Reazioni

Quando si riceve e si prende coscienza di avere un problema di fertilità, le reazioni vostre, del partner e di chi vi sta vicino, come familiari e amici, possono essere diverse, soprattutto da come ve le aspettate.

Certo è che l’infertilità causa sofferenza e stress. Per molti è uno degli eventi più stressanti della vita, più o quasi come un divorzio o un lutto, e può attivare una crisi personale e di coppia particolarmente difficile. Un dolore che potrà farvi tirare fuori sentimenti complessi e profondi, anche dal passato, ridiscutere il vostro percorso di coppia considerando ipotesi prima per voi impensabili, ad esempio una fecondazione eterologa o un’adozione. È una situazione in cui vi sembra tutto capovolto, dove dovete trovare dei nuovi punti di riferimento quotidiani per poter andare avanti. Soprattutto per le donne, niente sembra più come prima, tutto il mondo ruota intorno a questo vuoto, profondo e pesantissimo. Anche perché, come spesso capita, vi troverete circondati da tutto il vostro giro di amici e colleghi che si trovano proprio nel momento in cui sfornano figli, e tanti (parenti com- presi) vi chiederanno: “E tu un figlio quando lo fai?”

Posto che potete scegliere di rispondere o meno, dire o non dire ciò che vi sta succedendo, sappiate che e assolutamente normale se la vostra prima reazione e quella della perdita di fiducia, non solo in voi stessi e nel vostro corpo che non “risponde come dovrebbe”, ma anche quella fiducia, primaria e infantile che fa con- fidare nell’esistenza di un ordine naturale universale, a cui tutti apparteniamo. Siamo nati per procreare e riprodurci, come tutti gli altri esseri viventi, e invece il nostro corpo delude. Ci si sente “meno donne” o “uomini”. Come se tutto il vostro valore fosse ormai riposto in questa incapacità, nell’avere pochi ovuli o spermatozoi danneggiati. Un corpo infertile è un corpo che incrina l’identità di genere, soprattutto femminile.

Una delle prime “vittime” di questa nuova realtà sarà la vostra vita sessuale. Durante ogni rapporto vi chiederete se lo state facendo nel modo corretto, nel momento giusto, se questa volta sarà quella in cui fate centro, perdendo tutto il piacere e la gioia dell’intimità con il vostro partner. Il pensiero costante dell’infertilita può farvi sentire come se il vostro medico fosse sempre presente in mezzo a voi, anche tra le lenzuola. Fare l’amore potrà diventare un atto sterile e privo di ogni altro significato che non sia quello meramente riproduttivo. Potrà capitarvi di leggere su qualche rivista la testimonianza della vip o personaggio famoso di turno che con grande scioltezza racconterà come e riuscito a ravvivare ogni incontro sotto le lenzuola col suo compagno o compagna, riuscendo a non perdere la gioia e l’intesa sessuale.

Una grande bugia. Almeno all’inizio. Col tempo riuscirete a dominare meglio questo pensiero, ma è inutile nascondere che rimane, sempre e comunque, un tarlo piantato nel vostro cervello. Sentirsi in colpa per l’infertilita spesso è quasi inevitabile. Si cerca di trovare una causa, un momento o un nome alla colpa, analizzando le precedenti scelte, gli incontri sessuali del passato, l’incuria verso il proprio corpo, l’aver aspettato troppo tempo nel fare figli. Dubbi e risentimenti verso voi stessi e l’altro possono mettere a dura prova il rapporto con il coniuge.

Un altro problema che vi porrete sarà se comunicare ad amici e parenti ciò che vi sta succedendo, “formalizzando”, in un certo modo, il vostro status di infertile, e quindi mostrando un vostro lato debole e fragile, rovinando l’immagine che siete convinti di offrire all’esterno. Vi potrà capitare di vivere su due piani diversi, uno, quello “ufficiale” dominato dal “segreto”, in cui la vostra vita all’esterno continua apparentemente come prima, lavorando, uscendo, frequentando persone; l’altro, quello “privato”, occupato da questo macigno, dove tutto e sospeso e difficile, vi trovate faccia a faccia con un vuoto che spesso arriva ad invadere tutti i vostri pensieri, trasformandosi in un’ossessione, e facendovi vivere in una sorta di apnea. Ciò potrà spingervi a rimandare o prendere decisioni importanti tutte in funzione di una vostra futura eventuale gravidanza. Una cosa su cui  però avete ben poco potere di controllo. Il che mina la fiducia nella vostra capacità di incidere con le scelte sulla realtà a causa del vostro corpo che non risponde come dovrebbe ed è in “mano ad altri”. Una mano che è quella del medico, che diventa un po’ il vostro “salvatore” e con cui può crearsi un rapporto di dipendenza, anche psicologica.

Estratto di “Il bambino possibile. Guida alla fecondazione assistita”, Adele Lapertosa, Il Pensiero Scientifico Editore.

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