Un bimbo che per cento lune è stato solo un’idea

La storia tutta, intesa come avevo concepito di raccontarla, non la posso donare poiché è un romanzo edito. Posso donarvi comunque – in una sorta di metanarrazione – la storia della storia.

Mio figlio è stato solo un’idea per cento lune. Che, se fate i conti, fanno quasi otto anni. Otto anni come tante li hanno conosciuti, fatti di cortometraggi immaginari, odore di disinfettante, un’infertilità a cui non hanno mai saputo trovare un aggettivo, sale d’aspetto dall’aria viziata, vene pregiudicate, un aborto devastante, beta che erano sempre zerovirgola, scelte che arginavano il fato, corsi alle asl, corsi agli enti. E lacrime cacciate indietro, espressione celata delle stimmate del corpo e dell’anima. E poi è arrivata quell’estate. Quella di un paio di anni fa era rovente quanto quella di quest’anno. Ed eravamo sereni, finalmente. La disponibilità all’adozione era stata spedita da poco, e anche le parole che non avevo detto in tutti quegli anni, e che avevo messo su carta, erano state spedite a qualche editore selezionato. All’inizio del mese di agosto mi aveva contattato il direttore di Autodafé Edizioni di Milano, facendomi una proposta allettante per il mio “Cento Lune”, romanzo dal titolo provvisorio che è diventato definitivo. Dieci giorni dopo ho perso il mio gatto. A Ferragosto il ciclo che aspettavo non arrivava. Pensavo fosse il dolore per la scomparsa del gatto.

E invece era Fabio.

Era quella possibilità che non avevo considerato nemmeno remota, prima di quel ritardo di dieci giorni, tanto apprezzabile da diventare convincente, accompagnato com’era da un imbarazzo di stomaco. Il gatto era tornato, e il cinico bastonico che non aveva mai due linee, come realtà e finzione avevano spesso dimostrato, aveva due linee nette. Indiscutibili. Quel giorno di fine estate è stato l’inizio di una storia in tre. Da quel giorno, mi è parso di seguire un fato non dettato dalla volontà ma da qualche meccanismo onirico che mi lasciava fuori dal processo decisionale. Mi sembrava di sognare, sì, ma non mi sono mai sentita la salvata tra i sommersi. Mi sono sempre sentita Persona e Donna completa. Persona e Donna completa anche grazie al mio ventre che per tanto tempo è rimasto vuoto.

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