Finalmente Mamma

Mi chiamo Antonella, ho 33 anni e sono sposata con Simone. 
Vorrei raccontare la mia storia per dare forza e speranza a tutte le coppie che lottano per avere un figlio… con la speranza che presto possano coronare il loro sogno.
Conosciuti  16 anni fa , nel Luglio del 2001, è stato “AMORE” a prima vista seppur sempre in lotta ed ostacolato da molti.
Ad Agosto 2013 ci siamo sposati e la famiglia è sempre stata un obiettivo importante, un sogno da realizzare … infatti i tentativi per avere un figlio iniziano quasi un anno dopo.
All’inizio si prova , si cerca di non pensarci e si aspetta ma i mesi passano e i cicli arrivano puntuali, portando tanta tristezza.
Comincio ad insistere con il medico di base per effettuare qualche controllo ma lui era tranquillo, diceva che per la ricerca medica per il primo figlio si aggira tra i 18 e i 24 mesi.
Ma dopo più di un anno la situazione era davvero pesante e su mia insistenza il medico prescrive un primo controllo a mio marito: uno spermiogramma che si rivelò molto negativo con 0 forme normali.
Il primo passo fu di andare da un andrologo che lo visitò.
Disse che era un problema dato dal varicocele al sinistro e gli diede una terapia di integratori, assicurandoci “una gravidanza naturale”.
In effetti, dopo 3 mesi,lo spermiogramma era notevolmente migliorato, rientrando nella norma.
Quindi l’umore , la felicità e la speranza aumentò e la caccia alla cicogna riprese.
Ma i mesi passavano e la cicogna non arrivava….. ed inizia per noi IL CALVARIO!!.
L’ amara privazione e l’impotenza a generare portava in me : pianti, frustrazione, dolore, rabbia, urla … e crisi matrimoniale.
Al punto che credevo che fosse arrivata la fine del mio matrimonio.
Incolpavo mio marito per il suo “disinteresse ” … Lui non era pronto per questa battaglia che la sorte aveva scelto per noi … e intorno a lui familiari ” remavano contro” e anziché aiutarci buttavano fango su di me che ero “pazza, fissata ed esaurita” per questo il bambino non arrivava.
Dolore, pianti, disperazione .. MA NON MOLLO.
Mi rivolgo al consultorio e cerco sostegno psicologico, perché momentaneamente mio marito aveva lasciato la mia mano e la sua attenzione era focalizzata altrove anziché a lottare per avere un figlio.
La psicologica mi consiglia di dargli tempo per assimilare il suo dolore … (e infatti aveva ragione!!).
Dopo qualche mese , mio marito decide di lottare e continuare il nostro percorso .. e finalmente ritorna il sereno e la felicità (seppur il dolore per questa amara privazione accompagna le nostre giornate).
Sentiamo ulteriori specialisti … cominciarono ulteriori analisi  anche su di me ma niente sembrava giustificare un’infertilità.
Ecografie, isterosalpingografia,altri spermiogramma, listone di esami del sangue,mutazioni genetiche, fattori di coagulazione … ma nulla di determinante ed ad ogni incontro la solita solfa : “Siete giovani, arriverà!!”.
Stanca di false illusioni,incomincio ad indagare e mi scrivo in diversi gruppi che mi cambiano la vita.
Incontro persone meravigliose che presto diventano amiche e scopro di non essere sola e non essere pazza a farmi tante domande su quello che mi sta succedendo.
Stanca di aspettare, e vedendo la mia stabilità mentale non considerata, prenoto la Nostra prima visita presso il Centro di Sterilità di Reggio Emilia .
Purtroppo dalla prima visita al percorso di pma c’è una lunga attesa di più di un anno .. ma decido di proseguire.
Arriva il 31/11/17 e con tutti i referti in mano torniamo per la seconda visita e dagli esami come sempre nulla di determinante ..
 un’infertilità inspiegabile e la triste scoperta che mio marito è “portatore sano di Fibrosi Cistica”.
Quindi ulteriori pianti, ma un dolore “lievemente sollevato perché grazie alla mia pressione e testardaggine avevo già in mano anche il mio esito di 1° livello di F.C. quindi già la probabilità di un figlio malato , era passata da 1 su 4 ad 1 su 400.
In più sul consiglio della genista avevo prenotato il 2°\3°livello…. e per fortuna, a Dicembre, dal referto scopro che in me non c’è alcuna mutazione rara e quindi la possibilità di un bambino malato arrivano 1 su 2000).
Quindi con tutte le analisi in mano fu deciso il mio protocollo terapeutico cioè una Fivet con una stimolazione molto bassa poiché molto magra e in rischio iperstimolo che ha fatto maturare solo 4 follicoli buoni.
Al Pick up del 18/01/17 vengono prelevati e solo 3 riescono a fecondarsi.. e tre giorni dopo il 21/01/17 mi trasferiscono 3 embrioni e uno lo congelano.
Dopo 7/8 giorni dal transfer avevo  tutti i sintomi da ciclo e quindi ero convinta che il ciclo stesse arrivando,quindi le speranze e le sensazioni sul quel tentativo erano molto basse… ed ero quasi sicura che fosse andata male .. invece il mio bambino si è riuscito ad aggrappare e  il 02/02/17 un numero a tre cifre su un foglio di carta bianca segnò la sua presenza… e da quel giorno SONO TORNATA A VIVERE.
La mia vita è iniziata il 2 Febbraio 2017 ed è diventata perfetta e completa il 30 Settembre 2017 con la nascita di Nicolò. 
Combattente meraviglioso mi ha scelta come madre e mi ha insegnato che anche gli esseri umani come me possono fare miracoli. Possono creare qualcosa di così perfetto.
 Noi ce l’abbiamo fatta!!!
Non è stato per nulla facile…Ci sono stati momenti in cui ho temuto…e molto…che il mio turno non sarebbe arrivato mai, che mai avrei provato la gioia di sentirmi chiamare mamma.
Ho stretto i denti tante volte. Mi si sono consumati a forza di stringerli.
Ho vissuto la mia gravidanza con incredula riconoscenza. Quando fai fecondazione assistita ad ogni step che superi il cuore riprende un battito. Parti che quasi non respiri per non disturbare quel miracolo che ti sta avvenendo dentro.
Quando compri il primo vestitino ti pare di sognare. Gli anni in cui eri solo la zia di tutti svaniscono in una lacrima di gioia ….
e per questo ogni giorno ringrazio e prego il Signore che possa presto regalare questo immenso dono a chi lo cerca, a chi lo sogna, a chi lo desidera, a chi sta lottando per averlo… perchè ogni donna che lo desidera davvero ha il diritto di essere madre.

