Il ventunesimo giorno

Sono nella stanza rossa

salotto elegante

del pensiero moderno

Nato nel bianco io

nudo di sapore materno

guardo la bella gente che passa

evito il povero mendicante

claudicante nel buio

solitario tra la massa

Aspetto da cento anni

di sapere chi sei

di vedere il viso che hai

di strappare ai tuoi sedici anni

le lacrime che asciugai

L’assenza

La presenza

L’abbandono

Lo sterile perdono

Quel ventunesimo giorno

senza più ritorno

 

A Corrado

 

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