo vuoi cosi tanto Dio te l’ho darà un altro bambino”.

Sono passati quasi quattro anni e, o Dio se la sta prendendo comoda o ha proprio deciso che sono una persona indegna di diventare nuovamente madre. All’inizio abbiamo aspettato un paio di mesi, avevo paura che potesse risuccedere e non riuscivo ad accettarlo: tradita dal mio stesso corpo che non mi aveva dato neppure un’avvisaglia, neppure una perdita, un dolore, nulla. Poi ci abbiamo riprovato. Tutti ci dicevano siete giovani ci riprovate e arriverà … invece ogni mese puntale come una condanna a morte il ciclo. Ed ogni mese pianti, delusione, senso di fallimento….

Abbiamo provato di tutto, pillole per me e per mio marito, controlli, analisi, integratori, fino alla isterosalpingografia ma a cinque mesi da quest’ultima… nulla.

Quest’anno ho compiuto 40 anni e sebbene sappia che molte donne diventano mamme a questa età io ho pochissime speranze di farcela. Avendo tentato di tutto per quasi quattro anni la speranza è come la luce di un cerino. Le strutture sanitarie non aiutano: sono troppo vecchia e me ne fanno quasi una colpa. Avevo 36 anni quando mi è successo ed ho già una bambina di sette anni. Non ho aspettato, non mi sono goduta la vita per poi svegliarmi a 40 anni, come alcuni medici cinicamente mi hanno buttato in faccia.

Nessuno sa cosa non va ma tutti è come se, velatamente, dessero la colpa a me. Io ho un ciclo regolarissimo, potrei dire quasi l’ora esatta in cui mi verranno la prossima volta, mio marito ha un varicocele, ma il problema sono io!!! Tutti i medici e le strutture pubbliche a cui ci siamo rivolti mio marito non lo vedono neppure, si concentrano tutti su di me, analisi su analisi, ma perché??!!! Lui ha fatto gli esami del liquido seminale, non sono eccellenti ma nessuno si prende la briga di fare qualcosa per lui… il problema sono io.

Mi sento sola in questa battaglia contro il destino, mi sento colpevole di aver fatto crescere mia figlia da sola e di non essere capace di avere un altro bimbo. Non so cosa c’è che non va in me, in noi, nessuno ci sa dare una risposta.

E intanto intorno a me pancioni, passeggini, bimbi…

Non ho nessuno con cui parlare, mia mamma e mia sorella mi dicono rassegnati, le mie amiche che prima mi incoraggiavano ora di fronte all’evidenza fanno spallucce e dicono rassegnati, mio marito mi dice di rassegnarmi. Forse hanno ragione loro ma io fino a che ho anche una minima speranza non ce la faccio ad arrendermi al destino, me la merito la mia felicità, mia figlia merita di non dover restare sola e di avere una mamma felice.

Non so descrivere la mia angoscia è come se qualcuno fosse entrato dentro me è mi avesse portato via quanto di più prezioso e sacro avevo.

So di essere comunque fortunata, io una figlia in fondo ce l’ho ed oltretutto è una bambina bellissima che mi riempie ogni giorno di orgoglio e soddisfazioni ma è proprio verso di lei che mi sento maggiormente in colpa: l’ho lasciata sola.

Dentro di me so che forse questo bambino non arriverà mai, ma mi dico “non è finita fino a che non è finita” e continuo a sperare ancora, contro ogni logica.