L’amore sarà la nostra forza

Ciao, mi chiamo Simona, ho 45 anni e sono mamma di una meravigliosa bambina grazie all’eterologa.

Abbiamo cercato di avere un bimbo x molti anni con mio marito, ma purtroppo tutto sembrava inutile ed ormai eravamo abituati ad avere sempre 0 come risultato delle beta…

Ogni volta era un dolore enorme e tenerci stretti senza allontanarci spesso iniziava ad essere difficile.

Poi, grazie ad amiche conosciute online, cambiammo medico e cosi scopriamo che la strada più sicura sarebbe stata l’eterologa perché ormai i miei ovuli non funzionavano più.

La notizia ci sconvolse al momento, ma la sera la decisione era presa.

Un anno dopo, dopo più di 6 anni, ero incinta di 5 mesi.

Non abbiamo MAI nascosto il nostro percorso, nostra figlia sente raccontare la nostra storia quasi ogni sera attraverso una favola tutta nostra.

Gli amici sanno, come la famiglia e anche tante coppie che capisco essere in cerca.

L’amore che ci ha portato alla nostra scelta sarà l’arma migliore per far capire che non c’è nulla di cui vergognarsi, che dobbiamo essere fieri del nostro percorso.I nostri figli avranno un mondo migliore grazie a noi se smettiamo di nasconderci.

