Ed è solo l’inizio…

Più di due anni fa correvo, come al mio solito, per le strade del mio quartiere, un quartiere nuovo pieno di bambini che giocano al parco e mamme col passeggino, e mi rendo conto che ho dentro un amore immenso da dare; voglio diventare mamma, prendermi cura di una vita, aiutarla a crescere e amarla con tutta me stessa. Lo dico al mio compagno, ci mettiamo un pò prima di essere entrambi convinti fino in fondo e intanto sento che il mio corpo e le mie ovaie lavorano a tutto spiano. Iniziamo a provarci, passano diversi mesi senza che nulla accada. Intanto il mio cervello inizia a lavorare, forse troppo…

Poco dopo ricevo una bellissima proposta di matrimonio così decidiamo di interrompere per qualche mese la ricerca di una gravidanza per dedicarci al progetto del matrimonio. Ci sposiamo l’1/10/16 ma già da agosto/settembre riapriamo le danze, fantasticando sul fatto che avremmo fatto il viaggio di nozze in 3. Purtroppo invece passano ancora mesi e mesi, io per distrarmi e allontanare da me il problema mi butto a capofitto nella corsa, da gennaio 2017 seguo programmi personalizzati, incremento i km settimanali e questo apre una voragine con mio marito che non capisce da che parte io stia andando; tutta questa corsa è controproducente e lontana da una gravidanza. Solo tempo dopo capisco che era solo un modo di scappare, di non affrontare davvero il problema per non immergermi nella sofferenza, quella vera, quella che dice che potrei non diventare mai mamma, il mio desiderio più grande. Continuo così fino all’estate 2017 decisa a tornare poi da una ginecologa per aiutarci a capire dov’è il problema. Ad ottobre la visita conferma le mie ovaie micropolicistiche, nonostante i cicli sembrino essere più o meno regolari (ma qualcosa nel mio corpo è cambiato, è come se si fosse bloccato, non sento più le ovaie lavorare durante l’ovulazione, non vedo più i chiari segni del muco fertile), e mi viene prescritto integratore di inositolo. Altri mesi e non succede niente, a gennaio nuovo appuntamento, mi viene detto che ho ovulato, e veniamo indirizzati c/o il centro della natalità dell’ospedale SF.

Inizia così il nostro percorso di PMA dopo più di un anno e mezzo di ricerca senza risultati (dopo essere stata operata di appendicite…non facciamoci mancare niente!). Tube pervie, spermiogramma del marito ok, utero a posto, esami nella norma; si decide quindi per 4 cicli di IUI per poi eventualmente passare al secondo livello. Il primo mese di stimolazione prosegue, sembro non rispondere ma poi le cose cambiano in fretta, l’ovaio destro da segni di vita e procediamo con la prima inseminazione. Siamo carichi di aspettative, la mia mente vaga tra belli e brutti pensieri, tra la convizione che basti un piccolo aiuto per rimanere incinta e la paura grande del futuro che non vada bene. In realtà sono bloccata, ho paura di tutto, mi freezo (che è poi il mio modo di affrontare i periodi in cui vado in pappa)…ieri faccio le prime beta, alle 14:00 arriva la telefonata che non porta buone notizie. Piango, mi sento svuotata e per la prima volta realizzo davvero che potrei e potremmo ritrovarci a vivere per sempre una vita così, a 2. Vedo l’immagine di me in spiaggia che conduco un bimbetto o una bimbetta verso il mare e realizzo che questo sogno potrebbe non avverarsi mai; una tristezza di sottofondo mi pervade. Torno a casa, piango con mio marito e poi usciamo a correre insieme come non facevo dal giorno della iui.

Oggi quella tristezza di fondo resta, attendo il ciclo per iniziare col secondo tentativo e mi rendo conto che è solo l’inizio…

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