La mia storia

La mia storia è cominciata un triste 14 febbraio del 2013. Ero felice di aspettare il mio secondo bambino, ero incinta di dodici settimane ed aspettavo ansiosa di fare l’esame della translucenza nucale in ospedale. Attorno a me tante mamme con il pancione, felici con i compagni, ed io li con mio marito, che non vedevo l’ora di vedere il nostro bambino sul monitor. Finalmente arrivò il mio turno, entrai traboccante di gioia e impazienza e mi ritrovai a fissare uno schermo vuoto. Ricordo il gelo nel cuore, la paura, la sensazione di irrealtà di quel momento. La dottoressa e mio marito che mi scuotevano perché improvvisamente ero sbiancata in volto, che mi dicevano, con parole come pugni in pieno volto che non mi dovevo sentire male, che non dovevo reagire cosi!!! Ricordo che non piansi, non dissi una sola parola, ero attonita incredula sotto shock. Non c’era battito, il mio bambino era morto e dovevo fare al più presto il raschiamento perché rischiavo una grave infezione. Aborto interno. Ho pianto per due giorni “interi”, un pianto silenzioso come pioggia fine,  smettendo solo in quei rari momenti in cui riuscivo ad appisolarmi. Il giorno del raschiamento un’infermiera mi disse queste parole “non piangere stellina mi si stringe il cuore a vederti così, vedrai che se lo vuoi cosi tanto Dio te l’ho darà un altro bambino”.

Sono passati quasi quattro anni e, o Dio se la sta prendendo comoda o ha proprio deciso che sono una persona indegna di diventare nuovamente madre. All’inizio abbiamo aspettato un paio di mesi, avevo paura che potesse risuccedere e non riuscivo ad accettarlo: tradita dal mio stesso corpo che non mi aveva dato neppure un’avvisaglia, neppure una perdita, un dolore, nulla. Poi ci abbiamo riprovato. Tutti ci dicevano siete giovani ci riprovate e arriverà … invece ogni mese puntale come una condanna a morte il ciclo. Ed ogni mese pianti, delusione, senso di fallimento….

Abbiamo provato di tutto, pillole per me e per mio marito, controlli, analisi, integratori, fino alla isterosalpingografia ma a cinque mesi da quest’ultima… nulla.

Quest’anno ho compiuto 40 anni e sebbene sappia che molte donne diventano mamme a questa età io ho pochissime speranze di farcela. Avendo tentato di tutto per quasi quattro anni la speranza è come la luce di un cerino. Le strutture sanitarie non aiutano: sono troppo vecchia e me ne fanno quasi una colpa. Avevo 36 anni quando mi è successo ed ho già una bambina di sette anni. Non ho aspettato, non mi sono goduta la vita per poi svegliarmi a 40 anni, come alcuni medici cinicamente mi hanno buttato in faccia.

Nessuno sa cosa non va ma tutti è come se, velatamente, dessero la colpa a me. Io ho un ciclo regolarissimo, potrei dire quasi l’ora esatta in cui mi verranno la prossima volta, mio marito ha un varicocele, ma il problema sono io!!! Tutti i medici e le strutture pubbliche a cui ci siamo rivolti mio marito non lo vedono neppure, si concentrano tutti su di me, analisi su analisi, ma perché??!!! Lui ha fatto gli esami del liquido seminale, non sono eccellenti ma nessuno si prende la briga di fare qualcosa per lui… il problema sono io.

Mi sento sola in questa battaglia contro il destino, mi sento colpevole di aver fatto crescere mia figlia da sola e di non essere capace di avere un altro bimbo. Non so cosa c’è che non va in me, in noi, nessuno ci sa dare una risposta.

E intanto intorno a me pancioni, passeggini, bimbi…

Non ho nessuno con cui parlare, mia mamma e mia sorella mi dicono rassegnati, le mie amiche che prima mi incoraggiavano ora di fronte all’evidenza fanno spallucce e dicono rassegnati, mio marito mi dice di rassegnarmi. Forse hanno ragione loro ma io fino a che ho anche una minima speranza non ce la faccio ad arrendermi al destino, me la merito la mia felicità, mia figlia merita di non dover restare sola e di avere una mamma felice.

Non so descrivere la mia angoscia è come se qualcuno fosse entrato dentro me è mi avesse portato via quanto di più prezioso e sacro avevo.

So di essere comunque fortunata, io una figlia in fondo ce l’ho ed oltretutto è una bambina bellissima che mi riempie ogni giorno di orgoglio e soddisfazioni ma è proprio verso di lei che mi sento maggiormente in colpa: l’ho lasciata sola.

Dentro di me so che forse questo bambino non arriverà mai, ma mi dico “non è finita fino a che non è finita” e continuo a sperare ancora, contro ogni logica.

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