IL DESTINO HA PIU’ FANTASIA DI NOI…..

Cerchiamo un bambino dal 2008 con una pausa di 3 anni per una malattia di mio marito che ci ha portato per 3 anni a non pensare ovviamente ad una gravidanza perchè non c’erano i presupposti, e perchè io mi sono dovuta occupare di lui in maniera indescrivibile.

Perchè scrivo che il ” destino ha piu’ fantasia di noi’?’ perchè credo che ognuno di noi abbia un proprio disegno ben chiaro che noi non conosciamo, oggi a distanza di quasi 10 anni continuiamo a sentirci dire tutto va bene, nessun problema da parte mia nessun problema da parte sua ma , non succede è un dato di fatto.Dieta, agopuntura, erbe cinesi, giorni fertili. ecc ecc…..senza nessun risultato nemmeno per sbaglio.

Per fortuna all’ eta’ di 38 anni non ho mai vissuto questa” non maternita”’ come un problema anzi,  me ne sono fatta una ragione da subito e nulla ha scalfito il nostro rapporto di coppia, contenta di vedere le bimbe delle mie amiche e sono contenta di sapere che qualcuno è in dolce attesa, per fortuna l’invidia non mi appartiene. Quello che non ti ammazza ti rafforza diceva qualcuno….ed è proprio vero.

Mi chiedo perchè qualcosa di molto semplice insito nella nostra natura sia la semplicità per qualcuno e un sogno per altre donne. E’ la prima volta che scrivo in un forum forse perchè tutto ha sempre un suo tempo.

Che la vita abbia inizio. Di Nuovo.

Ci è voluto tanto tempo prima che riuscissi a far emergere tutto il dolore e il senso di sconfitta per la mancata gravidanza.
Ero abituata a convivere con il senso di inadeguatezza, quella sottile sensazione, costante e un po’ bastarda, che ti fa sentire sempre di non essere all’altezza delle situazioni, di non essere “abbastanza qualcosa”. Ma questa volta era diverso.
Diverso perché siamo cresciuti con l’idea che avere un figlio sia la cosa più naturale e semplice del mondo. Non si tratta di essere capaci o no, bensì di farlo o non farlo. Volerlo o non volerlo. Non eravamo pronti a fronteggiare una terza via: non riuscirci.

Diverso perché non si trattava solo di me, si trattava di noi. E questo cambiava la prospettiva, aggiungendo preoccupazione al dolore. Che cosa sarebbe stato di noi come coppia? Come avremmo reagito? Cosa avremmo fatto? E lui? Quanto stava soffrendo dietro quella maschera di uomo forte, comprensivo, capace di accettare tutto.

Non sapevo se e quando questi pensieri mi avrebbero lasciata.
Non sapevo se e quando il dolore sarebbe finito.
Ma soprattutto, non sapevo come.

Non c’era un manuale delle istruzioni, non c’era un corso da frequentare, non c’era un’esperienza precedente alla quale attingere, e non c’erano parole altrui che potessero indirizzarci. Non c’era niente. C’eravamo noi. Solo noi. Ed è proprio da lì che siamo ripartiti.
Quando il vomito era ormai finito, quando tutte le viscere si erano svuotate dai parassiti che le soffocavano, ci siamo trovati l’una di fronte all’altro e ci siamo detti: “abbiamo ancora Noi. Possiamo ancora essere felici”.

Una scoperta tanto semplice quanto rivelatrice: potevamo ancora scegliere di essere felici, continuando a coltivare noi stessi, continuando a fare progetti. La progettualità di una coppia non deve e non può esaurirsi con la nascita e la crescita di un figlio. Avevamo ancora così tante cose da fare, esplorare, cambiare! E così è arrivata un’altra semplice ma efficace rivelazione: la vita non era finita, era appena iniziata!
Eravamo di nuovo nati come persone e come coppia, perché avevamo compreso che l’unico obbligo che avevamo nei nostri confronti era riprenderci la nostra vita. Guardarla, ammirarla, vederne tutte le sfumature, scoprirne gli anfratti più belli e floridi, smettendo di viverne una che non c’era e che forse non ci sarebbe mai stata. Perché non potremo mai sapere come sarebbe stato se, possiamo solo conoscere ciò che è e fare il possibile per valorizzarlo e apprezzarlo. Ogni santo giorno.

E’ così che siamo usciti dal tunnel dell’infertilità, della sterilità, della perdita, del dolore e della sconfitta. Entrando –  rientrando –  nel flusso della vita, con tutto ciò che ancora ha da offrirci. Bastava essere in grado di vederlo e di andare a prendercelo.

Il dono di un figlio dopo una gravidanza extrauterina

Ciao, mi chiamo Eleonora, ho 26 anni e sono mamma di un meraviglioso bimbo di 13 mesi.

Torniamo un pò indietro nel tempo…precisamente a Luglio 2015, quando, dopo 15 giorni di ritardo, decido di comprare un test di gravidanza che dopo 2 minuti di attesa segna “incinta”. Tutta emozionata, corro dal mio fidanzato a dargli la notizia. Entrambi eravamo al settimo cielo…ma la nostra gioia si è spezzata la sera stessa quando ho cominciato ad accusare forti dolori e sono iniziate delle perdite copiose.

Corriamo in ospedale, ma dopo tante ore di attesa, controllo delle beta ed ecografia, si limitano a dirmi che era in corso un aborto spontaneo. Torno a casa, triste, amareggiata e con forti fortissimi dolori.

Le perdite continuano a riprese per i successivi 1o giorni e decido quindi di non fidarmi del referto dell’ospedale e mi reco da un ginecologo privato, il quale facendomi un’ecografia approfondita, nota del liquido nel Douglas che gli fa sospettare una gravidanza extrauterina.

Mi fa monitorare le beta hcg per 1 settimana ed ha avuto conferma che salivano, seppur di poco, fino ad arrivare a 500.

Decide quindi mi fa ricoverare nell’ospedale in cui è primario del reparto di ostetricia e ginecologia. Mi fanno tutti gli accertamenti del caso e arriva la “sentenza”: gravidanza extrauterina nella tuba sinistra.

La fortuna ha voluto che la gravidanza si fosse interrotta spontaneamente e che fosse di una dimensione piccolissima, il che ha permesso di provare a curarmi prima di operarmi e rimuovere la tuba interessata dalla gravidanza. Mi hanno somministrato una dose di Methotrexate e mi hanno tenuta in osservazione per 1 giorno intero.

La sera dopo torno a casa in dimissioni protette, devo infatti tornare ogni 2 giorni in ospedale per ecografia e analisi delle beta hcg fino a che non fossi stata “pulita”.

Ho ripetuto le analisi per 5 volte e tutto stava procedendo bene, quando una notte mi sveglio con dolori lancinanti…sentivo delle fitte come pugnalate dallo stomaco all’inguine. Corriamo di nuovo in ospedale e, dopo avermi fatto tutti gli accertamenti, scoprono che avevo avuto un versamento di sangue dovuto alla “distruzione” della gravidanza tutto intorno alla tuba. Mi hanno ricoverata e monitorata per 1 settimana prima di valutare se operarmi.

Sono stata fortunata, il versamento di sangue si è riassorbito e le beta si erano annullate. Ero “pulita”. Dico di essere stata fortunata perchè il mio ginecologo è stato bravo abbastanza da provare a salvare la mia tuba e ci è riuscito. Gli sarà per sempre grata.

Quando tutto è finito, io ne sono uscita distrutta. Non fisicamente, ma psicologicamente. La mia paura e il mio incubo più grande era quello di non poter mai avere figli. Ce l’avevo con il mio corpo perchè aveva qualcosa che non andava. Poi, il destino ha voluto che un giorno rincontrassi per caso una mia vecchia amica che nel frattempo si era laureata in Ostetricia. Le ho raccontato la mia storia e lei si è proposta di aiutarmi a superare il mio orribile episodio. Mi continuava a ripetere che purtroppo la natura a volte fa degli scherzi, ma di non rinunciare mai alla speranza perchè prima o poi la vita mi avrebbe potuto fare il dono di diventare mamma. Io avevo paura di provare a rimanere di nuovo incinta, mi terrorizzava l’idea di rivivere quell’incubo, ma la mia amica ostetrica mi è stata vicina anche in questo e mi ha infuso fiducia in me stessa.

Ovviamente ho dovuto aspettare 2 mesi prima di poterci riprovare.

La vita ha deciso di sorridermi di nuovo a Dicembre dello stesso anno…precisamente la notte di capodanno, quando tornata a casa dopo i festeggiamenti ho avuto le prime nausee! Il giorno dopo, il 1 gennaio 2016, io e il mio fidanzato, abbiamo cercato la farmacia di turno e abbiamo comprato il test di gravidanza. Appena tornata a casa, ho subito fatto il test e non ho dovuto neanche aspettare i famosi 2 minuti…ha segnato subito “incinta di 4-5 settimane”. Ero terrorizzata, non sono riuscita neanche a godermi il momento per la paura che mi attanagliava. Ho dovuto aspettare 3 giorni prima di poter fare le analisi per controllare le beta hcg, per via delle festività di mezzo, ma, ritirato il referto, ho scoperto che ero decisamente incinta! I valori erano a 7600!

Il giorno dopo sono andata dal mio ginecologo che mi ha fatto l’ecografia e mi ha fatto vedere per la prima volta quel minuscolo fagiolino che stavolta occupava il posto giusto! Ho realizzato che tutto era vero quando mi ha fatto sentire il suo battito…il suono più bello che le mie orecchie abbiano mai ascoltato!

Mio figlio è nato il 4 settembre 2016 e riempie di gioia la mia vita e la vita del papà da quando è venuto al mondo <3

Spero che la mia esperienza sia d’aiuto a più donne possibile….non smettete mai di sperare e di credere in voi stesse. La vita a volte è drammaticamente brutale ma altre volte dona le gioie più grandi di tutte.

Un abbraccio,

Eleonora

Nel labirinto

Quando più di 5 mesi ho detto “Si, voglio farlo” sapevo che sarebbe cambiato qualcosa ma non sapevo quanto sarei potuta cambiare io. E invece eccomi qui oggi a cercarmi e a temermi persa per sempre.

A volte incrocio i miei occhi in una foto o in uno specchio e li scopro diversi. Non è il colore, non è il trucco, è qualcosa che sta più in fondo, che può vedere e riconoscere solo chi lo condivide.

Ho iniziato da poco, ho fatto aolo un transfer (andato male), ho ancora due speranze che mi attendono eppure troppo è cambiato. Ed io rivorrei il mio sguardo ed i miei occhi, e mi sforzo, e rido, e forse non mi sforzo nemmeno troppo a ridere ed essere ironica e sarcastica come sempre perché fuori voglio essere quella di sempre. Ma poi incrocio i miei occhi e non sono più quella di sempre. E capisco che la PMA non è una terapia come tante, non è un percorso come altri, è piuttosto un percorso nel labirinto dell’anima e bisogna stare attenti a non perdersi.

E voi quando

Eccola la domanda fatidica, quella che ti aspetti ma ti spiazza sempre come  fosse inaspettata, eccola li pronta a pioverti addosso come  una doccia gelata in ogni situazione nella quale ti trovi a volgere uno sguardo tenero a qualche pargoletto di amici o parenti: E voi, quando vi decidete?

“Ma esattamente ‘Vi decidete’ in che senso?” mi viene da rispondere. Vi decidete a fare il vostro dovere verso la società? Vi decidete ad incrementare la demografia del Paese?

Perche’ la gente pensa di aver diritto di fare queste domande? Perché non provano a pensare che non si può entrare così a gamba tesa nell’intimita’ altrui? Perché non provano a vagliare tutte le ipotesi e a capire che non per tutti è una cosa scontata fare figli, che non tutti i figli arrivano facendo capriole sotto le coperte ma che per alcuni figli sono necessarie ben altre capriole? Perché non provano ad immaginare una realtà fatta di speranze e attese disilluse?

Da quando ho iniziato questo percorso ho tante, troppe domande. Da quella mattina di maggio in cui senza troppa convinzione e con tanta confusione ci sono entrata dentro ho capito che queste domande devono trovare risposta altrimenti non ritroverò più me stessa. È un cammino lungo quanto decidiamo noi ma da cui non si può fare marcia  indietro, per cui va trovato un modo diverso di recuperare i pezzi persi per strada. Perché se questo figlio arriverà io devo e voglio dargli il meglio di me ed in questo momento io il meglio non so più dove è finito, ho solo un gran senso di solitudine e se non ci fosse mio marito a tenermi per mano mi sarei già persa.

Andata senza ritorno per due

Io in fondo un po’ l’ho sempre sentito che non sarebbe stato facile, sarà per la mia endometriosi (seppur non realmente aggressiva come quelle forme che tante altre donne si trovano a dover invece fronteggiare), sarà il mio sesto senso molto sviluppato,  sarà che certe cose una donna se le sente o sarà che me la sono un po’ tirata. Ma quando dopo un anno e mezzo di tentativi a vuoto è arrivato il verdetto il mio stupore era indescrivibile. Non ero io, era lui, l’uomo che avevo sempre considerato perfetto e che ora invece dimostrava tutta l’imprevedibile fragilità dell’essere umano. Ero piena di dolore per lui e allo stesso tempo di rabbia, perché non ero io il problema ma questo non cambiava molto, avrei comunque dovuto sottopormi io a quel percorso che avevamo deciso di tentare, avrei dovuto subire io il bombardamento ormonale e tutto il resto. Non me ne capacitavo e riversavo su di lui e sul mondo la mia rabbia e il mio dolore. Perché dovevo essere diversa dalle altre? Perché mai niente poteva essere facile per me? Poi ho capito, e l’ho capito solo durante il cammino delle analisi, delle punture sulla pancia, del pick up, del transfer e delle prime Beta negative. Ho capito che un passo dopo l’altro dovevamo farlo insieme, che da sola non ce l’avrei fatta e che non potevo arrivare in fondo se non mi fossi liberata di tutta quella rabbia. L’ho capito quando abbiamo letto le Beta e voltandomi ho visto il suo viso pieno di lacrime. E’ stato forse quello il momento decisivo in cui ho sentito che le nostre mani dovevano stare intrecciate in questo cammino, per sostenerci l’uno con l’altra, ho capito che non ero la sola ad avere bisogno di supporto, ho capito che il dolore che prova lui è più grande del mio, perché lui sa di essere il motivo principale per cui abbiamo dovuto intraprendere questo viaggio difficile e stancante, e soprattutto ho capito che l’infertilità non è mai di uno soltanto dei due, è un problema di coppia, va affrontata in due. Non so quanto andremo lontano in questo percorso, non so quando ci stancheremo di provare e riprovare; posso solo dire che adesso che ci siamo presi per mano ci accompagneremo l’un l’altro e comunque vada ne usciremo più uniti e consapevoli di prima. Perché questo è un viaggio di sola andata ed una volta iniziato puoi fermarti ma non ritornerai mai indietro, perché ti cambia intimamente e profondamente, ed è un viaggio per due.

E tu quando lo fai un figlio?

Quando aprii gli occhi la notte era ancora presente, dalle tapparelle traspariva un leggero chiarore lunare. Sentii mio marito che russava sonoramente, invidiai la sua capacità di dormire nonostante tutto quello che ci stava accadendo. Mi voltai e fissai il mio sguardo sull’uomo che avevo accanto. Che cosa sarebbe accaduto se il nostro cammino fosse fallito? Per anni avevamo studiato e progettato il futuro senza crearci il minimo problema sulla nostra progenie. Era del tutto scontato avere dei figli, la legge di natura lo impone, perché avremmo dovuto pensare diversamente? Ora volevamo entrambi un figlio che non arrivava. M’invase una strana agitazione, capii solo dopo qualche minuto di cosa si trattasse: avevo paura.

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«Ho avuto qualche difficoltà a… Insomma non ne voleva sapere di mettersi sull’attenti» disse con un filo di voce. «Così dopo aver tentato per dieci minuti pensando a tutte le belle donne che conosco, ho realizzato che forse avrei trovato un aiutino con il materiale messo a disposizione per gli uomini che come me si bloccano.»
“Tutte le belle donne che conosco”.
«Scusami amore, se quel cesso di tua moglie non è stata d’ispirazione.» Ero furiosa, all’improvviso i miei occhi s’infuocarono e, non appena Leo se ne accorse, cambiò espressione: era terrorizzato.
«Ma che cosa dici tesoro mio! Lo sai che tu sei l’unica per me! Provaci tu ad armeggiare con il tuo coso mentre un’infermiera dall’altra parte della porta, attende che tu abbia finito per entrare a prendere i tuoi soldatini. Non ci riuscivo cara, fidati, è stressante.

Tratto dal libro: “E tu quando lo fai un figlio?”, Rizzoli Youfeel.

Proviamoci ancora

Il primo tentativo era fallito, è vero. Ma noi avevamo bisogno e voglia di guardare la parte positiva dell’insuccesso: eravamo arrivati ad un passo dalla vetta, ero rimasta incinta, quindi poteva ancora funzionare. Non eravamo poi così sbagliati.

Sapevamo fin dall’inizio che non avremmo provato all’infinito, che non ci saremmo accaniti né contro noi stessi, né verso la vita e ciò che ci stava togliendo, o proponendo, in quel momento. Non so se si trattasse più di lucidità, o accettazione, o fatalismo o spirito di sopravvivenza. Credo che entrambi avessimo dentro di noi una buona dose di tutti questi fattori.

Ma non potevo e non volevo tirarmi indietro. Qualunque fosse stato il risultato, per noi era importante averci provato fino in fondo, averci dato una possibilità concreta di avere quel figlio tanto desiderato. Avevamo bisogno di non coltivare alcun rimpianto.

Così, affrontai il mio secondo tentativo di procreazione medicalmente assistita. Questa volta il successo fu addirittura maggiore: il numero di embrioni prodotti era superiore a quello della prima volta, avendo così la possibilità di ricorrere alla crioconservazione.

Che brutta parola! Mi ha sempre spaventata e lasciata attonita: potevamo mettere in congelatore gli embrioni per poi utilizzarli in un eventuale tentativo successivo. Un po’ come quando la mamma preparava le verdure per tutta la settimana!

Era perfettamente legale, estremamente sicuro e controllato, e nel caso non fossero stati utilizzati li avremmo potuti donare alla scienza. Ma questo non bastava a rasserenarmi. Una parte di me restava ancorata al sogno romantico di una gravidanza dopo un rapporto di amore, e invece mi trovavo davanti al frigorifero e nelle mani di una biologa.

Dovevo fare un continuo sforzo per modificare questa immagine e trasformarla in un’opportunità. L’ennesima opportunità che il progresso scientifico ci stava offrendo. L’ennesima messa alla prova dei sogni, dei principi e della volontà.

Ma noi di volontà ne avevamo da vendere e siamo andati avanti, accollandoci tutto il resto.

Dopo alcuni giorni dal trasferimento in utero degli embrioni, la mia attesa non era trepidante come la prima volta. Sentivo che non stava succedendo nulla dentro di me. Sapevo che questo non aveva alcun significato, tante gravidanze iniziano senza sintomi specifici o forti. Ma io ero in contatto con me stessa come forse non lo ero mai stata prima. E sapevo già.

Il risultato del test mi diede ragione. Neanche la sofferenza fu la stessa. Iniziavo ad assuefarmi a quel pugno in faccia che arrivava ogni mese da anni. E poi, avevamo pur sempre il congelatore pieno.

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